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Memoria della Beata Beatrice II d’Este, il Signore ci insegni l’umiltà: omelia di mons. Perego

Monastero S. Antonio, Ferrara, 18 gennaio 2020

S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Un deferente saluto alle autorità presenti, in particolare dal Comune di Este.

Care sorelle e cari fratelli, l’invito di Gesù a vegliare ci raggiunge oggi, nel giorno della memoria della Beata Beatrice II d’Este. Gesù sta per vivere la sua ultima settimana, prima della passione e morte, e invita alla vigilanza attraverso alcune parabole. La parabola delle vergini ricorda di tenere accesa la propria lampada e curare che non manchi l’olio per alimentarla. Si tratta di curare la formazione spirituale e la preghiera, l’olio attraverso il quale la nostra vita non perda l’orientamento della fede, non prenda strade sbagliate, sappia leggere i segni dei tempi, sappia discernere. E’ la scelta che ha fatto la Beata Beatrice: la sua vita, seppur breve, muore poco più che trentenne, è stata guidata dalla preghiera, che le ha permesso di amare Dio e il prossimo con tutta se stessa. La lampada della sua vita, piena dell’olio della preghiera e dell’amore, le ha permesso di cantare e abbracciare lo sposo, come ci ha ricordato la pagina del Cantico dei Cantici, il libro dell’amore di Dio per il suo popolo, ma nella tradizione cristiana anche il libro dell’amore di Gesù Cristo per la sua Chiesa; il libro in cui impariamo l’alfabeto di Dio Padre e del Figlio, perché anche noi sappiamo amare, meglio sappiamo donare, consacrarci.

Il segno di questo amore al Signore, lo Sposo, di una vita purificata è stata l’acqua. L’acqua sgorgata dalla roccia, l’acqua dono per un viaggio, un cammino nel deserto, l’acqua della salute, come l’acqua della piscina di Siloe. Anche nella vita della beata Beatrice l’acqua è stata un segno e un dono. L’acqua del fiume che circondava prima l’isoletta di S. Lazzaro prima sua dimora. L’acqua che bagnava il monastero di S. Stefano della Rotta di Focomorto, l’acqua dei canali attorno al monastero di S. Antonio in Polesine. E quest’acqua, che ha accompagnato la vita della Beata Beatrice, a ricordo di una fede nata dal Battesimo e confermata dalla professione monastica, è anche il dono che accompagna da secoli la sua tomba, e che bagna i volti sofferenti, consola gli sfiduciati, rafforza chi è nello sconforto, abbraccia chi desidera diventare madre e padre. E’ l’acqua che ha accompagnato le veglie in preghiera della Beata Beatrice in questa nostra terra e città. E’ la sua acqua che accompagna le sofferenze, le veglie, i sogni di tanti fedeli. Quest’acqua, dono di Dio, risorsa del creato, diventa il segno del valore delle cose semplici, dell’umiltà: il segno di chi, con il Battesimo, si affida al Signore, come figlio di fronte al Padre, come sposa di fronte allo Sposo, Cristo Signore: il segno di chi, anche scegliendo la povertà, la castità, l’obbedienza, diventa libero di fronte alle cose e alle persone.

“Chi ama, non solo evita di parlare troppo di sé stesso – scrive Papa Francesco nell’esortazione Amoris Laetitia -, ma inoltre, poiché è centrato negli altri, sa mettersi al suo posto, senza pretendere di stare al centro” (A.L. 97). E continua il Papa: “importante che i cristiani vivano questo atteggiamento nel loro modo di trattare i familiari poco formati nella fede, fragili o meno sicuri nelle loro convinzioni. A volte accade il contrario: quelli che, nell’ambito della loro famiglia, si suppone siano cresciuti maggiormente, diventano arroganti e insopportabili. L’atteggiamento dell’umiltà appare qui come qualcosa che è parte dell’amore, perché per poter comprendere, scusare e servire gli altri di cuore, è indispensabile guarire l’orgoglio e coltivare l’umiltà. Gesù ricordava ai suoi discepoli che nel mondo del potere ciascuno cerca di dominare l’altro, e per questo dice loro: «tra voi non sarà così» (Mt 20,26).

La logica dell’amore cristiano non è quella di chi si sente superiore agli altri e ha bisogno di far loro sentire il suo potere, ma quella per cui «chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore» (Mt 20,27)” (A.L. 98). La vita della Beata Beatrice è un esempio di umiltà, ma anche indica come l’umiltà è l’olio che alimenta la vita familiare, la vita comunitaria, le relazioni sociali. Senza umiltà si rischia di guardare solo a se stessi, ai propri bisogni, addormentandosi, perdendo di vista ‘i segni dei tempi’, le grazie che il Signore ci regala ogni giorno, la crescita del Regno di Dio. “La mancanza di un riconoscimento sincero, sofferto e orante dei nostri limiti è ciò che impedisce alla grazia di agire meglio in noi, poiché non le lascia spazio per provocare quel bene possibile che si integra in un cammino sincero e reale di crescita” (E.G. 44, G.E. 50).

Care sorelle e cari fratelli, impariamo dalla Beata Beatrice II l’umiltà: come segno di un cammino di amore a Dio e al prossimo, come segno anche di dialogo ecumenico – oggi inizia la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani - come strumento di libertà e di apertura alla grazia di Dio. Il dono dell’umiltà si trasformi anche in preghiera al Signore, perché, per intercessione della Beata Beatrice, ci prenda per mano e ci accompagni in questa vita a scelte di fede e di consacrazione, di dialogo e di tenerezza, così da attenderci sulla porta della casa del Padre. Così sia.

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