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Maria, ‘Serva del Signore’, accompagna la nostra ministerialità: omelia di mons. Perego

Aggiornato il: 23 dic 2019

Giornata sacerdotale

Basilica di San Francesco, Ferrara, 10 ottobre 2019

S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari confratelli presbiteri, è bello questo nostro tradizionale incontro nella settimana mariana. Quest’anno non ci ritroviamo ai piedi della Madonna delle Grazie nella nostra Cattedrale, ancora chiusa per importanti lavori di messa in sicurezza. Questo non ci impedisce di riflettere insieme, alla luce della Parola di Dio e alla scuola di Maria, che cammina sempre con noi, Madre di una Chiesa che pure cammina e vive con gli uomini.

Il profeta Malachia oggi cita lo sconforto del popolo di Israele: “E’ inutile servire Dio”. E’ lo sconforto che talora può avvenire nel nostro ministero, dove sembra che siano inutili le nostre parole, i nostri percorsi di fede, la nostra predicazione, la nostra carità. Ma il Signore ci domanda di essere ‘servi’ fedeli, perché fa “la differenza tra il giusto e il malvagio, fra chi serve Dio e chi non lo serve” e “ha cura come un padre del figlio che lo serve”. Il nostro servizio, il nostro ministero è benedetto agli occhi di Dio, come “benedetta agli occhi di Dio e degli uomini” è stata Maria, la ‘Serva del Signore.

Nel suo bel libro dedicato a Maria, “Figlia di Sion e Serva del Signore” (Bologna, EDB, 1988), Mons. Mori, prete ferrarese, stimato insegnante di molti di voi, fermandosi sul titolo “Serva del Signore” – presente nell’Annunciazione e nel Magnificat – ne spiega il significato. “In Lei la Chiesa trova il suo volto, la misura adeguata per accogliere Dio e il suo piano, che si traduce nel mettersi in stato di servizio; è l’icona pellegrinante del popolo di Dio, in marcia verso la manifestazione piena delle promesse”. E continua don Mori: “Il suo stato di solidarietà coi piccoli, la sua missione di servizio sono il cuore stesso della storia salvifica, quindi anche della Chiesa”. Per questo, conclude don Mori: “la lode e la devozione a Maria debbono sfociare in un impegno di povertà-servizio, affettiva ed effettiva, lottando efficacemente contro la povertà-peccato e le sue strutture, che tradiscono l’amoroso disegno del Padre per tutti gli uomini” (pp. 364-365).

La ministerialità del prete ha una preferenza per i più poveri e i peccatori, come un Buon Pastore, ma anche per le cause della povertà e del peccato. Questo amore preferenziale per i poveri lo esprime bene il proemio di Gaudium et spes: “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini di oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano (mondano) che non trovi eco nel loro cuore”. E’ uno stile ministeriale che impariamo da Gesù. Cari confratelli, lasciamoci penetrare dall’unico e multiforme stile di Gesù, uno stile verso cui far convergere, ri-giocare e far crescere i nostri stili di vita cristiana e così provare a praticare la comune e diversificata chiamata alla santità ospitale del Dio di Gesù di Nazaret per trasmettere, attraverso il suo corpo che siamo noi, lo stile gratuito e gioioso del Vangelo. E’ lo stile che ci ricorda anche Lumen Gentium 8, in una bellissima pagina che da sola – ha scritto il teologo padovano don Luigi Sartori -, offrirebbe il senso della riforma conciliare:“Come Cristo ha compiuto la redenzione attraverso la povertà e le persecuzioni, così pure la Chiesa è chiamata a prendere la stessa via per comunicare agli uomini i frutti della salvezza. Gesù Cristo «che era di condizione divina... spogliò se stesso, prendendo la condizione di schiavo » (Fil 2,6-7) e per noi «da ricco che era si fece povero» (2 Cor 8,9): così anche la Chiesa, quantunque per compiere la sua missione abbia bisogno di mezzi umani, non è costituita per cercare la gloria terrena, bensì per diffondere, anche col suo esempio, l'umiltà e l'abnegazione. Come Cristo infatti è stato inviato dal Padre «ad annunciare la buona novella ai poveri, a guarire quei che hanno il cuore contrito» (Lc 4,18), « a cercare e salvare ciò che era perduto» (Lc 19,10), così pure la Chiesa circonda d'affettuosa cura quanti sono afflitti dalla umana debolezza, anzi riconosce nei poveri e nei sofferenti l'immagine del suo fondatore, povero e sofferente, si fa premura di sollevarne la indigenza e in loro cerca di servire il Cristo. Ma mentre Cristo, «santo, innocente, immacolato » (Eb 7,26), non conobbe il peccato (cfr. 2 Cor 5,21) e venne solo allo scopo di espiare i peccati del popolo (cfr. Eb 2,17), la Chiesa, che comprende nel suo seno peccatori ed è perciò santa e insieme sempre bisognosa di purificazione, avanza continuamente per il cammino della penitenza e del rinnovamento. La Chiesa prosegue il suo pellegrinaggio fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio» [

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], annunziando la passione e la morte del Signore fino a che egli venga (cfr. 1 Cor 11,26). Dalla virtù del Signore risuscitato trae la forza per vincere con pazienza e amore le afflizioni e le difficoltà, che le vengono sia dal di dentro che dal di fuori, e per svelare in mezzo al mondo, con fedeltà, anche se non perfettamente, il mistero di lui, fino a che alla fine dei tempi esso sarà manifestato nella pienezza della luce”.

Maria è immagine di questa Chiesa in cammino, in riforma, perché non solo ha ascoltato le parole di Gesù, ha partecipato ai suoi incontri, ma ha assunto lo stile di Gesù, tradotto da Luca nelle parole del Magnificat. Per questo Maria è una figura esemplare anche per il nostro ministero.

Concludo, cari confratelli, con un riferimento alle parole del Vangelo. Il brano di Luca ci ricorda che l’amicizia è condivisione, ma soprattutto ci ricorda che la Paternità di Dio accompagna e guida la nostra ministerialità. E’ un invito a coltivare di più la condivisione e fraternità, in questa nostra Chiesa che è la casa del Padre. Maria, Madre della Chiesa, ci accompagni in questo nostro cammino di fraternità e di paternità, con lo sguardo profetico e uno stile di preferenza per gli ultimi.