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Messa della notte di Natale, un Natale ricco di incontri: omelia di mons. Perego 

Ferrara, 24 dicembre 2019

S.E. Mons. Gian Carlo Perego Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, Buon Natale. Come può essere “buono”, “bello” questa notte e questo giorno di Natale? La bontà e la bellezza di questa notte e di questo giorno nascono dalla qualità del nostro incontro con il Signore. Lo ricorda anzitutto la pagina del profeta Isaia: “un popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce”. Nell’incertezza, nelle delusioni, nelle preoccupazioni che segnano il nostro cammino quotidiano il Signore si rende presente, illumina, moltiplica la gioia. La sua presenza non è nella forza, nella prepotenza, nella ricchezza, ma in un bambino, in un figlio, nella vita: “un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio”. Non è forse vero che il male più grande oggi nella nostra città è la denatalità? Vengono meno i bambini, vengono meno i figli: viene meno la vita. Il Natale ci ricorda che la vita di Dio si presenta nella vita di un bambino, di un Figlio. Il racconto del censimento che abbiamo ascoltato dall’evangelista Luca, ci ricorda il legame di Maria e Giuseppe alla loro città, il senso della cittadinanza. E nella loro città, Betlemme, avviene la nascita del Salvatore. Senza città e cittadinanza c’è il rischio di essere invisibili, nessuno, di non avere una terra, di non amare una terra, di non partecipare alla vita sociale. I pastori, il loro incontro con il Salvatore “nella città di Davide” – come racconta Luca – rendono reale l’Incarnazione, l’umanità di Gesù, la sua cittadinanza. Nel bambino che nasce, Figlio di Dio – ci ricorda l’apostolo Paolo – “è apparsa la grazia di Dio”, “che porta la salvezza”, vince i mali del nostro egoismo, indicandoci un nuovo stile di vita, una conversione che nasce dalla “sobrietà”, “giustizia”, preghiera e solidarietà (“pietà” e “opere buone”), pace.

Il Presepe ci ricorda, al tempo stesso, la famiglia e il mondo, il vicino e il lontano, il tempo presente e il tempo futuro, la vita nelle sue diverse espressioni, il creato: il Bambino che nasce converte tutto, tutto rinasce. A Natale, il Presepe – scrive Papa Francesco nella sua lettera sul Presepe e nella sua visita a Greccio – è “un mirabile segno”, che richiama chi sono i veri protagonisti del Natale - i piccoli, i poveri e quale sia la strada, la rivoluzione del Natale: “la condivisione con gli ultimi…verso un mondo più umano e fraterno. Dove nessuno sia escluso ed emarginato” (n.6).

“Gesù ha preso dimora nella povertà” – ricordava don Primo Mazzolari – “predica la buona novella ai poveri”, “condannato alla morte dei poveri, muore nudo sulla croce…Egli è in ciascuno, che ha fame e sete, che è senza casa e senza vestito, malato e prigioniero… come in un ostensorio” (Il compagno Cristo, Bologna, EDB, 1981, p. 154). Ma il Papa ci ricorda anche un’altra protagonista del Natale, che spiega il senso di questa celebrazione: la notte, che viene illuminata dalla stella. “Pensiamo a quante volte la notte - scrive il Papa nella sua lettera – “circonda la nostra vita. Ebbene, anche in quei momenti, Dio non ci lascia soli, ma si fa presente per rispondere alle domande decisive che riguardano la nostra vita: chi sono io? Da dove vengo? Perché sono nato in questo tempo? Perché amo? Perché soffro? Perché morirò? Per dare risposta a questi interrogativi Dio si è fatto uomo. La sua vicinanza porta luce dove c’è buio e rischiara quanti attraversano le tenebre della sofferenza” (cfr Lc 1,79)” (n. 4). Nell’Incarnazione del Figlio di Dio vengono ricomprese tutte le cose, ma soprattutto trovano risposta le domande fondamentali della vita. A Natale siamo invitati a costruire nuovi incontri che non siano all’insegna della prepotenza, del profitto, dell’individualismo, della volgarità. Il Natale diventa la festa dell’incontro, l’occasione per rinnovare la consapevolezza che la salvezza viene da Cristo Gesù, passa attraverso la Chiesa, sacramento dell’incontro tra Dio e l’uomo, ma arriva e giunge dappertutto dentro la nostra città e oltre. Ancora una volta la Rivelazione ci aiuta a interpretare la storia umana, con una contemporaneità straordinaria. Regaliamoci un incontro in questo Natale, per vincere paure che generano violenze, discriminazioni e strumentalizzazioni. Regaliamoci un incontro in questo Natale, perché la salvezza viene sempre da un altro. Regaliamoci un incontro, in questo Natale, con chi è malato, combatte con il dolore e rischia di perdere la speranza. Regaliamoci un incontro in questo Natale, soprattutto con chi ci è vicino nella quotidianità: dalla sposa al marito, dalla madre al padre, dai bambini, agli anziani: sono il prossimo che, spesso, in realtà rischia di essere più lontano. Ogni incontro rende Buono il nostro Natale. Auguri. Buon Natale.

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