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“Le scuole paritarie ancora discriminate rispetto alle pubbliche”

Aggiornato il: 23 dic 2019

Anche Ferrara presente al convegno nazionale FISM di Roma

“Uguali doveri, diritti diversi... Quando un’effettiva parità?”. Questo il tema del XII Congresso nazionale della Fism svolto a Roma dal 13 al 16 novembre.

La Fism rappresenta 9.000 realtà educative e di istruzione che svolgono il loro servizio educativo in oltre la metà dei Comuni italiani, di cui: 6.700 scuole che scolarizzano il 35% dei bambini dai 3 ai 6 anni, senza fini di lucro e paritarie ai sensi della legge 62/2000; 1.200 “sezioni primavera” per bambini in età 2/3 anni; 1.100 “servizi educativi per la prima infanzia (asili nido, nidi integrati, etc.)” per bambini in età 0/3 anni, per un totale complessivo di oltre 450.000 bambine e bambini. Il personale docente e non docente assomma a 40.000 unità.

Sono passati vent’anni dalla Legge 62 del 2000, che sanciva inequivocabilmente la parità fra scuola statale e scuola paritaria, ma quella che già l’allora Ministro Giovanni Berlinguer definiva una “riforma incompiuta” è purtroppo restata tale, quantomeno sotto l’aspetto economico, nonostante un’offerta educativa apprezzata.

Il Segretario nazionale Luigi Morgano denuncia che a pagare questi ritardi sono le famiglie che non riescono a “far fronte alle spese della retta” e anche le scuole stesse, che spesso sono costrette a chiudere per motivi economici. “Un patrimonio che andiamo disperdendo di anno in anno”, commenta Marco Tarquinio, direttore di “Avvenire”, “non possiamo continuare a perdere più di 100 scuole all’anno, altro che business”. Riferendosi alla scuola paritaria, ha proseguito: “c’è da fare una grande battaglia per rendere chiaro a tutti che ogni centesimo investito in questo campo non è mai una spesa inutile, ma un investimento essenziale”.

Lo Stato versa poco più di 290 milioni per le nostre scuole frequentate da 450mila bambini per circa 220 giorni all’anno: fanno più o meno 2 euro al giorno, come si può definirlo un sostegno adeguato? La distanza fra il costo del bambino nella scuola dell’infanzia statale e nella paritaria fa riflettere: supera di 6.000€ nella prima, mentre l’entità di contributo è di meno di 500 euro nella scuola paritaria.

Significativo l’intervento del Viceministro all’Istruzione, all’Università e alla Ricerca, Anna Ascani, che è partita dalla “fotografia” scattata dall’ “Atlante dell’infanzia” con i suoi numeri allarmanti (nel 2007 i minori in povertà assoluta erano circa mezzo milione, oggi sono 1,2 milioni): “da qui occorre ripartire - ha detto - investendo nella scuola, negli asili nido, negli spazi per l’infanzia, nelle politiche di sostegno alla genitorialità”. L’impegno dichiarato è quello di “trovare gli strumenti per abbattere i costi per le rette” e parallelamente ”continuare la deideologizzazione del dibattito, guardando la realtà”.

Si aggiunga che resiste nell’opinione pubblica la percezione che ritiene quella statale l’unica legittima destinataria del sostegno centrale, e qui c’è l’eredità di un’ideologia che a lungo ha combattuto un pluralismo che in tutti questi anni ha dato a numerose famiglie la possibilità di una scelta. Queste scuole, aderenti alla Fism, rappresentano in Italia circa il 75% del totale delle scuole dell’infanzia Paritarie; sono “ispirate ad una cultura dell’infanzia volta a valorizzare una reale centralità del bambino, instretta collaborazione con le famiglie; ciascuna persona nella sua diversità e specificità culturale religiosa con la fedele testimonianza dei principi evangelici cattolici e di ispirazione cristiana”.

Recentemente la FISM è entrata a far parte della Federazione delle associazioni familiari cattoliche in Europa per richiamare la dovuta attenzione alle questioni educative da parte di tutte le istituzioni, in un contesto culturale europeo purtroppo assai frammentato e disorientato. Un’Europa che, da poco più di un anno, ha approvato – in sede di Parlamento europeo - una importante risoluzione sul tema della modernizzazione dell’istruzione nei paesi dell’Unione, particolarmente attenta alle scuole dell’infanzia, ai servizi educativi per la crescita dei bambini e all’importanza della collaborazione con la famiglia.

L’Arcivescovo Vincenzo Zani, Segretario della Congregazione Educazione Cattolica, è venuto a presentarci la proposta di Papa Francesco per il 14 maggio del 2020, riguardo al suo invito a tutte le istituzioni del mondo a ricostruire un nuovo Patto Educativo che metta al centro delle politiche, appunto, l’Educazione. Il Papa dice, richiamando un detto africano, “per educare un bambino oggi serve un intero villaggio, dobbiamo costruire il villaggio, dobbiamo costruire il futuro”.

Anche a Ferrara si rispecchia la situazione nazionale. La gran parte dei Comuni fatica ancora a riconoscere la reale portata delle nostre scuole, a fronte di doveri sempre più stringenti non si hanno visibilmente gli stessi diritti. La scuola cattolica è privata, ma con una funzione Pubblica, accoglie tutti, sostiene i costi per l’inserimento di bambini disabili, si paga le ristrutturazioni dei propri immobili, paga l’ICI e l’IMU, paga gli insegnanti e li forma per garantire una qualità della proposta educativa elevata. Se perdiamo, come società, la proposta delle scuole paritarie, si perde un’opportunità di libertà, di scelta e di crescita civile.

Sabato 16 novembre si sono concluse le operazioni congressuali, con la proclamazione dei risultati delle votazioni del nuovo consiglio nazionale e il saluto del nuovo presidente nazionale Stefano Giordano, veneziano, 52 anni, avvocato penalista ex presidente della Fism veneziana e consigliere nazionale nell’ultimo quinquennio. La Fism provinciale di Ferrara si congratula e augura un buon lavoro.

Biagio Missanelli

Presidente FISM Ferrara

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio" del 13 dicembre 2019

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