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Maria Assunta accompagni il cammino della nostra Chiesa: omelia di mons. Perego

Oggi, domenica 15 agosto, alle 18.30 l'Arcivescovo di Ferrara-Comacchio S. E. Mons. Gian Carlo Perego ha riaperto ufficialmente la chiesa parrocchiale di Porto Garibaldi dopo i lavori di ristrutturazione.

Programma

Ore 18.00 presentazione lavori e saluti autorità sul piazzale 18.30 S. Messa 19.30 rinfresco

***

Porto Garibaldi, 15 agosto 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, cari confratelli celebriamo oggi la solennità di Maria Assunta in cielo, una verità che vede in Maria il nostro destino che non si chiude con la morte, ma che si apre alla vita eterna. La chiesa, ogni chiesa è il luogo che ci ricorda come la nostra vita ha un ‘oltre’, soprattutto nella celebrazione dell’Eucaristia, pane del cammino, pane di vita eterna. Questa chiesa oggi riaperta nel giorno dedicato a Maria Assunta in cielo ci ricorda questa verità della nostra esistenza. Saluto e ringrazio le autorità civili e militari, le maestranze presenti che, in diversi modi, hanno accompagnato questo nostro importante lavoro di ristrutturazione di un edificio di architettura contemporanea costruito nell’anno 1948 e intitolato, come la precedente chiesa ottocentesca distrutta nel 1944 dagli eventi bellici, all’Immacolata Concezione di Maria: un edificio sacro bisognoso di interventi urgenti, resi possibili grazie al contributo della Chiesa italiana dell’8 per 1000, all’aiuto delle istituzioni e delle maestranze, alla generosità dei fedeli di Porto Garibaldi e dei turisti, che numerosi trovano ogni anno in questi nostri Lidi non solo un luogo di riposo e di vacanza, ma anche di preghiera e di vita spirituale. Un fraterno saluto e un particolare ringraziamento a don Claudio, che ha seguito con passione i lavori e a don Leonora: entrambi dal 1 settembre saranno destinati a una nuova parrocchia.

La pagina dell’Apocalisse che abbiamo ascoltato ci parla di una ‘donna vestita di sole’, ‘incinta’, che ‘gridava per le doglie e il travaglio del parto’ e che ‘partorisce un figlio maschio. L’Apocalisse non parla di una donna immaginaria, ma di Maria, della sua gravidanza, della sua umanità; dei suoi dolori e dei rischi che il bambino che nasceva da lei fosse ucciso; la fuga in Egitto. L’apostolo Giovanni rilegge in questa maniera la nascita e l’infanzia di Gesù, descritta da Matteo e Luca, rilegge il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio. Maria è all’inizio della storia della salvezza, al centro del mistero pasquale, sotto la Croce, all’inizio della vita della Chiesa, a Pentecoste e nella casa del Padre. Maria è il modello di una fede semplice e concreta, è una donna di casa e di Chiesa, è una madre: è una di noi e tra noi. La pagina evangelica di Luca ci presenta i tratti di questa sua umanità nell’episodio della visita ad Elisabetta, in questo bellissimo e toccante incontro tra due future madri. Questa visita non è solo un gesto di carità, ma rivela lo stile di Dio, che non sequestra le persone, ma le rende ‘serve’ della vita, dell’umanità. Il canto di Maria, il Magnificat, che recitiamo ai Vespri di ogni sera, rivela come Dio realizza grandi cose con gli umili, disperde i prepotenti soccorre, regala la sua misericordia. Dio non accetta la violenza, la prevaricazione, la prepotenza, l’esclusione, il disprezzo, le disuguaglianze. Nel nostro cammino in questo mondo, fatto di gioie e speranze, tristezze e angosce, Dio ci regala una Madre, di nome Maria. “Ella ha ricevuto sotto la Croce questa maternità universale (cfr. Gv 19,26) e la sua attenzione è rivolta non solo a Gesù ma anche al «resto della sua discendenza» (Ap 12,17) – scrive Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti. Con la potenza del Risorto, vuole partorire un mondo nuovo, dove tutti siamo fratelli, dove ci sia posto per ogni scartato delle nostre società, dove risplendano la giustizia e la pace” (F.T.278). La chiesa, ogni chiesa è il luogo dove non solo si canta il Magnificat di Maria, ma s’impara e s’incarna una cultura e uno stile dell’incontro e non dello scontro, del dialogo sociale, dell’accoglienza. La chiesa non accetterà mai di essere un luogo chiuso, per pochi, ma un luogo aperto, pubblico, dove ognuno ritrova una casa tra le case. Cristo risorto, ci ricorda l’apostolo Paolo nella pagina di oggi ai Corinzi, è la garanzia della verità di uno stile di vita cristiano, incarnato per primo da Maria, che vince la morte e crea futuro. E’ uno stile all’insegna della fraternità, da costruire nelle pieghe di ogni stagione della storia, anche non facili, da costruire adesso, come ci ricorda Papa Francesco: “La fraternità non è solo il risultato di condizioni di rispetto per le libertà individuali, e nemmeno di una certa regolata equità. Benché queste siano condizioni di possibilità, non bastano perché essa ne derivi come risultato necessario. La fraternità ha qualcosa di positivo da offrire alla libertà e all’uguaglianza. Che cosa accade senza la fraternità consapevolmente coltivata, senza una volontà politica di fraternità, tradotta in un’educazione alla fraternità, al dialogo, alla scoperta della reciprocità e del mutuo arricchimento come valori? Succede che la libertà si restringe, risultando così piuttosto una condizione di solitudine, di pura autonomia per appartenere a qualcuno o a qualcosa, o solo per possedere e godere”. La fraternità è una prospettiva del vivere ecclesiale e sociale che chiede la responsabilità di tutti. Cari fratelli e sorelle, il dono della riapertura di una chiesa è il dono di una casa tra le nostre case dove il Signore non solo ci incontra, ma crea un nuovo stile e una nuova cultura dell’incontro. Maria, Madre di Dio e della Chiesa, Immacolata, a cui è dedicata questa chiesa è un modello per il nostro vivere da fratelli e sorelle. A Lei ci rivolgiamo con la preghiera di Papa Francesco, posta al termine dell’enciclica Lumen fidei: “A Maria, madre della Chiesa e madre della nostra fede, ci rivolgiamo in preghiera. Aiuta, o Madre, la nostra fede! Apri il nostro ascolto alla Parola, perché riconosciamo la voce di Dio e la sua chiamata. Sveglia in noi il desiderio di seguire i suoi passi, uscendo dalla nostra terra e accogliendo la sua promessa. Aiutaci a lasciarci toccare dal suo amore, perché possiamo toccarlo con la fede. Aiutaci ad affidarci pienamente a Lui, a credere nel suo amore, soprattutto nei momenti di tribolazione e di croce, quando la nostra fede è chiamata a maturare. Semina nella nostra fede la gioia del Risorto. Ricordaci che chi crede non è mai solo. Insegnaci a guardare con gli occhi di Gesù, affinché Egli sia luce sul nostro cammino. E che questa luce della fede cresca sempre in noi, finché arrivi quel giorno senza tramonto, che è lo stesso Cristo, il Figlio tuo, nostro Signore! Così s

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