• Redazione

Lo sguardo al Crocifisso del card. Carlo Caffarra: omelia di mons. Perego

Ferrara, 6 novembre 2020


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, celebriamo insieme la novena dei morti e in questo nostro tempo di preghiera e di memoria ricordiamo questa sera il mio amato predecessore S.E. il card. Carlo Caffarra, che ci ha lasciato nel 2017. Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio, Parola che ha sempre guidato il cammino di fede del card. Caffarra. La pagina dell’apostolo Paolo ci invita ad essere suoi imitatori, contemplando la croce di Cristo. Se il nostro sguardo va altrove, “alle cose della terra”, rischiamo di perdere la nostra vita. Su questa terra, ricorda Paolo, siamo come pellegrini, perché la nostra cittadinanza è nei cieli, dove il Salvatore Gesù Cristo ci trasfigurerà, conformando il nostro corpo al suo corpo glorioso. E’ l’immagine della vita eterna. Anche il cammino del card. Caffarra ha sempre guardato in alto, sentendo la provvisorietà della cittadinanza terrena. Un cammino con lo sguardo continuamente rivolto alla Croce di Cristo. Nella lettera pastorale per l’Anno Santo del 2000 l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio Caffarra chiedeva di vivere il Giubileo in modo tale che si realizzi in ciascuno la profezia: "volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto" (Zac. 12,10). Commentando questo invito, in una riflessione all’Università di Ferrara, il 10 aprile del 2000, scriveva che “la "Parola della Croce" (cfr. 1Cor 1,18) ci dice due verità intimamente connesse: la verità su Dio, e la verità sull’uomo. La Croce svela, in primo luogo, la logica interna all’articolo specifico della nostra fede: "il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi" (Gv 1,14). E’ la logica della condivisione della nostra condizione umana, che consiste nella partecipazione alla stessa natura umana: nell’avvenimento della Incarnazione si mostra che Dio è veramente interessato alla nostra vicenda ed ai nostri casi umani, fino al punto da venire a viverli Egli stesso”. Oltre che segno dell’Incarnazione di Dio la Croce è anche rivelazione della natura profonda dell’uomo. Gesù è ‘l’uomo’ – ‘Ecco l’uomo’ grida Pilato. “Nella luce della Croce - affermava il card. Caffarra - vengo a sapere le due verità più paradossali dell’uomo: l’uomo è l’essere più a rischio in tutto il creato; l’uomo è l’essere più grande di tutto il creato. Nessuno e niente umilia ed esalta maggiormente l’uomo della Croce di Cristo: togli la Croce, e l’uomo si infrangerà o contro lo scoglio della disperazione o contro lo scoglio dell’autoesaltazione. La coscienza della miseria drammatica dell’uomo e della sua incomparabile dignità è parte integrante della fede cristiana incentrata nel mistero della Croce”. Sono parole importanti anche oggi, in questo tempo dove la pandemia ha fatto scoprire al tempo stesso la povertà e il limite dell’uomo – nella malattia diffusa e nelle tante morti improvvise – ma anche la grandezza dell’uomo, nei tanti gesti di gratuità e di donazione di tante persone. Guardando il Crocifisso ogni uomo, come il buon Ladrone, si salva dalla perdizione, si trasfigura, guadagna la cittadinanza celeste, guadagna il Paradiso. La pagina evangelica di Luca ricorda la parabola dell’amministratore scaltro, che però nel bisogno comprende il valore della condivisione. La parabola si conclude ricordando che i figli di questo mondo … sono più scaltri dei figli della luce”. Al centro della parabola c’è l’uso del denaro e come non si possa servire Dio e il denaro. L’esempio della condivisione trova nella parabola del buon Samaritano, parabola che Papa Francesco ha scelto di commentare nell’enciclica Fratelli tutti, la sua più chiara esplicitazione. Il Samaritano è l’uomo che condivide un viaggio di lavoro, lo stesso cammino, il tempo, il denaro: è il testimone della condivisione, della carità concretamente vissuta, è il testimone della fraternità. La condivisione, l’uso del denaro deve guardare soprattutto a chi è debole, malato, ai Crocifissi di oggi, mentre in realtà stiamo vedendo che l’economia, “l’impero del denaro” – come ricorda Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti - ha il sopravvento sull’umanità. E’ un pericolo di cui ancora l’Arcivescovo Caffarra ci rendeva attenti in un omelia pasquale all’Ospedale S. Anna, il 26 marzo del 1997: “Davanti al Signore nessuno ha il diritto di giudicare nessuno. Ciascuno esamini se stesso, ben consapevole che la persona umana, ogni persona umana, la persona del malato è, deve essere “fuori bilancio”, semplicemente perché essa gode di un primato assoluto”. E concludeva: “Esiste una riforma che non costa denaro, ma che è la più importante: la riforma dei rapporti personali”. Questo primato della persona, di ogni persona di qualunque età, deve essere salvaguardato anche in questo tempo difficile, perché le cure ai malati non rischino di essere trascurate o selettive, subordinate all’economia.

Cari fratelli e sorelle, nel ricordo del card. Caffarra, Arcivescovo della nostra Chiesa Ferrara-Comacchio e poi della Chiesa di Bologna, chiediamo al Signore che il nostro sguardo al Crocifisso ci renda capaci di una gerarchia delle verità e dei valori, che mettano sempre al centro la dignità e il rispetto della persona, soprattutto quando è debole e malata. Così sia.


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