• Redazione

Maria Immacolata, Serva della grazia: omelia di mons. Perego

Ferrara-Comacchio, 8 dicembre 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


“Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù”. Le parole dell’evangelista Luca, cari fratelli e sorelle, oggi ci introducono nella celebrazione della solennità di Maria, invocata come l’Immacolata Concezione. “Maria fin dalla sua concezione immacolata ha preceduto la venuta del Salvatore – ha scritto San Giovanni Paolo II nell’enciclica Redemptoris Mater - , il sorgere del «sole di giustizia» nella storia del genere umano. La sua presenza in mezzo a Israele - così discreta da passare quasi inosservata agli occhi dei contemporanei - splendeva ben palese davanti all'Eterno, il quale aveva associato questa nascosta «figlia di Sion» (Sof 3,14); (Zc 2,14) al piano salvifico comprendente tutta la storia dell'umanità” (R.M. 3). Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio. La pagina della Genesi fotografa la situazione dell’uomo e della donna dopo la disubbidienza, il peccato. La prima cosa importante da notare che dopo il peccato è Dio che cerca l’uomo, che ha paura e si è nascosto, e scopre la propria nudità. Sono tre conseguenze del peccato, anche di ogni peccato grave: la paura, il nascondimento e scoprirsi poveri e indifesi, soli. Il peccato segna l’identità relazionale dell’uomo, in profondità, lo rende incapace di riconoscersi figlio, fratello. Forse ci abituiamo troppo al peccato e, abbandonando il sacramento della Riconciliazione, non facciamo altro che alimentare la paura di noi stessi e degli altri, l’allontanamento dagli altri, il pessimismo. Riconciliarsi con Dio ridona serenità, altruismo, speranza, recupera una relazione filiale con Dio e fraterna con il prossimo. Un secondo passaggio della pagina della Genesi è l’attribuzione della colpa del peccato alla donna da parte dell’uomo e al serpente da parte della donna. Il peccato fatichiamo a riconoscerlo come frutto della nostra libertà e responsabilità: cerchiamo sempre di attribuirlo ad altri, alla situazione. Se è vero che la complicità di altri o la situazione possono rendere meno grave una colpa, non la fanno venire meno quando ci sono la piena avvertenza e il deliberato consenso. Il peccato, poi, ha sempre delle conseguenze, ci ricorda ancora la pagina della Genesi: rende difficile la vita, le relazioni, la fiducia reciproca. Forse non valutiamo a sufficienza le conseguenze negative del peccato nella nostra vita personale, familiare, ecclesiale e sociale. Maria, Immacolata, ci ricorda come l’incontro con il Signore, chiede una obbedienza piena – come abbiamo ascoltato nel racconto dell’Annunciazione -, una fiducia costante nel Signore – come nella relazione tra Maria e Gesù – una carità nei confronti del prossimo. Maria Immacolata ci insegna e testimonia che l’esperienza cristiana è fondata sulle tre virtù teologali della fede, della speranza e della carità e sulle quattro virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza, che traducono concretamente la carità cristiana. Papa Francesco, però ci ammonisce che: “Per orientare adeguatamente gli atti delle varie virtù morali, bisogna considerare anche in quale misura essi realizzino un dinamismo di apertura e di unione verso altre persone – scrive nell’enciclica Fratelli tutti. Tale dinamismo è la carità che Dio infonde. Altrimenti, avremo forse solo un’apparenza di virtù, e queste saranno incapaci di costruire la vita in comune. Perciò San Tommaso d’Aquino – citando Sant’Agostino – diceva che la temperanza di una persona avara non è neppure virtuosa. San Bonaventura, con altre parole, spiegava che le altre virtù, senza la carità, a rigore non adempiono i comandamenti come Dio li intende” (F.T. 91). La difesa della verità senza carità diventa prepotenza ideologica, come talora ancora accade. La speranza senza impegno responsabile diventa illusione. Come una carità che non cambia lo stile di vita personale e sociale e rimane un atto isolato diventa assistenzialismo. Maria, Immacolata, non cade in questi pericoli. Le parole dell’angelo e le parole di Maria sono parole che costruiscono alleanza. Maria non ha paura, ma teme di non essere in grado di capire l’annuncio. Ma alla rassicurazione dell’angelo che “ha trovato grazia presso Dio”, accoglie la nascita di un figlio, del Figlio di Dio. L’Immacolata Concezione è frutto della grazia di Dio, di cui Maria si rende Serva.

Cari fratelli e sorelle, con la preghiera di Paolo agli Efesini, lodiamo e ringraziamo Dio Padre che ci ha predestinati a essere suoi figli e capaci di essere, come Maria “santi e immacolati nella carità”, perché viviamo la gioia del Vangelo, in attesa di essere per sempre con il Signore. O Madre e Vergine Immacolata, in questo tempo di attesa di vivere il mistero dell’Incarnazione cammina con noi, soffri con noi, spera con noi, perché nella Chiesa in cammino possiamo avere la tua stessa capacità di affidarci al Signore, di camminare con Lui e di sperare nell’incontro con tuo Figlio, Gesù, che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

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