• Redazione

Mercoledì delle ceneri in famiglia, omelia di mons. Perego: “ritornate a me con tutto il cuore"

26 febbraio 2020


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


“Ritornate a me con tutto il cuore”: è l’invito del profeta Gioele che ci accompagna all’inizio di questa Quaresima. Un inizio del tempo quaresimale, quello di quest’anno, segnato da un evento sanitario che ci fa vivere il mercoledì delle Ceneri in forma personale e familiare e non comunitaria. Ringrazio Telestense per il servizio televisivo con cui permette di seguire la S. Messa alle persone che si trovano in casa. “Ritornare” è il primo verbo quaresimale e chiede a ciascuno di noi, cari fratelli e sorelle, cari confratelli, di metterci in cammino, riprendere la via evangelica, la via del bene, per ritornare ad abbracciare il Padre “misericordioso e pietoso, lento all’ira e di grande amore”, ci ricorda il profeta Gioele, come il Padre che abbraccia il figliol prodigo, per condividere la via crucis del Figlio, per iniziare un cammino nuovo nella Chiesa, illuminati dallo Spirito d’amore.

Il cammino quaresimale non è un cammino in solitudine, ma è un cammino trinitario, in compagnia del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, e un cammino con i fratelli, con cui formiamo il popolo di Dio, un’assemblea. E’ un cammino popolare, che riguarda tutti: i bambini, i fanciulli, gli sposi, i sacerdoti – ci ricorda sempre il profeta Gioele. E’ un cammino di perdono: di compassione di Dio per il suo popolo, che rinnova “tutto il cuore”, tutta la nostra vita. Il nostro cuore, la nostra vita, in tutti i suoi tempi e aspetti, in Quaresima ha bisogno di ritornare, di ritornare ad amare, di liberarsi dal peccato, di aprirsi al perdono. Questo cammino penitenziale ha bisogno di impegno e di attenzione – come ci ricorda la pagina evangelica di Matteo che riporta una parte del Discorso della Montagna – così da vivere come figli di un Dio che è Padre.

La parola ‘Padre’ è ripetuta sei volte nel brano che abbiamo ascoltato e prepara anche la preghiera di Gesù con cui da figli ci rivolgiamo al Padre: il Padre nostro. Il Discorso della montagna di Gesù dice ‘il di più’ della vita e della morale cristiana, in termine di stile e di opere. Il cristiano non si accontenta di comportarsi secondo la legge, secondo giustizia. Per questo, il cristiano non si limita a compiere un gesto di carità, ma lo fa nel silenzio; quando prega non cura semplicemente l’esteriorità; quando digiuna non lo fa con proclami pubblici. La carità, la preghiera, il digiuno – che sono tre pratiche a cui siamo invitati in Quaresima, e che sono in comune con l’ebraismo e l’islam – sono accompagnate dal silenzio, dal nascondimento. “La nuova legge, quella che guida il cristiano – come scrive don Divo Barsotti – “non è una legge intesa a stabilire un rapporto fra gli uomini: non è una legge che fonda una Nazione, un Regno, uno stato… la legge nuova crea il Regno di Dio. Non stabilisce un rapporto fra gli uomini, ma dà all’uomo, come ideale, la vita stessa di Dio” (D. Barsotti, Meditazioni sul Vangelo di Matteo (Cap. 1-7), Firenze, Società editrice fiorentina, 2018, p. 200).

Ognuna delle tre pratiche che in Quaresima siamo chiamati a curare generano un nuovo stile di vita personale e sociale, ci preparano alla Risurrezione di Cristo, ma anche alla nostra risurrezione. L’elemosina, il gesto di carità, aiuta a stabilire il principio dell’uguaglianza, considerando ogni persona un fratello e una sorella e il mondo una sola famiglia umana. In Quaresima ritorna la domanda di Dio a Caino ripetuta più volte da papa Francesco: “Dov’è tuo fratello?”: non si può essere indifferenti di fronte ai fratelli e alle sorelle più poveri, in difficoltà per molte ragioni, soli ad affrontare il disagio, la sofferenza, l’abbandono, la paura. Non si può non “sentire compassione per le piaghe di Cristo Crocifisso - ricorda Papa Francesco nel Messaggio quaresimale di quest’anno - presenti nelle tante vittime innocenti delle guerre, dei soprusi contro la vita, dal nascituro fino all’anziano, delle molteplici forme di violenza, dei disastri ambientali, dell’iniqua distribuzione dei beni della terra, del traffico degli esseri umani in tutte le sue forme e della sete sfrenata di guadagno, che è una forma di idolatria”.

La preghiera esprime il passaggio dalla fraternità alla paternità di Dio: un Padre che accompagna la vita del cristiano, è presente nella storia e nella quotidianità. Il digiuno richiama la libertà dei figli di Dio, ma anche l’attenzione all’interiorità oltre che all’esteriorità, all’anima e non solo al corpo. Le ceneri, anche se saranno poste sul nostro capo non all’inizio ma in una delle Domeniche di Quaresima, sono il segno di uno sguardo che dal basso guarda in alto, dal corpo guarda l’anima. Le ceneri sono il segno di un limite che è riempito solo da Dio Creatore e Padre. Da qui l’invito dell’apostolo Paolo ai Corinzi: “Lasciatevi riconciliare con Dio”, così da diventare suoi ‘ambasciatori’ e ‘collaboratori’: la missione nasce da una relazione nuova con il Signore e con i fratelli, dal suo perdono che ci rinnova profondamente e ci rende capaci di credere, amare, sperare.

Cari fratelli e sorelle, raccogliamo l’invito dell’apostolo Paolo e lasciamoci riconciliare con Dio, così che la grazia trasformi il nostro cuore, la nostra vita e ci renda testimoni di uno stile di vita nuova, a immagine del Signore Gesù. Le beatitudini, su cui rifletteremo nelle domeniche di Quaresima, sono il segno concreto dello stile di vita che siamo chiamati a incarnare nella quotidianità, così da essere uomini e donne riconciliati. Prendere il cammino delle beatitudini – della pace, della mitezza, della purezza, della misericordia, della giustizia, della carità – significa lasciarsi accompagnare dal Signore per realizzare concretamente l’amore fraterno. Così sia.

La Voce di Ferrara-Comacchio è il settimanale dell'Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio
Redazione: Via Boccacanale di Santo Stefano 24/26 - Ferrara - Tel. 0532/240762 Fax 0532/240698
Proprietà dell'Opera Archidiocesana per la Preservazione della Fede e della Religione
Reg. Tribunale di Ferrara n. 66 del 27-09-1956