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Messa della notte. La grande gioia del Natale ci avvolge e ci rialza: omelia di mons. Perego

Basilica di San Francesco, Ferrara, 24 dicembre 2020


S. E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, stanotte cantiamo insieme “oggi è nato per noi il Salvatore”. “Consigliere, mirabile”, “Dio potente”, “Padre per sempre”, “Principe della pace”, Dio abita la nostra casa, la nostra terra. Figlio e fratello, Dio accompagna ogni popolo in cammino. Nel buio della notte – come ci ha ricordato la pagina del profeta Isaia – ritroviamo la luce: che orienta, che guida, che porta la gioia. Insieme alla gioia di grande dono della presenza di Dio nel nostro cammino, il Natale è anche la gioia di un “mirabile scambio”, come scrive S. Agostino: “Dio si è fatto uomo perché l’uomo diventasse Dio”. Il Figlio di Dio che viene tra noi ci rende figli di Dio, fratelli. “La gioia del Natale – ha scritto il Vescovo Agresti in un suo testo intitolato ‘Teologia della gioia’ – scaturisce anche dal contemplarvi l’inizio del nostro stupendo destino di redenti, e con l’inizio della redenzione, il nostro ritorno al Paradiso” (G. Agresti, teologia della gioia, Roma, Città nuova, 1966, p. 44).

A Natale appare “la grazia di Dio”, che “porta la salvezza a tutti gli uomini”. La grazia che il Signore porta stanotte ci rende capaci di “vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia, con pietà”, ci ricorda oggi l’apostolo Paolo. Il Natale deve cambiare il nostro stile di vita, a partire dalla fede in Dio che “ha dato se stesso per noi”. “Le persone possono sviluppare alcuni atteggiamenti che presentano come valori morali: fortezza, sobrietà, laboriosità e altre virtù. – ci ricorda Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti. Ma per orientare adeguatamente gli atti delle varie virtù morali, bisogna considerare anche in quale misura essi realizzino un dinamismo di apertura e di unione verso altre persone. Tale dinamismo è la carità che Dio infonde. Altrimenti, avremo forse solo un’apparenza di virtù, e queste saranno incapaci di costruire la vita in comune” (F.T. 91). Il Natale ci fa scoprire la carità di Dio che non solo dona, ma si dona. In questo tempo di pandemia che viviamo abbiamo scoperto come la carità rigenera, vince la paura, crea prossimità anche dove è difficile, dona speranza. La carità è la grazia del Natale. “La vera carità – scrive papa Francesco - è capace di includere tutto questo nella sua dedizione, e se deve esprimersi nell’incontro da persona a persona, è anche in grado di giungere a un fratello e a una sorella

lontani e persino ignorati, attraverso le varie risorse che le istituzioni di una società organizzata, libera e creativa sono capaci di generare… L’amore al prossimo è realista e non disperde niente che sia necessario per una trasformazione della storia orientata a beneficio degli ultimi” (F.T. 165).

La pagina del Vangelo di Luca ci aiuta a vivere storicamente il Natale: in una terra, tra Nazareth e Betlemme, in un tempo, con Giuseppe e Maria. La nascita di Gesù, il figlio primogenito, è annunciata anche a noi come ai pastori in questa notte: “E’ nato per voi un Salvatore, è Cristo Signore”. La “grande gioia “entra nel mondo attraverso un piccolo, un bambino” – ricordava don primo Mazzolari. La “grande gioia” di questa nascita avvolge anche noi oggi, in questo tempo di pandemia che ha seminato morte e dolore, paura e incertezza. Il Natale quest’anno è un segno di speranza. La vita di ogni giorno con la presenza del Signore che ama gli uomini ritrova la luce, indica la strada da percorrere. Buon Natale, cari fratelli e sorelle. La gioia, la pace, la luce del Natale riempia i vostri cuori e alimenti la speranza. Buon Natale a tutti: alle famiglie, ai giovani e agli adulti, agli anziani e ai bambini. Buon Natale ai malati nei nostri Ospedali e agli uomini e donne nelle case di cura, a chi è solo o costretto alla solitudine. Buon Natale ai presbiteri e alle loro parrocchie, ai diaconi e ai consacrati. Il Signore che nasce sia la nostra speranza. Auguri.

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