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Madonna del Rosario, prega per noi: omelia di mons. Perego

Aggiornato il: 23 dic 2019

Bosco Mesola, 7 ottobre 2019

S.E. Mons. Gian Carlo Perego Arcivescovo di Ferrara-Comacchio Cari fratelli e sorelle di Bosco Mesola, ci ritroviamo insieme oggi per celebrare Maria, Madre di Dio e Madre della Chiesa, invocata in questa comunità come Madonna del Rosario. Ringrazio don Francesco per l’invito e le autorità per la presenza alla celebrazione. L’ascolto della Parola, la preghiera comune oggi si unisce alla processione, per rendere ancora più vicina la Madonna alle nostre case, ai nostri boschi e alle nostre acque, luoghi della nostra vita quotidiana. La pagina evangelica di Luca oggi ci ha fatto rivedere l’episodio dell’Annunciazione e riascoltare le parole dell’angelo e di Maria. L’Annunciazione celebra l’Incarnazione del Verbo. Dio Padre decide di regalare un Figlio all’umanità, un figlio che cresce nel grembo di una donna, Maria. L’Annunciazione è l’incontro tra la grazia di Dio e la libertà di una donna, tra lo Spirito, cioè l’Amore di Dio e il sì di una donna, che accoglie la volontà di Dio e si apre alla vita. Il Rosario – “preghiera evangelica”, come disse San Paolo VI -, inizia con l’Annunciazione per aiutarci a ripercorrere gli avvenimenti principali della vita di Gesù e di sua Madre, nella sua “triplice ripartizione: umiliazione, morte, esaltazione”, ha scritto sempre San Paolo VI nell’esortazione apostolica Marialis cultus (nn. 45-46). Scegliendo come patrona la Madonna del Rosario - prima pregata in un’immagine appesa a un grande leccio nella località del Dosso grande e, poi, dal 1852 in questa chiesa - avete scelto come comunità di essere accompagnati dalla principale testimone della vita di Gesù, della Passione, morte e risurrezione di Gesù. Guardare a Maria impegna, perché Maria ascolta il Signore, medita le sue parole, chiede aiuto a Gesù, soffre con il Figlio. Dopo l’Annunciazione, addirittura Maria corre, “in fretta” con Gesù in grembo ad aiutare la cugina Elisabetta: la vita aiuta la vita, sempre. Anzitutto impariamo da Maria, Madonna del Rosario, ad ascoltare il Signore. Quante, troppe volte trascuriamo questo ascolto della Parola di Dio. Papa Francesco, la scorsa settimana, ha deciso di dedicare la terza domenica del Tempo per Annum alla Parola di Dio, perché rischiamo di avere la Bibbia in casa, ma di non leggerla mai, rischiamo di ascoltare le parole delle persone, che spesso ci ingannano e tradiscono, piuttosto che la Parola di Dio: rischiamo di non ascoltare il Signore. La nostra fede si indebolisce senza l’ascolto della Parola di Dio. Leggerla personalmente a casa, ascoltarla nella celebrazione eucaristica ogni Domenica, affidarsi alla Parola in diverse occasioni della nostra vita significa, come Maria, fidarci del Signore più che di altri. Impariamo da Maria, Madonna del Rosario, anche a meditare la Parola di Dio, cioè a conservarla nel nostro cuore, così che ogni decisione, ogni scelta della vita sia fatta in compagnia del Signore. Meditiamo la Parola quando ascoltiamo l’omelia, ci ricorda Papa Francesco; meditiamo la Parola di Dio prima della Celebrazione della penitenza; meditiamo la Parola di Dio nei momenti di catechesi e nei gruppi biblici; meditiamo la Parola di Dio anche quando recitiamo il Rosario. La Parola di Dio non è come le parole degli uomini: quando entra nel nostro cuore ci trasforma, ci cambia, sempre in meglio, ci dona umanità, come ci ricorda l’Annunciazione e la visita ad Elisabetta di Maria. Impariamo da Maria, Madonna del Rosario, a pregare, a chiedere aiuto a Gesù, come Lei ha fatto a Cana e dove Gesù ha compiuto il suo primo miracolo. I santuari, luogo popolare di fede, sono la dimostrazione di come attraverso Maria la grazia, le grazie hanno raggiunto tante persone, famiglie e comunità. La Madonna del Rosario è anche la Madre delle Grazie, che ottiene per noi da suo Figlio. La preghiera è stata la forza di Maria e può essere la nostra forza nella vita quotidiana, perché ci rende presente, familiare, seduto accanto a noi, come accanto a Maria a Cana, Gesù Cristo. Impariamo da Maria, Madonna del Rosario, anche a soffrire. I misteri del Rosario sono anche dolorosi, perché ricordano la sofferenza di Gesù, ma anche la sofferenza di Maria sulla via della Croce, sotto la Croce. Maria sente la sofferenza di suo Figlio, vede la morte del Figlio, come tante madri anche oggi. La sofferenza segna la nostra vita, la vita delle famiglie e Maria la sentiamo particolarmente vicina in queste occasioni, la sentiamo anche nostra Madre. Maria, dopo la morte del Figlio, come abbiamo ascoltato dalla pagina degli Atti degli Apostoli, non si ritira, ma inizia un’esperienza nuova con i discepoli, “perseveranti e concordi nella preghiera”. Con i discepoli Maria inizia la vita della Chiesa, la vita della comunità. Madre della Chiesa, invita anche noi a sentirci parte di una comunità che ascolta la Parola, celebra l’Eucaristia, vive la carità. Come Maria dobbiamo sentire la Chiesa la nostra casa, sentire la Chiesa il luogo che ci aiuta a sentirci e a vivere come figli di Dio, il nostro Battesimo. Cari fratelli e sorelle, non sentite la Chiesa solo un luogo, ma sentitela una famiglia, come ha fatto Maria dopo la Pasqua. Concludo, cari fratelli e sorelle, pregando con voi Maria, Madonna del Rosario e ricordando le belle parole di Papa Francesco nell’esortazione Gaudete et exsultate, dedicata alla chiamata alla santità di tutti noi: “(Maria) ha vissuto come nessun altro le Beatitudini di Gesù. Ella è colei che trasaliva di gioia alla presenza di Dio, colei che conservava tutto nel suo cuore e che si è lasciata attraversare dalla spada. È la santa tra i santi, la più benedetta, colei che ci mostra la via della santità e ci accompagna. Lei non accetta che quando cadiamo rimaniamo a terra e a volte ci porta in braccio senza giudicarci. Conversare con lei ci consola, ci libera e ci santifica. La Madre non ha bisogno di tante parole, non le serve che ci sforziamo troppo per spiegarle quello che ci succede. Basta sussurrare ancora e ancora: «Ave o Maria…»” (G.E 176).

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