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Lettera di Mons. Perego ai sacerdoti: un tempo nuovo di vita ecclesiale

Ferrara, 7 maggio 2020

S. Maurelio, Vescovo e Martire

Cari confratelli,

con lunedì 18 maggio inizia un tempo nuovo, non solo per la vita sociale delle nostre città e dei paesi, ma anche per le nostre comunità parrocchiali. Il Covid 19 ha investito la vita sociale e culturale, economica e politica, la vita della città e, nella città, della Chiesa: limitandone per mesi gli spazi di vita, i tempi e i luoghi della celebrazione e della formazione, le relazioni sociali ed ecclesiali.

Le scelte assunte sono nate da due motivi: la non conoscenza degli effetti e della cura del virus; il grande numero di contagiati e di morti. E di fronte a queste scelte anche la Chiesa ha agito con prudenza e responsabilità, obbedendo alle norme stabilite. Il tempo nuovo che inizia non vede scomparire la paura e la realtà del contagio, neppure vede già una cura, ma solo una diminuzione dei contagi e una più consapevole conoscenza, insieme a diffusi strumenti di distanziamento sociale e di tutela, sia della salute che della vita.

E in questo nuovo tempo le nostre libertà, anche la libertà religiosa, precedentemente limitate in coscienza e in obbedienza alle leggi per tutelare la salute e la vita delle persone, possono essere esercitate, ma con il rispetto di alcune norme comuni, mantenendo la stessa prudenza, obbedienza e responsabilità. In quanto responsabile legale della parrocchia, il parroco è anche il responsabile per la sicurezza in questo tempo particolare.

Le regole delle celebrazioni e la preparazione della chiesa

Le nostre chiese, che sono rimaste aperte alla preghiera personale e alla celebrazione del sacramento della Riconciliazione, potranno essere aperte anche alla partecipazione dei fedeli alla celebrazione dell’Eucarestia e alle altre celebrazioni dei Sacramenti, tranne che per il sacramento della Confermazione. La partecipazione dei fedeli chiede, però, di continuare a mantenere alcune disposizioni che già erano state indicate:

- togliere l’acqua santa dalle acquasantiere;

- evitare il segno della pace;

- dare la comunione sulla mano;

- la comunione per intinzione da parte dei concelebranti e il consumo del vino e la purificazione del calice da parte dell’ultimo concelebrante o del diacono.

A queste disposizioni si aggiungono altre indicazioni – che siamo chiamati a rispettare per essere in regola di fronte a controlli dell’autorità competente civile e canonica, ma soprattutto per evitare denunce di fedeli o di altre persone che possono creare problemi – definite nel “Protocollo circa la ripresa delle celebrazioni con il popolo”, stilato in collaborazione tra la CEI, il Comitato tecnico-scientifico e il Governo:

- porre una colonnina con liquido igienizzante o, nelle chiese meno frequentate, una semplice bottiglietta di liquido igienizzante, all’ingresso della chiesa;

- sanificare le mani all’inizio della celebrazione, da parte del celebrante e dei concelebranti, e ripetere il gesto da parte di chi distribuisce la comunione;

- indossare le mascherine su naso e bocca, da parte dei fedeli, con la possibilità di averne a disposizione in fondo alla chiesa per chi ne è sprovvisto (con l’indicazione di un’offerta);

- la distribuzione dei fedeli, nell’aula o nelle navate, rispetti la distanza minima di almeno un metro, calcolando il numero massimo di quanti possono essere presenti nella stessa celebrazione. Si potrà avere l’attenzione che le famiglie – che vivono nella stessa casa – rimangano unite. La disposizione dei banchi consenta il passaggio per la comunione. A questo proposito potrebbe essere utile indicare con un segnaposto la corretta posizione dei fedeli;

- la raccolta delle offerte non sarà durante la celebrazione, come solitamente avviene, ma attraverso le cassette poste in chiesa;

- anche per la distribuzione della comunione il sacerdote, il diacono e l’accolito indossino la mascherina e i guanti, i fedeli stiano distanziati. Non è utile né opportuno usare strumenti come pinze o pinzette per la distribuzione dell’Eucaristia. Potrebbe essere utile invitare i fedeli che si dispongono per la comunione a stare in piedi e gli altri a sedersi. A questo proposito, nelle chiese il sacerdote si potrà recare tra i banchi, che dovranno essere distanziati per permettere il passaggio; oppure, se i fedeli sono pochi, faranno la comunione uscendo banco dopo banco, mantenendo la distanza di un metro e recandosi davanti all’altare;

- nelle chiese in cui si aveva la partecipazione di numerosi fedeli è bene predisporre fogli in fondo alla chiesa, per far sì che i fedeli possano indicare a quale Messa desiderano essere presenti, così da evitare grandi numeri aggregativi e favorendo la distribuzione sulle diverse Messe;

- sarebbe utile per i fedeli avere un cartello in fondo alla chiesa con gli orari delle Messe che si celebrano nell’unità pastorale e nel vicariato, così da distribuirsi sulle diverse celebrazioni;

- valutare, se necessario, l’aumento del numero di S. Messe;

- assicurare la pulizia dei banchi con detergente o alcol – una soluzione di etanolo al 70% in acqua nebulizzata su un panno andrebbe molto bene –almeno ogni due giorni e comunque al termine di ogni messa domenicale, con l’attenzione – per i banchi che sono di valore storico-culturale – di non usare detergenti che possono rovinare il bene;

- evitare, in questo periodo, i foglietti per seguire la Messa e i libretti dei canti nei banchi;

- l’areazione della chiesa sia più frequente, lasciando anche aperte le porte in fondo;

- per favorire il distanziamento delle persone, valutare la possibilità di utilizzare, oltre la chiesa, anche il sagrato o il cortile adiacente, provvedendo, se necessario, a un impianto di amplificazione;

- è consentita la presenza dell’organista per l’animazione del canto, ma senza cori;

- posizionare uno straccio bagnato di disinfettante alle porte della chiesa su cui fermarsi prima di entrare;

- considerare l’aiuto di volontari per la pulizia e per l’accoglienza delle persone che entrano in chiesa, soprattutto la domenica, per ricordare le regole sanitarie e assicurare il rispetto del numero massimo di ingressi;

- è bene evitare che le persone, soprattutto i bambini, si muovano all’interno della chiesa, per evitare nervosismo e panico;

- i cartelli alle porte della Chiesa, predisposti dal Vicario Generale e già inviati, aiuteranno a ricordare le regole ai fedeli e a tutelarci da eventuali inadempienze.

Sarà un segno e un gesto importante di comunione che nelle celebrazioni eucaristiche della domenica di Pentecoste, il 31 maggio prossimo, si ricordino durante le preghiere dei fedeli tutti i malati e i defunti del Covid 19.

Queste disposizioni valgono fino a nuova comunicazione.

La comunione ai malati e agli anziani

In questo tempo nuovo sarà importante curare particolarmente la comunione ai malati e agli anziani, con le dovute precauzioni sanitarie, perché saranno molti coloro che, per paura del contagio o su consiglio dei medici, rimarranno ancora a casa o saranno trattenuti a casa.

Sulla base della partecipazione eucaristica domenicale valutate se continuare a proporre anche la S. Messa in streaming per dare la possibilità soprattutto di ascoltare la Parola e l’omelia, e permettere di sentirsi parte di una comunità a coloro che, per ragioni diverse, non possono partecipare fisicamente. Alcune indagini hanno mostrato che oltre il 30% di coloro che partecipavano alla Messa solo una volta al mese si sono collegati anche settimanalmente alle Messe parrocchiali, diocesane o del S. Padre in streaming o in TV. Non si tratta di preferire la celebrazione virtuale a quella reale – come ha ricordato bene Papa Francesco –, ma di valorizzare, in tempi e situazioni particolari, anche gli strumenti di comunicazione per favorire un ascolto della Parola e una comunione spirituale, per chi è oggettivamente impossibilitato a partecipare. Così pure è possibile riprendere il rito della Comunione fuori della Messa, a più persone, con le stesse condizioni della celebrazione eucaristica (distanziamento, mascherine e guanti monouso, comunione sulla mano, …).

Per gli anziani e i malati, compresi coloro che vivono ancora una situazione di incertezza e paura, vale ancora la dispensa dal precetto festivo. Si invitino a seguire una delle celebrazioni in diretta televisiva o in streaming.

La preparazione e la celebrazione del matrimonio, la celebrazione delle esequie

È possibile riprendere, a piccoli gruppi, rispettando la distanza prevista e indossando le mascherine, la preparazione al matrimonio, come anche programmare la celebrazione del matrimonio.

Nel caso di impossibilità a realizzare corsi con la presenza dei fidanzati, è possibile valorizzare il corso online, di 7 incontri, proposto dall’Ufficio per la Pastorale della Famiglia della nostra Arcidiocesi. Qualora avvenisse a breve, la celebrazione dovrà vedere un numero di partecipanti nel rispetto del distanziamento e delle regole secondo la capienza della chiesa.

Anche la celebrazione delle esequie sarà possibile, tenendo presente anche qui la capienza della chiesa nel rispetto del distanziamento sociale, l’uso dei guanti e delle mascherine. Per queste due celebrazioni si potrebbe prevedere, per favorire una maggior partecipazione, uno schermo e un’amplificazione anche all’esterno della chiesa, soprattutto per le celebrazioni in cui è facilmente prevedibile un afflusso numeroso di fedeli.

La celebrazione del Sacramento della Penitenza

È utile che il Sacramento della Penitenza sia amministrato in luoghi ampi e areati, con il distanziamento di un metro e la dovuta riservatezza, indossando sia sacerdoti che fedeli la mascherina.

Il catechismo

Si riprenderanno a settembre gli incontri di catechesi. Nulla vieta, però, in questo periodo di organizzare incontri su piattaforme online o anche a piccoli gruppi, soprattutto per chi si deve preparare a ricevere i sacramenti della Penitenza, dell’Eucaristia e della Cresima il prossimo autunno e nella prossima primavera, secondo i tempi necessari alla preparazione.

La benedizione alle famiglie

È opportuno che la benedizione alle famiglie rimanga sospesa fino all’autunno. Daremo successivamente nuove indicazioni.

L’estate dei ragazzi

Si chiama “Aperto per ferie” ed è il Progetto per l’estate ragazzi in tempo di pandemia, messo a punto dalla Segreteria Generale attraverso il Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile. Nasce dal rilievo di alcuni precisi bisogni: i genitori, che dovranno tornare al lavoro, si misurano con la necessità di affidare i figli a qualcuno, dopo le molte settimane in cui sono stati costretti a rimanere a casa;

gli adolescenti, a loro volta, con la sospensione della scuola si sono trovati con lunghi tratti di tempo senza finalità e senza impegno.

Si avverte, inoltre, il bisogno di non rinunciare a oltranza alle attività educative dell’oratorio, naturalmente nella consapevolezza che la pandemia chiederà di assumerle con modalità nuove, nel rispetto delle indicazioni sanitarie. La proposta intende rimettere in relazione fra loro bambini e ragazzi, responsabilizzare gli adolescenti nel ruolo di animatori, ripensare la forma della funzione dell’oratorio. Si articola per “fasi”, così da riuscire a intercettare e valorizzare gli spazi che gradualmente si apriranno: da proposte di attività gestite via web a successive attività all’aperto, puntando sempre su piccoli gruppi, che vedano l’animazione di adolescenti – opportunamente formati – e la presenza educativa di giovani. E, comunque, nel rispetto delle regole che verranno disposte a tutela della salute di tutti. Nelle prossime settimane il Progetto avrà uno sviluppo attraverso la stesura di strumenti che ne permettano la fattibilità. È stato condiviso con gli incaricati regionali di Pastorale Giovanile di tutte le regioni ecclesiastiche italiane, oltre che con i rappresentanti delle Associazioni e dei Religiosi e delle Religiose che hanno a cuore l’oratorio e partecipano a vario titolo al Forum degli oratori italiani, tavolo di lavoro permanente che fa riferimento al Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile della Conferenza Episcopale Italiana.

Sono sospesi campeggi e campi scuola. I centri estivi potranno ripartire a luglio, ma con alcune regole stabilite dalla Pastorale Giovanile regionale in collaborazione con gli Uffici della Regione Emilia-Romagna.

È un servizio importante per le famiglie dove entrambi i genitori hanno ripreso il lavoro. Cerchiamo, dove possibile, di organizzare in città e in diversi paesi questa opportunità, in collaborazione anche con le amministrazioni comunali e anche con convenzioni con cooperative.

* * *

Cari confratelli, questo tempo nuovo chiede anche un ascolto e confronto reciproco, e una sorta di riordino delle nostre attività e della loro importanza, con una scelta fraterna di condivisione, con uno sguardo attento a chi è più in difficoltà: chi ha perso un familiare, chi ancora è malato, gli anziani, le famiglie con i figli, chi ha perso il lavoro, chi è caduto in povertà e difficoltà economiche.

Per un ascolto e confronto reciproco

L’ascolto reciproco, tra sacerdoti della parrocchia e dell’unità pastorale, nei vicariati è un primo gesto importante. Un ascolto che rilegga questi due mesi che abbiamo vissuto: una Quaresima che chiede di concludersi con la Pasqua, un cammino che, come per i discepoli di Emmaus, non dimentica il dolore, la morte, la paura e la delusione, ma, con l’Eucaristia, ritrovi la presenza viva del Risorto; una malattia e una morte che non abbiamo potuto accompagnare, ma che ci ha fatto riscoprire la consapevolezza dei nostri limiti, la nostra creaturalità, ma anche l’importanza della cura dei malati e delle esequie nel popolo di Dio; una privazione del popolo di Dio e della sua attiva partecipazione alla liturgia, che ci ha aiutato a comprendere il significato della presenza del Signore “laddove due o tre sono riuniti nel mio nome”.

Sono solo alcune suggestioni su cui confrontarci. E per questo confronto, per scoprire come anche il tempo del Covid possa essere considerato un ‘segno dei tempi’, oltre alle riflessioni che avete già ricevuto di S.E. Mons. Libanori e del prof. Zamagni, credo utile un ulteriore strumento: una scheda preparata, sulla base di alcune riflessioni a partire dal ‘Credo’, condivise dall’Arcivescovo don Erio Castellucci (Allegato 1, in fondo, ndr).

Il ritorno all’Eucaristia e la scelta di condivisione fraterna

Ogni situazione di limite chiede che la ‘Cena del Signore’ dia forma alla Chiesa come fraternità. Il ritorno alla celebrazione eucaristica con la partecipazione dei fedeli chiede, come primo passo importante, di sensibilizzare al volto e alla realtà della Chiesa come fraternità, dove non ci sono primi e ultimi, ma figli; dove le risorse siano non solo distribuite equamente, ma corrispondano ad “amare di più chi ha bisogno di essere amato di più, e non lasciare fuori questi o quelli dal nostro amore” (don Primo Mazzolari).

Questo ci deve rendere vigili sull’utilizzo delle risorse, attraverso una conoscenza approfondita delle situazioni di povertà, delle risorse già presenti o meno. Il nuovo volto dei poveri che ci fa incontrare questo nostro tempo ci chiede uno scatto di condivisione fraterna, non solo sul piano della condivisione di risorse – ne approfitto per ringraziarvi: l’invito a un gesto di autotassazione di ciascuno di noi è stato raccolto da molti presbiteri e ha portato a raccogliere già 16.500 euro, con i quali abbiamo dato un contributo di 10.000 euro all’Arcispedale S. Anna di Cona e i restanti entreranno nel Fondo lavoro – ma anche sul piano di uno stile di Chiesa, a cui tende anche l’unità pastorale, in cui si cerca anche una comunione di beni tra parrocchie, nell’unità pastorale e nel vicariato, attorno a delle difficoltà delle famiglie, delle nostre scuole, delle parrocchie e un’attenzione preferenziale per i più poveri.

A questo proposito sono stati realizzati, con i fondi straordinari della CEI, tre Fondi.

Il primo è il Fondo per la Diocesi e le parrocchie, con una dotazione pari a 300.000 euro, che andrà a sostenere le situazioni e le difficoltà economiche diocesane e parrocchiali dovute ai mancati ingressi e alla mancanza di un fondo patrimoniale che possa far fronte alle spese ordinarie (assicurazione, luce, acqua, gas…). A tale proposito l’economato diocesano ha preparato un utile ‘decalogo’ (Allegato 2, in fondo, ndr). La documentazione necessaria per accedere al fondo è indicata nell’Allegato 3 (in fondo, ndr). Le richieste vanno inviate alla mia Segreteria e saranno valutate da me, unitamente ai Vicari, all’Economo e al Direttore dell’ufficio tecnico-amministrativo.

Il secondo è il Fondo diocesano per il lavoro, con una dotazione attuale pari a 200.000 euro, che favorirà borse lavoro o contributi alle imprese per assunzione di disoccupati. Saranno valutati anche contributi o prestiti senza interessi alle imprese. Le richieste vanno indirizzate alla mia Segreteria e saranno valutate da una Commissione.

Il terzo è il Fondo Caritas diocesana e parrocchiali, pari a 150.000 euro, che andrà incontro all’aiuto economico-assistenziale delle famiglie in difficoltà nel territorio diocesano (bollette, spesa alimentare, spesa sanitaria, spesa scolastica…), valutando anche la situazione alla luce dei contributi comunali e statale. Il fondo è gestito dal Direttore della Caritas diocesana. I dati del primo monitoraggio condotto da Caritas Italiana si riferiscono a 101 Caritas diocesane, pari al 46% del totale. Si conferma il raddoppio delle persone che per la prima volta si rivolgono ai Centri di ascolto e ai servizi delle Caritas diocesane rispetto al periodo di pre-emergenza, anche agli sportelli della nostra Caritas diocesana.

Il Signore ci accompagni in questo tempo nuovo, aperti all’ascolto reciproco, alla condivisione e a riordinare la nostra vita.

ALLEGATI


Allegato 1: Scheda per il confronto nei Vicariati e nei Consigli (di S.E. Mons. Erio Castellucci)

scheda Castellucci All.1
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Allegato 2: Vademecum economico


vademecumeconomico - decalogo All.2
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Allegato 3: Fondo straordinario per la Diocesi e le parrocchie


FondostraordinarioDiocesi e parrocchie -
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