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Le ‘stigmate’ della serva di Dio Flora Manfrinati: omelia di mons. Perego 

Aggiornato il: 23 dic 2019

Mottatonda, 7 luglio 2019

S. E. Mons. Gian Carlo Perego Arcivescovo di Ferrara-Comacchio Come ogni anno, cari fratelli e sorelle, carissime Educatrici apostole, ci ritroviamo a celebrare l’Eucaristia in questo luogo santo, perché ricorda la Venerabilen nostra sorella Flora Manfrinati. Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio, guardando anche la vita e la storia spirituale della Venerabile Flora. “Rallegratevi”, “esultate”, “sfavillate di gioia tutti voi che eravate nel lutto” esorta il profeta Isaia nella pagina che abbiamo ascoltato. E i motivi di questa gioia sono: la pace, la cura, le carezze, la consolazione della mano del Signore. Nella vita di Flora, nonostante la sofferenza, le prove, ritroviamo una serenità interiore e una sapienza del cuore propria di chi si fida e affida al Signore, che irradiava attorno a sé con irresistibile fascino. Guardando a Flora ritroviamo la verità di alcune parole di papa Francesco nell’esortazione Gaudete et exsultate, dedicata alla chiamata alla santità: “il santo è capace di vivere con gioia e senso dell’umorismo. Senza perdere il realismo, illumina gli altri con uno spirito positivo e ricco di speranza” (G.E. 122). La Venerabile Flora, nella sua storia personale, ci ricorda anche “la Croce del Signore nostro Gesù Cristo” di cui oggi l’apostolo Paolo parla nel brano della lettera ai Galati che abbiamo ascoltato. Il Signore è morto per noi, ma è anche morto come noi: la Croce è il segno più evidente dell’umanità di Dio che arriva a condividere anche la sofferenza e la morte dell’uomo. Dio sa cos’è la sofferenza. Dio sa cos’è la morte. Questa condivisione della sofferenza e della morte da parte del Figlio di Dio, porta anche a noi i doni della pace e della misericordia: e questo Flora non solo l’ha compreso profondamente, ma l’ha vissuto interiormente, chiedendo al Signore di “soffrire senza far soffrire”. Anche per Lei la Croce è stato un ‘vanto’, cioè il centro della sua vita, segnata dalle numerose “stigmate di Gesù sul suo corpo”, parafrasando le parole di Paolo. “La nostra ricchezza è la Croce”, ripeteva spesso. Dalla sua biografia conosciamo come a tre anni per l’esposizione al sole nella concimaia sul suo corpo si aprirono piaghe che, invece che guarire, si approfondirono in modo inspiegabile sempre di più, fino a toglierle la vista, che non recuperò per sette anni. Chiunque nella condizione di vita di Flora avrebbe maledetto più che benedetto il Signore, mentre Flora ha saputo fare della debolezza, dei limiti, delle ‘stigmate’ del suo corpo un segno per annunciare e testimoniare la benevolenza del Signore. Dalla morte in Croce il Vangelo, un brano di Luca, ci riporta alla vita, che è Gesù. Il racconto dei settantadue discepoli inviati a due a due in ogni città ci ricorda questa missione familiare, ecclesiale dell’annuncio, che anche le Educatrici Apostole, sull’esempio di Flora, continuano a vivere. E i settantadue sono pochi, perché tante sono le esigenze delle persone. Anche noi sentiamo talora la nostra pochezza, ma in questo il Signore costruisce comunque “grandi cose”, come il Signore ha fatto “grandi cose” nella piccola e umile Maria di Nazareth. Il Signore ci ricorda il dovere di andare, nella povertà e nella semplicità, portando soprattutto la pace. Anche nella vita semplice, ripetitiva, di ogni giorno noi siamo chiamati a portare la pace: siamo anche chiamati a predicare “il Regno di Dio” – come ci ricorda la pagina evangelica - cioè la vicinanza di Dio ad ogni uomo, come un Padre, ricco di misericordia, che attende ogni suo figlio. Chi vive la pace e la misericordia, in comunione con il Signore - come ci ricordano le parole evangeliche – vedrà il suo nome “scritto nei cieli”. Come il nome di Flora, che tanto ha amato il Signore, da diffondere il ‘profumo di Cristo’ attorno a sé. “I santi sorprendono, spiazzano, perché la loro vita ci chiama a uscire dalla mediocrità tranquilla e anestetizzante” (G. E. 138) – ci ha ricordato sempre Papa Francesco. “Chiediamo al Signore la grazia di non esitare quando lo Spirito esige da noi che facciamo un passo avanti; chiediamo il coraggio apostolico di comunicare il Vangelo agli altri e di rinunciare a fare della nostra vita un museo di ricordi” (G.E. 139), ci ha ricordato ancora il Papa. Cari fratelli e sorelle, chiediamo al Signore, guardando alla vita e all’esempio di Flora, che anche la nostra vita profumi di Cristo, così che la nostra vita e non solo le nostre parole accompagnino e annuncino il “Regno di Dio”, Regno di giustizia e di pace.

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