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Le stimmate, segno del servizio e della testimonianza: omelia di mons. Perego

Aggiornato il: 23 dic 2019

Ferrara, Monastero delle Clarisse, 17 settembre 2019

S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Celebriamo oggi la festa francescana delle stimmate di S. Francesco. Per ricordare questo episodio straordinario della vita di S. Francesco, avvenuto a La Verna, nel settembre del 1224, il popolo di Ferrara ha costruito quattro secoli fa, nel centro della città, una chiesa, con un quadro stupendo dipinto dal Guercino nel 1632, oggi riscoperto e in via di restauro per essere presentato in mostra. Il quadro del Guercino, nella rappresentazione, è fedele a quanto scrive san Bonaventura nella sua vita di S. Francesco: sul monte de La Verna il Santo era stato trafitto da un arcangelo che si presenta in forma di crocifisso.

La Parola di Dio ci aiuta a comprendere il senso di questa condivisione delle stimmate del Signore. Paolo, chiudendo la sua lettera ai Galati, ricorda che in Cristo è diventato una nuova creatura, un uomo nuovo. Tradizione, osservanze legali non servono a riconoscere il cristiano: il cristiano si riconosce perché “porta le stimmate nel suo corpo”, cioè condivide le sofferenze, i sentimenti di Gesù Cristo. La novità cristiana è chiaramente impressa nelle stigmate, nella sofferenza e nella morte di Gesù per noi, ma anche nella nostra sofferenza e nel dono della vita per il Vangelo. La pagina di Luca lo ricorda e lo declina ancora meglio, perché ci fa capire che le stimmate sono il segno dell’incorporazione a Cristo, il segno del nostro Battesimo, ma anche il segno del servizio, della testimonianza, della consacrazione, della spogliazione, del dono della vita.

San Francesco, che fin dalla sua conversione ha maturato una relazione e una devozione a Cristo Crocifisso, con le stigmate è diventato – scrive S. Bonaventura – “un uomo nuovo”, e le sue parole e le sue opere sono state il segno di un nuovo umanesimo. S. Francesco appendendo alle pareti delle chiese e dei monasteri i crocifissi, anche attraverso un’arte e un linguaggio popolare nuovi e originali, ha voluto indicare una ‘nuova umanità’, un nuovo stile di vita, un nuovo cammino cristiano. Chiediamo al Signore anche noi di non fermarci al segno del Crocifisso, ma di sentirlo e vederlo come un impegno di vivere il nostro Battesimo, la nostra consacrazione, come un cammino di incorporazione a Cristo, di cui le stimmate, le sofferenze di Gesù, presenti in ogni Crocifisso, sono un segno non solo da contemplare, ma anche da imitare e testimoniare. E quando siamo in difficoltà seguiamo il consiglio di Papa Francesco, nell’esortazione Gaudete et exsultate: “Quando senti la tentazione di invischiarti nella tua debolezza, alza gli occhi al Crocifisso e digli: “Signore, io sono un poveretto, ma tu puoi compiere il miracolo di rendermi un poco migliore” (G.E. 15). E’ il miracolo che Gesù ha compiuto in S. Francesco, che noi oggi ricordiamo. E’ il miracolo che Gesù Cristo può compiere in ciascuno di noi.