• Redazione

Messa della vigilia. Natale in compagnia di S. Giuseppe: omelia di mons. Perego

Concattedrale di Comacchio, 24 dicembre 2020


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, il Natale di quest’anno cade in un tempo di pandemia, che limita affetti, incontri. Anche il nostro bacio al Bambino Gesù quest’anno è a distanza, ma questo non ci impedisce di sentirlo presente, vicino, tra noi, figlio e fratello, Salvatore di tutti gli uomini.

La pagina del profeta Isaia ci ricorda non solo la gioia che il Signore viene a portare in ciascuno di noi, ma come noi, la nostra terra è considerata dal Signore “mia gioia”. Al tempo stesso la gioia del Natale è simile all’amore di un fidanzato e di una fidanzata: l’Incarnazione genera la gioia di una relazione nuova tra Dio e l’uomo, che fa del Natale l’inizio della Redenzione, come leggiamo in un’antifona bizantina: “Venite, esultiamo nel Signore. Il muro di separazione è abbattuto… Ed io partecipo alle delizie del Paradiso da dove mi aveva cacciato la disobbedienza”. Natale è il ritorno alla vita che chiede relazioni nuove, fraterne, riempiti della grazia di Dio, per abbattere “le ombre di un mondo chiuso” – come scrive papa Francesco nel primo capitolo dell’enciclica Fratelli tutti. “Siamo più soli che mai in questo mondo massificato - scrive papa Francesco - che privilegia gli interessi individuali e indebolisce la dimensione comunitaria dell’esistenza” (F.T. 12). Il Natale rompe l’individualismo, apre agli altri, costruisce gesti di prossimità come segni della presenza di Dio che abita tra noi e rinnova il cammino della storia.

Il Natale ci fa “rialzare”, per usare il verbo dell’apostolo Paolo nel suo discorso nella sinagoga di Antiochia ricordato dagli Atti degli Apostoli. Per rimetterci in cammino, come i pastori e i magi, perché il Signore aspetta di incontrarci per rinnovare la nostra vita. Anche dopo questa pandemia che ci ha messo in ginocchio avremo bisogno di rialzarci, ma diversi: più capaci di distinguere ciò che è bene e ciò che è male, ciò che conta e ciò che non vale, le persone importanti nel costruire una vita più umana e fraterna. Non possiamo sprecare questa pandemia e ritornare a vivere come nulla fosse capitato: dimenticando i morti, le limitazioni, la debolezza del sistema sanitario e scolastico, le nuove povertà, il limite di uno stile di vita solo consumistico.

La pagina evangelica ci ricorda che il Bambino che nasce è “il Dio con noi”. Dio entra nella nostra storia fatta di volti e storie diverse che la Genealogia ci ha ricordato. La Genealogia indica come il Figlio di Dio veramente s’incarna, abita e vive tra noi e con noi. Giuseppe è il testimone e il custode di questa nascita. Come ricorda Papa Francesco nella lettera dedicata a lui, S. Giuseppe è Padre nella tenerezza, è Padre nell’obbedienza, è Padre nell’accoglienza, è Padre del coraggio creativo, è padre lavoratore, è Padre nell’ombra. Tenerezza, obbedienza, accoglienza, coraggio, lavoro e umiltà sono le caratteristiche per incontrare a Natale il Signore che viene e per testimoniarlo nella quotidianità.

Cari fratelli e sorelle, viviamo il Natale con gli stessi sentimenti di S. Giuseppe, così da sentire la presenza del Signore nella nostra vita. Il Bambino che nasce e a cui indirizziamo il nostro bacio in questo Natale ci accompagni in questi tempi non facili per le nostre famiglie e il nostro Paese, perché la nostra fede in Lui, Figlio di Dio, generi gesti di carità e ravvivi la nostra speranza. Buon Natale. Auguri a tutti: alle famiglie, agli insegnanti, agli operatori sanitari, alle autorità, ai sacerdoti e ai religiosi e alle religiose, ai piccoli e ai grandi. Il Bambino, il Figlio di Dio che viene tra noi porti la gioia e la pace.


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