• Redazione

Libertà e responsabilità di fronte alla vita: omelia di mons. Perego

Giornata per la vita


Ferrara, Basilica di San Francesco, 7 febbraio 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, da 43 anni la prima domenica di febbraio è dedicata nella Chiesa italiana alla Giornata per la vita. Ci mettiamo anzitutto in ascolto della Parola di vita. La Parola di Dio ci fa riascoltare i dubbi di Giobbe: l’uomo non rischia forse di essere come un mercenario al servizio della terra, provato dalle illusioni e dagli affanni, che vede scorrere davanti a se i giorni “senza un filo di speranza?”. E Giobbe conclude che la vita è come ‘un soffio’. Questa nostra vita è un cammino veloce, che può essere vissuta solo se guardiamo al Creatore e Signore della storia, che non solo ha donato la vita all’uomo, ma l’ha rinnovata, redenta con il dono di suo Figlio. E il dono della vita diventa anche per il cristiano la misura della sua esperienza di fede, come ci ricorda l’apostolo Paolo: “mi sono fatto servo di tutti… mi sono fatto debole, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno”. E’ il criterio dell’amore che guida la vita e salva le vite. “La statura spirituale di un’esistenza umana è definita dall’amore – scrive papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti -, che in ultima analisi è il criterio per la decisione definitiva sul valore o il disvalore di una vita umana. Tuttavia, ci sono credenti che pensano che la loro grandezza consista nell’imporre le proprie ideologie agli altri, o nella difesa violenta della verità, o in grandi dimostrazioni di forza. Tutti noi credenti dobbiamo riconoscere questo: al primo posto c’è l’amore, ciò che mai dev’essere messo a rischio è l’amore, il pericolo più grande è non amare (cfr 1 Cor 13,1-13)” (F.T. 92). La vita cresce sull’amore, libero e responsabile. Libertà e responsabilità – ci ricordano i Vescovi italiani nel Messaggio per la Giornata per la vita di quest’anno - camminano insieme. La libertà è autentica “nella prospettiva di un suo esercizio a servizio della vita: la libertà non è il fine, ma lo “strumento” per raggiungere il bene proprio e degli altri, un bene strettamente interconnesso”. Una libertà che sceglie l’egoismo condiziona anche l’accoglienza e il rispetto della vita dalla nascita fino al suo termine: “Una cultura pervasa di diritti individuali assolutizzati rende ciechi e deforma la percezione della realtà, genera egoismi e derive abortive ed eutanasiche, interventi indiscriminati sul corpo umano, sui rapporti sociali e sull’ambiente. Del resto, la libertà del singolo che si ripiega su di sé diventa chiusura e violenza nei confronti dell’altro”. Per questa ragione la libertà cammina insieme alla responsabilità. “La responsabilità è disponibilità all’altro e alla speranza, è apertura all’Altro e alla felicità” – scrivono i Vescovi. “Responsabilità significa andare oltre la propria libertà per accogliere nel proprio orizzonte la vita di altre persone. Senza responsabilità, libertà e vita sono destinate a entrare in conflitto tra loro; rimangono, comunque, incapaci di esprimersi pienamente”. La responsabilità cresce nelle scelte di ogni giorno - familiari, economiche e politiche - che sono sempre al servizio della vita: senza discriminazioni, senza esclusioni, senza mistificazioni. Non si può scegliere di difendere la vita nascente e dimenticare le morti innocenti; non si può scegliere di difendere la vita dei giovani e dimenticare quella degli anziani; non si può scegliere la vita per gli amici e la morte per i nemici. La vita chiede libertà e responsabilità verso tutti. “Solo considerando la “persona” come “fine ultimo” sarà possibile rigenerare l’orizzonte sociale ed economico, politico e culturale, antropologico, educativo e mediale”. Non dobbiamo tacere ogni attacco alla persona, perché è un attacco alla vita. E in questo tempo di pandemia c’è il rischio che la vita sia sacrificata in tanti modi. Da qui l’esempio di Gesù che si rende vicino alla suocera di Pietro e la guarisce. La prossimità genera salute e vita; la distanza genera malattia e morte. Cari fratelli e sorelle, la storia della carità cristiana è una storia di prossimità come frutto della libertà in Cristo e dell’amore ai fratelli che diventa impegno responsabile per il bene comune, seguendo le virtù cardinali della prudenza, della giustizia, della fortezza e della temperanza: la prudenza, cioè la capacità di discernere tra il bene e il male, tra il vero e il falso per tutelare la vita; la giustizia, cioè la volontà di operare il bene nei confronti di Dio, di noi stessi e degli altri, per non sacrificare la vita; la fortezza, cioè il coraggio e la fermezza di perseguire il bene e difendere la vita; la temperanza, cioè il dominio responsabile sul desiderio e sul piacere per non sacrificare la vita. Cari fratelli e sorelle, chiediamo al Signore di maturare in noi questa libertà e responsabilità al servizio della vita, che significa mettere al primo posto gli altri e non noi stessi, i nostri progetti, le nostre esigenze. Ogni vita nasce da un gesto di libertà che si apre all’amore. Un mondo, una città chiusa non aprono le loro porte alla vita; un mondo, una città aperti aprono sempre le loro porte alla vita.

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