• Redazione

Messa della notte. Il Natale ci metta in cammino

Comacchio-Ferrara, 24 dicembre 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


“Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce”. Le parole di Isaia da una parte dipingono una situazione di buio, di incertezza, ma dall’altra ci regalano la luce, la speranza. Cari fratelli e sorelle, in questa notte di Natale siamo arrivati davanti all’altare, al Bambino Gesù, con il buio e l’incertezza attorno a noi per la situazione sanitaria, economica e sociale di tante persone e famiglie, per essere assicurati dalla luce, dalla speranza del Natale. “Il popolo che camminava”: il Natale non lo si vive chiusi nelle proprie case, nei propri palazzi come Erode, nelle proprie sicurezze, ma solo mettendosi in cammino, come Maria e Giuseppe, che nel cammino – come ci ha ricordato la pagina evangelica – vedono per primi la nascita del figlio, il Figlio di Dio; i pastori e i Magi, che mettendosi in cammino si ritrovano a scoprire che il Messia, il Salvatore, l’Emanuele è nato. Papa Francesco ha voluto che anche le nostre Chiese si mettessero in cammino, guidati solo da una domanda: “Una Chiesa sinodale, annunciando il Vangelo, “cammina insieme”: come questo “camminare insieme” si realizza oggi nella vostra Chiesa particolare? Quali passi lo Spirito ci invita a compiere per crescere nel nostro “camminare insieme”?”.

La luce del Natale non solo ci abitua a metterci in cammino, ma ci aiuta anche a rispondere a questa domanda fondamentale, nel confronto libero e partecipato. “Questo itinerario, che si inserisce nel solco dell’«aggiornamento» della Chiesa proposto dal concilio Vaticano II, è un dono e un compito: camminando insieme, e insieme riflettendo sul percorso compiuto, la Chiesa potrà imparare da ciò che andrà sperimentando quali processi possono aiutarla a vivere la comunione, a realizzare la partecipazione, ad aprirsi alla missione. Il nostro «camminare insieme», infatti, è ciò che più attua e manifesta la natura della Chiesa come Popolo di Dio pellegrino e missionario”, si legge nel documento che prepara il Sinodo dei Vescovi.

Con la luce del Natale siamo chiamati a «scrutare i segni dei tempi ed interpretarli alla luce del Vangelo» (GS, n. 4): a leggere la pandemia, con le sue sofferenze e i suoi gesti di dono, di prossimità, di ricerca; a leggere le nuove povertà che sono più vicine di quanto pensiamo; a leggere l’uso del tempo, talora senza spazi di relazione, ma solo di occupazione, che non ci aiutano a guardare in alto, a vedere la stella del nostro cammino; a leggere la mobilità delle persone come occasioni di incontro, di crescita.

La luce del Natale ci regala anche “la capacità di immaginare un futuro diverso per la Chiesa e per le sue istituzioni all’altezza della missione ricevuta” e che “dipende in larga parte dalla scelta di avviare processi di ascolto, dialogo e discernimento comunitario, a cui tutti e ciascuno possano partecipare e contribuire. Al tempo stesso, la scelta di “camminare insieme” è un segno profetico per una famiglia umana che ha bisogno di un progetto condiviso, in grado di perseguire il bene di tutti. Una Chiesa capace di comunione e di fraternità, di partecipazione e di sussidiarietà, nella fedeltà a ciò che annuncia, potrà mettersi a fianco dei poveri e degli ultimi e prestare loro la propria voce. Per “camminare insieme” è necessario che ci lasciamo educare dallo Spirito”, come Maria, la donna protagonista del Natale, di questa nascita del Figlio di Dio che ci porta a leggere e a vivere questo cambiamento d’epoca – per usare le parole della lettera a Tito – “con sobrietà, con giustizia, con pietà”.

La luce del Natale ci fa scoprire anche che una Chiesa sinodale è una Chiesa “in uscita”, una Chiesa missionaria, “con le porte aperte” (EG, 46). Questo contiene la chiamata ad approfondire le relazioni con le altre Chiese e comunità cristiane, con cui siamo uniti dall’unico Battesimo. La prospettiva del “camminare insieme”, poi, è ancora più ampia, e abbraccia l’intera umanità, di cui condividiamo «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce» (GS, n. 1).

Il Natale, cari fratelli e sorelle, ci regali questa luce che ci aiuti a metterci in cammino, generi prossimità. Il Bambino di Betlemme, al centro del presepe nelle nostre chiese e nelle nostre case, che ho visto realizzato in diversi luoghi come il carcere, l’Ospedale, le case di riposo, la Casa della patria e in tante piazze, ci aiuti nella sua fragilità a scoprire come nella scelta del rendersi piccoli, in ascolto, in ricerca – come Maria, i pastori e i Magi – possiamo vivere profondamente la grazia del Natale. Auguri. Buon Natale.

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