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Maria e il prete, “Un cuor solo e un’anima sola”: Incontro Movimento sacerdotale mariano

Ferrara, Sacra Famiglia, 26 aprile 2022


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, l’Eucaristia che celebriamo insieme chiude questa giornata mariana sacerdotale. Una giornata in compagnia di Maria, Madre di Dio e Madre della Chiesa. Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio, in questo tempo pasquale che ci aiuta ad approfondire il mistero della Passione, Morte e Risurrezione di Gesù, mistero di cui Maria è stata testimone.

La pagina degli Atti degli Apostoli è uno dei sommari in cui l’evangelista Luca parla della prima Chiesa che cresce, in forza della testimonianza della risurrezione da parte degli apostoli. L’annotazione sulla prima comunità con “un cuor solo e un’anima sola”, capace di comunione e di condivisione ci dice un tratto della Chiesa delle origini e, al tempo stesso, della Chiesa in ogni tempo. Una comunione e una condivisione, continua l’evangelista Luca, che determinava la fine della povertà delle persone, perché i beni messi in comune venivano distribuiti a tutti secondo il bisogno. Barnaba è un esempio di condivisione: vende il suo campo e mette a disposizione di tutti le risorse. E’ una pagina che ricorda come la Pasqua e la Pentecoste, generano uno stile di vita nuovo, con al centro la carità. Uno stile non facile, come vedremo in un altro episodio di Anania e Zaffira, ma che indica la relatività delle cose e soprattutto come la Chiesa da subito sposa la fraternità. E’ la fraternità di cui ha parlato Papa Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in veritate e che ha ripreso Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti. Benedetto XVI aveva scritto che “tutta la Chiesa, in tutto il suo essere e il suo agire, quando annuncia, celebra e opera nella carità, è tesa a promuovere lo sviluppo integrale dell'uomo. Essa ha un ruolo pubblico che non si esaurisce nelle sue attività di assistenza o di educazione, ma rivela tutte le proprie energie a servizio della promozione dell'uomo e della fraternità universale” (C.V. 11). E Papa Francesco, nell’enciclica Fratelli tutti ci ammonisce sul rischio di perdere il gusto della fraternità: “Oggi possiamo riconoscere che «ci siamo nutriti con sogni di splendore e grandezza e abbiamo finito per mangiare distrazione, chiusura e solitudine; ci siamo ingozzati di connessioni e abbiamo perso il gusto della fraternità. Abbiamo cercato il risultato rapido e sicuro e ci troviamo oppressi dall’impazienza e dall’ansia. Prigionieri della virtualità, abbiamo perso il gusto e il sapore della realtà” (F.T.33). La presenza di Maria nella vita sacerdotale è una presenza che aiuta a recuperare questo ‘gusto della fraternità’, che per noi è anche il ‘gusto del presbiterio’, di essere parte attiva di una comunità presbiterale, senza la quale il nostro sacerdozio rischia di pensare al potere e non al servizio, ad avere e non a condividere, a se stessi e non alla comunità. Era il rischio anche degli apostoli prima della Pasqua e che viene superato solo a Pentecoste, con il dono dello Spirito su Maria e gli Apostoli. “Per molti cristiani, questo cammino di fraternità - scrive ancora Papa Francesco nella Fratelli tutti - ha anche una Madre, di nome Maria. Ella ha ricevuto sotto la Croce questa maternità universale (cfr Gv 19,26) e la sua attenzione è rivolta non solo a Gesù ma anche al «resto della sua discendenza» (Ap 12,17). Con la potenza del Risorto, vuole partorire un mondo nuovo, dove tutti siamo fratelli, dove ci sia posto per ogni scartato delle nostre società, doveri splendano la giustizia e la pace” (F.T. 278). Il ‘gusto della fraternità’ si coltiva – per ritornare alla pagina degli Atti degli Apostoli che abbiamo ascoltato - anche con la condivisione dei beni, che trova nella promessa della povertà la strada maestra per una concreta realizzazione. Qualcuno ebbe a scrivere: se il Concilio di Trento è stato il Concilio della castità del Clero, il Vaticano II è stato il Concilio della povertà del Clero. E’ forse un’esagerazione, ma è vero che su questo punto soprattutto siamo giudicati: qui la gente si aspetta molto da noi oggi. La pagina evangelica di Giovanni ci propone questo incontro tra Gesù e Nicodemo dove Gesù parla di ‘nascere dall’alto’, che significa nascere dallo Spirito. E’ una pagina che ci rimanda immediatamente a Maria, la cui grandezza nell’Annunciazione è quella di scegliere di lasciarsi trasformare dallo Spirito. Una trasformazione che gli darà una vita nuova, capace di accogliere il Figlio di Dio, di riconoscere da subito la sua figliolanza divina ‘conservando e meditando nel suo cuore ogni cosa’, di stimolare Gesù a Cana a iniziare un cammino a favore degli uomini, di seguirlo con discrezione sulle strade di Galilea fino sotto la Croce, di accogliere una storia nuova, la storia di una comunità cristiana, la storia della Chiesa, di cui è Madre. “Nascere dall’alto” è l’impegno di ogni cristiano battezzato e illuminato dallo Spirito e di noi presbiteri, che con la consacrazione rinnoviamo l’impegno di evangelizzare, perché lo Spirito è sceso su di noi. Un’evangelizzazione nuova oggi, alla luce dei tempi e delle situazioni, ma che ha sempre le caratteristiche della prima comunità cristiani, dove Maria e gli apostoli erano “un cuor solo e un’anima sola”. E’ questo stile apostolico che Maria chiede ancora a noi oggi, con la stessa passione con cui gli apostoli illuminati dallo Spirito hanno iniziato a predicare a tutti e in tutto il mondo. La preghiera a Maria è uno dei punti fermi nella vita della Chiesa, alla luce della teologia del capitolo VIII della Costituzione Lumen gentium, che ci ricorda come “Questo culto, quale sempre è esistito nella Chiesa sebbene del tutto singolare, differisce essenzialmente dal culto di adorazione reso al Verbo incarnato cosi come al Padre e allo Spirito Santo, ed è eminentemente adatto a promuoverlo. Infatti le varie forme di devozione verso la madre di Dio, che la Chiesa ha approvato, mantenendole entro i limiti di una dottrina sana e ortodossa e rispettando le circostanze di tempo e di luogo, il temperamento e il genio proprio dei fedeli, fanno si che, mentre è onorata la madre, il Figlio, al quale sono volte tutte le cose (cfr Col 1,15-16) e nel quale «piacque all'eterno Padre di far risiedere tutta la pienezza» (Col 1,19), sia debitamente conosciuto, amato, glorificato, e siano osservati i suoi comandamenti” (L.G. 66). La devozione a Maria caratterizza anche la vita della nostra Chiesa di Ferrara-Comacchio, come testimoniano i molti altari e segni mariani e, soprattutto, la molteplicità delle chiese parrocchiali dedicate a Maria: Immacolata, Assunta, Addolorata, all’Annunciazione e alla Visitazione, alla Madonna del salice, del Poggetto, in Aula regia o del salice, solo per ricordare alcuni titoli. Chiediamo oggi a Maria, cari fratelli e sorelle, cari confratelli, di accompagnarci in questo cammino di nuova evangelizzazione, di camminare insieme in questa stagione di riforma della Chiesa, accompagnati da Lei come ha fatto con gli apostoli, con “un cuor solo e un’anima sola”. Così sia.

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