• Redazione

Messa crismale: l’esperienza del cammino insieme nel ministero presbiterale


Basilica di S. Francesco, Ferrara, 14 aprile 2022


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari confratelli, questa celebrazione con voi, durante la quale si benedicono il crisma e gli oli degli infermi e dei catecumeni, è forse il segno più completo della pienezza del sacerdozio del Vescovo, ma anche della nostra fraternità presbiterale. La riforma post conciliare della Messa crismale ha reso questa nostra celebrazione una vera festa del sacerdozio ministeriale, con il rinnovo delle promesse sacerdotali, al servizio di tutto il popolo di Dio, popolo sacerdotale. Gli oli che benediciamo e riceviamo in questa celebrazione sono doni di Dio Creatore, Redentore e Santificatore, affidati a noi, al servizio del popolo di Dio per medicare le ferite, profumare le membra, allietare la mensa, in forza dell’azione dello Spirito che risana, illumina, conforta, consacra e accompagna di doni e di carismi tutto il Corpo che è la Chiesa. E’ lo Spirito il protagonista di questa celebrazione, quello Spirito – come ci ha ricordato il profeta Isaia – che ci ha consacrato, ci ha inviato ad annunziare ai poveri il Vangelo, a liberare l’uomo dalle schiavitù fisiche e morali, a consolare gli afflitti. E’ Lo Spirito che ha accompagnato la vita di Gesù nel suo cammino fino al Calvario e che accompagna la vita e il cammino della Chiesa. La voce dello Spirito risuona nell’Apocalisse all’inizio – come abbiamo ascoltato dalla seconda lettura -, al centro e alla fine: Colui che conforta e anima la Chiesa è lo stesso che guida la comunità a discernere il senso della propria vita e del proprio cammino alla luce della Parola di vita. Il nostro ministero è portatore di questo messaggio di salvezza che Gesù è venuto ad annunciare, di cui noi per primi, non dimentichiamolo, siamo i destinatari e non padroni, grazie al dono dello Spirito, grazie alla Pasqua e alla Pentecoste. Le nostre mani sono consacrate non per essere separati, per allontanare, ma per abbracciare, avvicinare, consolare. Il cammino insieme, il cammino sinodale che stiamo vivendo nel suo primo tempo di ascolto, di narrazione vuole renderci consapevoli della presenza dello Spirito nella vita della Chiesa - che è Spirito di amore, di giustizia, di consolazione – la cui presenza assicura il nostro cammino, ma anche lo dirige su strade nuove. Nega l’azione dello Spirito chi non agisce in comunione con la Chiesa e cammina da solo. Nega l’azione dello Spirito chi ritiene la consacrazione come un dono esclusivo che separa e non aiuta l’incontro, che giudica e non consola, che maledice e non perdona, che divide e non unisce. Nega l’azione dello Spirito chi non aiuta a costruire una fraternità di cui “il mondo di oggi ha urgente bisogno”, ha scritto il card. Grech, Segretario generale del Sinodo, nella lettera indirizzata ai sacerdoti, il 19 marzo scorso. Nega l’azione dello Spirito chi alimenta i tre rischi “evidenziati da Papa Francesco: il formalismo, che riduce il Sinodo a uno slogan vuoto, l’intellettualismo, che fa del Sinodo una riflessione teorica sui problemi e l’immobilismo, che ci inchioda alla sicurezza delle nostre abitudini perché nulla cambi”. Questi tre rischi fanno del Sinodo un tema tra gli altri e non una esperienza che chiede dei passi concreti insieme, la conversione pastorale, l’unità pastorale, una ministerialità diffusa che non sia solo al servizio della comunità cristiana, ma metta in relazione la Chiesa e il mondo. Il 29 aprile prossimo condivideremo insieme – sacerdoti, laici, consacrati -i racconti, con le domande, i dubbi e le proposte, che sono usciti dai gruppi sinodali realizzati in questo primo tempo di Sinodo nelle nostre parrocchie, negli organismi di partecipazione, alla Giornata del laicato, nel mondo associativo e dei movimenti, nei monasteri di clausura: una ricchezza già significativa, ma che ancora ha interessato solo una su quattro delle nostre parrocchie. Nei prossimi mesi e soprattutto nel prossimo anno, quando dai dieci temi offerti dal documento sinodale passeremo a riflettere insieme su alcuni nodi e snodi della nostra vita ecclesiale sarà importante mettere al primo posto nella nostra azione pastorale questo ascolto, la condivisione delle proposte, la valorizzazione degli strumenti per camminare insieme: sul piano sacramentale, nell’esercizio dei ministeri, nell’affrontare i problemi amministrativi, nel guidare l’azione pastorale, nel rinnovo delle nostre strutture e degli organismi che accompagnano ogni decisione del Vescovo, dei parroci e moderatori. La nuova istruzione amministrativa, il nuovo documento sul catecumenato, le unità pastorali – con l’istituzione di nuove dal prossimo anno pastorale -, la partecipazione dei laici in maniera diretta, individuale o associativa o cooperativa alla gestione di alcune attività educative, assistenziali, una maggiore condivisione delle risorse sono dei passi importanti per camminare insieme ed evitare i rischi del formalismo, dell’intellettualismo e dell’immobilismo. Come servitori del popolo di Dio siamo in una posizione privilegiata per far sì che questi orientamenti e passi non rimangano vaghi o generici, ma si realizzino laddove viviamo. Confido su di voi, sulla vostra intelligenza, sulla vostra obbedienza, sul vostro impegno, faticoso ma necessario. “Ricordiamo – per citare le parole del documento sinodale, richiamate dal card. Grech nella lettera ai presbiteri – che lo scopo del Sinodo e quindi di questa consultazione non è produrre documenti, ma far germogliare sogni, suscitare profezie e visioni, far fiorire speranze, stimolare fiducia, fasciare ferite, intrecciare relazioni, risuscitare un’alba di speranza, imparare l’uno dall’altro, e creare un immaginario positivo che illumini le menti, riscaldi i cuori, ridoni forza alle mani”. Sono certo che con voi e con le vostre comunità faremo un cammino di comunione, di partecipazione e di missione che ridarà speranza, la virtù teologale più debole in questo momento, ma di cui abbiamo tutti bisogno.

“Chiudo con le parole dell’Apocalisse: “A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un Regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen”.

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