• Redazione

Maria accompagna il pianto con la consolazione e la misericordia: omelia di mons. Perego

Giornata del malato

Ospedale di Cona (Fe) - Concattedrale di Comacchio, 11 febbraio 2022


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, celebriamo oggi in tutte le chiese in Italia la Giornata del malato. Sono passati trent’anni da quando San Giovanni Paolo II ha istituito questa Giornata. Celebriamo questa giornata nella memoria della prima delle apparizioni a Lourdes, l’11 febbraio 1858, a Bernardette. E celebriamo questa Giornata e questa memoria in un tempo in cui la sofferenza unita alla paura, alla distanza segnano ancora le nostre giornate, la nostra vita. Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio. La pagina del profeta Isaia è un invito alla gioia, che nasce dall’incontro con il Signore che ci nutre e ci cura; come una madre ci allatta e ci porta in braccio, ci accarezza sulle sue ginocchia. Dio è un Padre e una Madre che consola. La consolazione è uno dei doni più importante che Dio regala nella storia della salvezza, perché tocca un aspetto importante della vita dell’uomo, quale è la sofferenza. La consolazione è anche uno dei tratti della vita di Gesù, fin dall’inizio del suo ministero, che corrisponde alla partecipazione alle nozze di Cana, il cui racconto abbiamo riascoltato nella pagina di Giovanni. E la consolazione diventa anche uno dei tratti, delle beatitudini evangeliche: “Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati”. Consolare significa allora – come ci ricorda Papa Francesco nell’esortazione Gaudete et exultate – “avere il coraggio di condividere la sofferenza altrui e smettere di fuggire dalle situazioni dolorose. In tal modo scopre che la vita ha senso nel soccorrere un altro nel suo dolore, nel comprendere l’angoscia altrui, nel dare sollievo agli altri. Questa persona sente che l’altro è carne della sua carne, non teme di avvicinarsi fino a toccare la sua ferita, ha compassione fino a sperimentare che le distanze si annullano” (G.E. 76). Consolare è un impegno che chiede prossimità, solidarietà, misericordia. In questo tempo di pandemia abbiamo scoperto l’importanza di questa prossimità consolante e misericordiosa, che talora sostituiva anche relazioni impossibili, distanze, comprendendo come alcuni luoghi come l’ospedale, la casa di cura, diventano spazi di consolazione, oltre che di cura, case dove il dolore delle persone diventa familiare, luoghi di fraternità e di misericordia. E in questa esperienza cristiana della consolazione Maria è Madre e maestra, come ci ricorda l’episodio delle nozze di Cana, perché comprende il dolore e la sofferenza umana, anzi la abita. Ogni santuario mariano, a partire da Lourdes, è un luogo abitato dalla consolazione che Maria, Madre e discepola, ci regala. “Lei ha vissuto come nessun altro le Beatitudini di Gesù. Ella è colei che trasaliva di gioia alla presenza di Dio, colei che conservava tutto nel suo cuore e che si è lasciata attraversare dalla spada – ci ricorda ancora Papa Francesco nell’esortazione Gaudete et exultate. È la santa tra i santi, la più benedetta, colei che ci mostra la via della santità e ci accompagna. Lei non accetta che quando cadiamo rimaniamo a terra e a volte ci porta in braccio senza giudicarci. Conversare con lei ci consola, ci libera e ci santifica. La Madre non ha bisogno di tante parole, non le serve che ci sforziamo troppo per spiegarle quello che ci succede. Basta sussurrare ancora e ancora: «Ave o Maria…». E l’Ave Maria è a preghiera che Maria recita a Lourdes con Bernardetta. Come il Rosario diventa la preghiera della consolazione. A Lourdes, i malati nell’anima e nel corpo, scoprono questa preghiera come una catena che li lega a una madre, Maria, come un canto di consolazione. A Lourdes ogni persona, impara che la sofferenza, la precarietà è una dimensione della nostra vita, impara la realtà della sofferenza. Al tempo stesso, a Lourdes s’impara “che la sofferenza non può essere eliminata, ma può ricevere un senso, può diventare atto di amore, affidamento alle mani di Dio che non ci abbandona e, in questo modo, essere una tappa di crescita della fede e dell’amore -c come ricorda Papa Francesco nell’enciclica Lumen fidei. Contemplando l’unione di Cristo con il Padre, anche nel momento della sofferenza più grande sulla croce (cfr Mc 15,34), il cristiano impara a partecipare allo sguardo stesso di Gesù” (Papa Francesco, Lumen fidei, 57).

Cari fratelli e sorelle, chiediamo al Signore, per intercessione di Maria, invocata come la Beata Vergine di Lourdes, di riempire questo tempo di sofferenza e di precarietà come un tempo di consolazione e di misericordia. Oltre ai malati, un pensiero particolare oggi lo rivolgiamo ai nostri operatori sanitari, a cui rivolgiamo le parole di Papa Francesco, nel messaggio per questa Giornata: “Cari operatori sanitari, il vostro servizio accanto ai malati, svolto con amore e competenza, trascende i limiti della professione per diventare una missione. Le vostre mani che toccano la carne sofferente di Cristo possono essere segno delle mani misericordiose del Padre. Siate consapevoli della grande dignità della vostra professione, come pure della responsabilità che essa comporta”. La Beata Vergine Maria di Lourdes ci accompagni e ci protegga. Così sia.

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