• Redazione

Lo stile della fraternità e della comunione: omelia di mons. Perego

XIV Domenica del Tempo Ordinario


Lido Pomposa-Scacchi, 5 luglio 2020


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Un caro e fraterno saluto a tutti voi, cari fratelli e sorelle. Come ogni anno ci incontriamo su questo Lido, in questa chiesa per lodare e ringraziare il Signore, dopo mesi non facili che hanno limitato gli incontri e anche condizionato le vacanze e il turismo in questo nostro angolo del mare Adriatico. Per questo, saluto in particolare i turisti e le loro famiglie che hanno scelto di ritornare tra noi, mantenendo quel legame familiare con questa nostra terra e questo nostro mare.

La Parola di Dio di questa Domenica, Giorno del Signore, nella pagina del profeta Zaccaria che abbiamo ascoltato, ci invita anzitutto alla gioia, perché il Signore, come re, è tra noi e cambia la nostra vita, perché fa finire la guerra e ci regala la pace. Il re di cui parla il profeta Zaccaria prefigura Gesù Cristo che tra i doni pasquali, domenicali dona proprio la pace. Con la pace abbiamo, infatti, iniziato questa Eucaristia e con la pace ci prepariamo ad accostarci a Gesù. Senza la pace nel cuore rischiamo di tradire l’Eucaristia, segno di fraternità, vincolo di pace. “Non a caso – ha scritto San Giovanni Paolo II nella sua lettera enciclica sull’Eucaristia – il termine comunione è diventato uno dei nomi specifici di questo eccelso Sacramento” (Ecclesia de Eucaristia, 34). L’Eucaristia crea comunione ed educa alla pace come afferma S. Agostino, in un discorso citato da san Giovanni Paolo II: “Cristo Signore… consacrò sulla sua mensa il mistero della nostra pace e unità. Chi riceve il mistero dell’unità, ma non conserva il vincolo della pace, riceve non un mistero a suo favore, bensì una prova contro di sé” (Ecclesia de Eucaristia, n. 40).

Questa pace, questa comunione è un dono dello Spirito – ci ricorda l’apostolo Paolo nella pagina della lettera ai Romani. Con il Battesimo e la Cresima lo Spirito abita in noi e ci spinge a uno stile di vita rinnovato, non “secondo la carne” – per usare l’immagine dell’apostolo – ma “secondo lo Spirito”. Cosa significa questa espressione di Paolo di non vivere “secondo la carne”, ma secondo lo Spirito? Significa vivere da risorti in Cristo, costruire la nostra vita non secondo una visione materialista, egoista, ma facendo nostri – per usare sempre un’espressione paolina – “i sentimenti di Gesù”. Vivere in Cristo significa vivere seguendo il binario dell’amore a Dio e dell’amore al prossimo, costruire la duplice relazione con Dio e con il prossimo. Il Battesimo e la Cresima sono i sacramenti che ci introducono e confermano in questa via dell’amore e della comunione che trova nell’Eucarestia domenicale la sua fonte e il suo culmine. Alimentiamo, cari fratelli e sorelle, i doni e le grazie di questi sacramenti che abbiamo ricevuto così da camminare, da correre da cristiani, da figli di Dio nella vita quotidiana.

La pagina evangelica di Matteo ci ricorda e ripropone una preghiera di Gesù. Nella preghiera ritroviamo da una parte la relazione filiale di Gesù con Dio, dall’altra l’affermazione della paternità di Dio, che caratterizza la nostra fede cristiana. La novità straordinaria della fede cristiana è considerare il Signore del cielo e della terra, il Creatore, come Padre. La preghiera del Padre nostro, che recitiamo in ogni Eucaristia, ci ricorda che il nostro legame con Dio ha questa qualità familiare, paterna. L’affermazione di Dio come Padre ha due conseguenze immediate. Anzitutto considerare ogni uomo un fratello. Dall’altra considerare il mondo la nostra casa, una famiglia, una sola famiglia umana. Nel Magistero post-conciliare da san Paolo VI a papa Francesco ritorna continuamente il messaggio che la conseguenza del professare Dio come Padre è quella di costruire una sola famiglia umana. In questo senso, l’impegno per la pace, l’impegno e la lotta contro ogni discriminazione e per la giustizia, il cammino ecumenico, le opere di carità, le iniziative di dialogo e di fraternità. Tutto ciò che divide, tutto ciò che separa, tutto ciò che allontana, tutto ciò che dimentica gli altri non aiuta a costruire fraternità, disconosce la paternità di Dio.

Da qui l’invito finale di Gesù: “venite a me, voi tutti”. Tutti sono invitati a far parte di questo nuovo popolo di Dio Padre. Soprattutto chi è “affaticato, oppresso” è chiamato a far parte di questa fraternità. Soprattutto i piccoli, i poveri, i peccatori sono chiamati a riconoscere e partecipare a questa fraternità che è la Chiesa, di cui l’Eucaristia è sacramento.

Cari fratelli e sorelle, raccogliamo l’invito del Signore nel Vangelo di oggi a riconoscere il Padre e a riconoscerci figli, a costruire relazioni e legami familiari, sociali ed ecclesiali all’insegna della pace e della comunione. Chiediamo perdono per tutte le volte che le nostre parole e i nostri gesti nei luoghi della nostra vita hanno reso difficili i rapporti, costruito tensione, offeso il prossimo, così che maturi in noi la consapevolezza che la fraternità è lo stile di vita cristiano. Così sia.

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