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Messa crismale. Il presbitero e la missione della famiglia: omelia di mons. Perego

Ferrara, Basilica di San Francesco, 1 aprile 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari confratelli, è bello ritrovarci insieme in questo giorno per consacrare gli oli, segno di una presenza di Dio che tocca la vita delle persone e delle famiglie nei passaggi fondamentali e anche le nostre scelte ministeriali, in un tempo liturgico in cui la passione e morte delle persone ridona significato alla Passione e morte di Gesù, ma soprattutto la Risurrezione di Gesù ci aiuta a guardare con speranza il futuro. Vi ringrazio per la cura dell’accompagnamento alla vita cristiana nelle parrocchie e unità pastorali, non facile in questo tempo di pandemia, che vede molte persone e famiglie, soprattutto più fragili, soffrire per l’impossibilità di partecipare alla vita liturgica, catechistica e caritativa.

La nostra riflessione insieme oggi guarda soprattutto alle famiglie che compongono le nostre parrocchie, case tra le case, le unità pastorali, che vivono un tempo non facile della gioia dell’amore: per le sofferenze, per l’incapacità di continuare una relazione, per le difficoltà educative, per le fragilità che vivono. Sapendo, però, come il sacramento del matrimonio, con i suoi doni, da vivere nella comunità, costituisca una risorsa di vita cristiana e offra uno sguardo di speranza, vi invito ad avere alcune attenzioni nella pastorale matrimoniale e familiare.

L’esortazione Amoris laetitia di Papa Francesco

Papa Francesco ci invita per un anno a guardare insieme alla famiglia come luogo dove si vive si impara a vivere la gioia dell’amore. Infatti, con la pubblicazione dell'esortazione apostolica Amoris laetitia, avvenuta l'8 aprile 2016, papa Francesco ha concluso il cammino sinodale iniziato nell'ottobre 2014, presentando il ritratto di una Chiesa in uscita sulla strada della famiglia.

Come è strutturato il testo e quali temi affronta? Quali indicazioni offre alle famiglie e a quanti operano nella pastorale familiare? La struttura variegata dell'esortazione e la sua notevole estensione riflettono la ricchezza del precedente cammino biennale sinodale, e per questo sconsigliano una lettura affrettata, raccomandando invece il paziente approfondimento delle singole parti e la consultazione mirata in rapporto ai bisogni delle circostanze concrete. L’esortazione apostolica post-sinodale Amoris laetitia (AL), dalle prime parole richiama il testo programmatico del Pontefice Evangelii gaudium, costituendone la declinazione in chiave familiare. La vita matrimoniale e familiare, che vive oggi notevoli cambiamenti e “ampie, profonde e rapide trasformazioni” (F. C. 1) sul piano sociale e culturale, nella sua sacramentalità “acquista una singolare importanza sia per la Chiesa sia per la società civile” (A.A. 11), consapevoli che il bene della Chiesa e della società “è profondamente legato al bene della famiglia” (G. S. 47). Dalla Familiaris consortio di San Giovanni Paolo II, esortazione apostolica pubblicata dopo il Sinodo dei Vescovi del 1980 e dedicata ai compiti della famiglia cristiana nel mondo di oggi, alla Amoris laetitia di Papa Francesco, esortazione apostolica dedicata all’amore in famiglia, sono passati 40 anni e il Magistero ha offerto una ricchezza di proposte, ma anche ha aperto a “soluzioni più inculturate, attente alle tradizioni e alle sfide locali” (A.L. 3). In un mondo in cui da una parte si teme la solitudine e dall’altra si teme la relazione familiare, lo stile di vita matrimoniale dei cristiani caratterizzato dall’ amore, dalla fedeltà, aperto alla vita, educativo nel suo “cammino dinamico di crescita e realizzazione” (A.L. 37) sfida la situazione familiare di oggi, segnata da una grande “complessità” e da numerose “ferite”. Se San Paolo VI nell’ Humanae vitae ha sottolineato del matrimonio cristiano l’apertura alla vita e la Familiaris consortio di San Giovanni Paolo II la fedeltà e l’impegno educativo, l’ Amoris laetitia si ferma a declinare, alla luce dell’inno alla carità di San Paolo (1Cor 13,4-7), le qualità dell’amore matrimoniale e familiare, “che avanza gradualmente” e che, anche se per sua natura definitivo, chiede di “ritornare a scegliersi a più riprese” (A.L. 163) e chiede di non “gettare sopra due persone limitate il tremendo peso di dover riprodurre in maniera perfetta l’unione che esiste tra Cristo e la sua Chiesa” (A.L. 122).

Da qui nasce una prima attenzione dei presbiteri: accompagnare la famiglia in questa gradualità dell’amore, perché non si scoraggi, non abbandoni anche la vita ecclesiale di fronte alle prime difficoltà.

E’ un amore familiare, ripete Papa Francesco, fecondo e generativo, materno e paterno, allargato dall’affido e dall’adozione, dalla ricchezza dei rapporti parentali, tra giovani e anziani, aperto allo stile della “cultura dell’incontro”. E’ un amore, quello matrimoniale e familiare, che diventa quasi un ‘tirocinio’ per la cura e la crescita delle relazioni sociali. Una coppia e una famiglia animata da questo amore solido e fecondo diventano soggetto e non soltanto oggetto – ripete Papa Francesco nella linea del magistero dal Concilio ad oggi – della nuova evangelizzazione.

Ne consegue la seconda attenzione del presbitero: rendere le famiglie un soggetto importante per le decisioni educative e pastorali.

Nel primo capitolo della AL Francesco presta l'orecchio alla Parola, traendo dalla Scrittura il filo conduttore e il nutrimento per alimentare il discorso, che assume i tratti della lectio divina. Entro questa logica si comprende il privilegio accordato a pagine bibliche mirate, quali il Salmo128,1-6, ancora oggi proclamato nella liturgia nuziale sia ebraica sia cristiana. La Scrittura, pur celebrando la comunione familiare nelle sue varie dimensioni, non mistifica la vita di famiglia. Lungo le pagine bibliche, popolate da numerose storie di coppia e di famiglie, scorre anzi «un sentiero di sofferenza e di sangue» (n. 20). Non sono dimenticate nemmeno le molte difficoltà che minacciano la sussistenza e il benessere delle famiglie, tra cui, ad esempio, la fatica e la precarietà del lavoro. Ma anche per le famiglie in crisi o nel dolore, la Parola di Dio si mostra come «una compagna di viaggio» (n. 22) che sostiene nell'amore, alimentando i frutti della misericordia e del perdono e promuovendo la virtù della tenerezza.

Ecco una terza attenzione del presbitero: aiutare le famiglie ad avere la Parola di Dio come compagna di viaggio.

Raccogliendo alcuni contributi del Sinodo dei Vescovi e aggiungendo altre sue preoccupazioni, nel successivo capitolo Papa Francesco si rivolge alla realtà concreta e alle sfide delle famiglie, insidiate da un «individualismo esasperato» (n. 33) e da una «cultura del provvisorio» (n. 39), e penalizzate dalla scarsa attenzione delle istituzioni pubbliche. A partire da questa situazione va riscoperto il vero senso del matrimonio e il suo rinnovamento, respingendo le «vecchie forme di famiglia "tradizionale" caratterizzate dall'autoritarismo e anche dalla violenza», ma al contempo rifiutando la «decostruzione giuridica della famiglia che tende ad adottare forme basate quasi esclusivamente sul paradigma dell'autonomia della volontà» (n. 53). La forza essenziale della famiglia, scrive il Papa consistente nella sua «capacità di amare e di insegnare ad amare», si fonda sull'«identica dignità tra l'uomo e la donna» (n. 54). A questo riguardo è necessario un più chiaro riconoscimento dei diritti della donna, come pure del ruolo decisivo dell'uomo, soprattutto, a fronte dell'attuale "assenza del padre", nell'educazione dei figli.

Da queste sollecitazioni nasce una quarta attenzione del presbitero alla difficile situazione delle famiglie, ma anche la riaffermazione del valore della paternità e della maternità.

Gesù e la famiglia

Da chi impara il presbitero uno sguardo sulla famiglia? Lo impara da Cristo. Consapevole che «non si può neppure comprendere il mistero della famiglia cristiana se non alla luce dell'infinito amore del Padre, che si è manifestato in Cristo» (n. 59), Francesco volge nel terzo capitolo della AL lo sguardo a Gesù. Avvalendosi di una sintesi dell'insegnamento della Chiesa, egli mira ad annunciare «il Vangelo della famiglia» (n. 60), poiché «davanti alle famiglie e in mezzo ad esse deve sempre risuonare il primo annuncio [di] ciò che è più bello, più attraente e allo stesso tempo più necessario» (n. 58).Il Vangelo della famiglia insegnato dalla Chiesa coglie in essa l'«"immagine e la somiglianza" della Santissima Trinità» (n. 71) e presenta il sacramento del matrimonio come il «dono» che rende la reciproca appartenenza dei coniugi una «rappresentazione reale» del «rapporto stesso di Cristo e della Chiesa» (n. 72). L'unione sessuale, insieme all'intera rete di relazioni che i coniugi intessono tra loro, con i loro figli e con il mondo è «impregnata e irrobustita dalla grazia del sacramento che sgorga dal mistero dell'Incarnazione e della Pasqua di Cristo» (n. 74). Dono offerto all'uomo e alla donna, il matrimonio è allo stesso tempo una «vocazione»; ovvero «una risposta alla specifica chiamata a vivere l'amore coniugale come segno imperfetto dell'amore tra Cristo e la Chiesa» (n. 72). Applicando alle relazioni coniugali l'indicazione del concilio Vaticano II di discernere i segni della presenza di Dio nelle varie culture (cfr. Ad Gentes, n. 11), si possono meglio apprezzare quelle situazioni matrimoniali che, come «semi», debbono maturare o come «alberi inariditi» debbono rifiorire (n. 76). Il «vero matrimonio naturale» - cioè il matrimonio indissolubile ordinato al bene dei coniugi e alla prole di due non battezzati (CDC 1055) - , le «forme matrimoniali» di alcune tradizioni religiose (n. 77), ma anche le situazioni matrimoniali dei battezzati conviventi o sposati civilmente sono «un'occasione da accompagnare verso il sacramento del matrimonio» (n. 78).

La quinta attenzione che il presbitero deve avere, alla luce dello sguardo di Gesù, è alle differenti situazioni matrimoniali, non per giudicarle, ma per orientarle al sacramento del matrimonio.

“Solo l’amore è credibile” anche nel matrimonio e nella famiglia

Lo stile dell’amore matrimoniale a cui guidare le famiglie il Papa lo indica nel capitolo quarto capitolo della AL, dove Papa Francesco intende approfondire - l'amore – che è al cuore stesso del matrimonio. Consapevole dell'abuso della parola "amore", egli ritrae il «vero amore» (n. 90), dapprima mediante un'esegesi puntuale e sapienziale delle parole che compongono l'inno paolino riportato nella Prima Lettera ai Corinti (13,4-7), e quindi illustrando la carità nella concretezza del vissuto coniugale. Sintetizzando con un ultimo colpo di pennello il suo ritratto del vero amore, colto nella concretezza della vita matrimoniale e familiare, Francesco lo definisce «amore malgrado tutto» (n. 119). Nella concretezza della vita familiare, esso assume la forma specifica della «carità coniugale», misterioso e affascinante intreccio di amore umano e divino. La carità coniugale, infatti, è «l'amore coniugale che unisce gli sposi, arricchito e illuminato dalla grazia del sacramento del matrimonio» (n. 120). Di questo amore è segno la fecondità e il figlio, a cui il Papa dedica il capitolo quinto dell’AL. L'amore fecondo dà vita al figlio, «riflesso vivente» dell'amore dei coniugi, «segno permanente» dell'unità coniugale, «sintesi viva e indissociabile del loro essere padre e madre» (n. 165). La generazione del figlio è accoglienza della vita, «che arriva come dono di Dio» (n. 166). In quest'ottica, il figlio «non è un complemento o una soluzione per un'aspirazione personale» e «l'amore dei genitori è strumento dell'amore di Dio Padre». Ogni bambino ha «il diritto naturale ad avere un padre e una madre», come pure «il diritto di ricevere l'amore di una madre e di un padre», non solo l'amore dell'una e dell'altro «presi separatamente», ma il loro reciproco amore. La reciprocità e la differenza dei genitori, oltre che necessarie per la «maturazione integra e armoniosa» dei figli, permettono a costoro di scorgere «il volto materno e paterno del Signore» (n. 172). L'impossibilità di avere figli non toglie senso e valore al matrimonio, la cui fecondità si esprime in diversi modi, quali, ad esempio, l'adozione e l'affido. La fecondità dell'amore coniugale conosce anche le forme delle famiglie aperte, accoglienti e solidali soprattutto con chi sta peggio. ). In coerenza con la visione della sessualità quale linguaggio dell'amore interpersonale, l'educazione dei figli si può intendere – secondo Francesco – «solo nel quadro di una educazione all'amore, alla reciproca donazione» (n. 281).

Nuove vie e sfide pastorali

Il cammino dell'amore fecondo necessita di «nuove vie pastorali», corrispondenti ad altrettante «sfide pastorali» (n. 199). A beneficio delle famiglie, chiamate ad affrontarle, Francesco dedica tre capitoli, dal sesto all'ottavo, della AL. In essi, egli invita la Chiesa a non rivolgere l'indice d'accusa contro chi non ha corrisposto all'ideale dell'amore, e nemmeno a trascinare chi è lento e persino bloccato per fragilità nell'adempierlo, ma a tendere la mano aperta, per invitare a rialzarsi e sostenere nel cammino. L'attenzione si concentra innanzitutto sull'accompagnamento pastorale nelle varie tappe della vita di una coppia: preparazione al matrimonio, gli anni della vita matrimoniale, e fin oltre il matrimonio, quando giunge la morte. La sfida della pastorale è aiutare a scoprire che l'amore matrimoniale non coincide con «una mera attrazione o una vaga affettività» (n. 217), ma consiste in «un progetto da edificare insieme, con pazienza, tolleranza e generosità». Il cammino di maturazione dell'amore è opera «artigianale», di cui «ognuno dei due coniugi è uno strumento di Dio per far crescere l'altro», in una «storia di salvezza» che costituisce «la missione forse più grande di un uomo e di una donna nell'amore [...]: rendersi a vicenda più uomo e più donna» (n. 221). Per quanto la separazione dei coniugi debba essere considerata un «estremo rimedio, dopo che ogni altro ragionevole tentativo si sia dimostrato vano», bisogna riconoscere che in alcuni casi la dignità propria e dei figli la rende «inevitabile» e persino «moralmente necessaria» (n. 241). Anche in questo caso, l'accompagnamento della Chiesa e dei presbiteri si offre anzitutto accogliendo la sofferenza di chi ha ingiustamente subito l'abbandono, la separazione e il divorzio, e sostenendo le persone divorziate che, testimoniando la fedeltà matrimoniale, non intraprendono una nuova unione.

Un sesto compito del presbitero è curare la preparazione al matrimonio, ma anche l’accompagnamento delle coppie e delle famiglie nelle diverse stagioni e situazioni della loro vita.

In conclusione, il magistero pastorale della AL contiene indicazioni essenziali per la pratica del discernimento della vita matrimoniale e della vita familiare, perché si eviti l'eccessiva disomogeneità pastorale e si favorisca, invece, una maggior comunione ecclesiale. Tutto ciò aiuterebbe noi presbiteri nell'esercizio del discernimento pastorale, ma aiuterebbe i fedeli e le comunità cristiane a recuperare il senso di un cammino matrimoniale e familiare che, doverosamente personale, non è tuttavia individuale e tanto meno privato, bensì ecclesiale.

Cari confratelli, il Signore ci accompagni in questi giorni a vivere con le nostre comunità il mistero pasquale, memoria della Passione, Morte e Risurrezione di Cristo, vertice dell’anno liturgico, cuore che infonde nella Chiesa quella vita che non muore, fonte da cui sgorga ogni agire. Buona Pasqua.

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