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Marta, Maria e la Chiesa ospitale

Domenica XVI per Annum


Porto Garibaldi e Lido degli Scacchi e Pomposa, 17 luglio 2022


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, come ogni anno ci incontriamo per celebrare l’Eucaristia, condividere il pane di vita, ma anche per fare sentire vicina, ospitale la nostra Chiesa soprattutto a voi, cari turisti, che scegliete questi nostri Lidi per un tempo di riposo e di vacanza. Un tempo che può essere arricchito anche da una preghiera più intensa per ordinare la nostra vita e convertire il nostro cuore alle parole del Signore. E dalla Parola di Dio, Parola di vita desideriamo apprendere alcuni sentimenti e atteggiamenti per uno stile di vita cristiano rinnovato. La pagina della Genesi ci ricorda l’incontro tra Dio e Abramo. Dio si presenta nella veste di tre uomini, che arrivano nell’ora più calda del giorno, come quelle che stiamo vivendo in questo tempo, purtroppo segnato anche dalla siccità che mette a rischio  i prodotti della terra, ma anche la pesca in questo Delta. E nonostante il caldo Abramo va incontro a questi uomini e li invita a casa, per un boccone. La casa di Abramo è ospitale, è aperta. Di più Abramo diventa servo di questi ospiti. E l’ospitalità e il servizio si trasformano nel dono di un figlio. L’ospitalità, la prossimità genera vita. La chiusura genera morte. “Non è un caso che molte piccole popolazioni sopravvissute in zone desertiche – scrive papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti - abbiano sviluppato una generosa capacità di accoglienza nei confronti dei pellegrini di passaggio, dando così un segno esemplare del sacro dovere dell’ospitalità. Lo hanno vissuto anche le comunità monastiche medievali, come si riscontra nella Regola di San Benedetto” – che ha ispirato anche la nascita del monastero di Pomposa tra noi . “Benché potesse disturbare l’ordine e il silenzio dei monasteri, Benedetto esigeva che i poveri e i pellegrini fossero trattati “con tutto il riguardo e la premura possibili”. L’ospitalità - continua Papa Francesco - è un modo concreto di non privarsi di questa sfida e di questo dono che è l’incontro con l’umanità al di là del proprio gruppo. Quelle persone riconoscevano che tutti i valori che potevano coltivare dovevano essere accompagnati da questa capacità di trascendersi in un’apertura agli altri” (F.T. 90). Il Vangelo ci presenta un’altra storia di ospitalità, quella di Marta e Maria, sorelle di Lazzaro. La loro casa apre le porte al Signore, che era in cammino. Azione e contemplazione, ascolto e servizio sono due volti dell’ospitalità e non sono in contrapposizione.  Sono i volti che saremo chiamati ad approfondire anche nella tappa del cammino sinodale del prossimo anno pastorale nelle nostre comunità e nei gruppi di ascolto. Sono i volti che chiedono una casa ospitale, cioè una Chiesa aperta, attenta a tutti soprattutto a chi è lontano e si è allontanato. Una Chiesa che non ascolta e non serve, non è ospitale, è una Chiesa che rischia di morire. L’ospitalità è il segno della credibilità cristiana. Un mondo chiuso è destinato a morire. Lo ricorda Papa Francesco in un passaggio dell’enciclica Fratelli tutti: “ogni cultura sana è per natura aperta e accogliente, così che «una cultura senza valori universali non è una vera cultura” (F.T. 146).  Paolo è apostolo – come ricorda ai Colossesi – perché ha donato la sua vita per i fratelli e le sorelle, sopportando le sofferenze per la Chiesa. Paolo, come Abramo, è diventato “servo”, ministro per l’annuncio del Vangelo, di Cristo, nostra speranza, che ci fa scoprire in ogni persona un fratello. La fraternità è la conseguenza dell’ospitalità. Cari fratelli e sorelle, Abramo, le sorelle Marta e Maria, Paolo sono testimoni della fede, ma anche di un’ospitalità, di un’apertura che le nostre case, le nostre Chiese sono chiamate ad avere. Non è sempre facile aprire il nostro cuore, le nostre case, le nostre comunità agli altri, soprattutto quando non sembrano portare nulla, ma solo chiedere, quando sono poveri. E’ più facile aprire la nostra casa a chi ci dona qualcosa in cambio, a chi porta qualcosa. La storia della Chiesa, delle nostre comunità è una storia di ospitalità, di carità che siamo chiamati a custodire e ad arricchire con i nostre gesti, le nostre parole di  comprensione e di accoglienza. Cari fratelli e sorelle, facciamo nostro l’invito di Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti: “La Chiesa «ha un ruolo pubblico che non si esaurisce nelle sue attività di assistenza o di educazione» ma che si adopera per la «promozione dell’uomo e della fraternità universale». Non aspira a competere per poteri terreni, bensì ad offrirsi come «una famiglia tra le famiglie – questo è la Chiesa –, aperta a testimoniare […] al mondo odierno la fede, la speranza e l’amore verso il Signore e verso coloro che Egli ama con predilezione. Una casa con le porte aperte. La Chiesa è una casa con le porte aperte, perché è madre». E come Maria, la Madre di Gesù, vogliamo essere una Chiesa che serve, che esce di casa, che esce dai suoi templi, dalle sue sacrestie, per accompagnare la vita, sostenere la speranza, essere segno di unità […] per gettare ponti, abbattere muri, seminare riconciliazione” (F.T. 276). Il Signore ci accompagni nel nostro cammino. Così sia.