• Redazione

Le piaghe della Beata Beatrice II d’Este: omelia di mons. Perego

Monastero di Sant'Antonio in Polesine, Ferrara, 18 gennaio 2021


S. E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Care sorelle e cari fratelli, celebriamo oggi la festa della Beata Beatrice II d’Este, in questo monastero di S. Antonio in Polesine dove visse, morì ed è sepolta. La santità anche nella nostra terra ha molti volti e storie, ognuna delle quali ricorda e richiama lo stile di Gesù. Nella seconda lettura dell’Ufficio delle letture di oggi, che ricorda un brano dell’omelia del Vescovo Mosconi a settecento anni dalla morte della Beata, sulla base di manoscritti presenti in Seminario si ricorda che la “beata Beatrice porta le stigmate di Nostro Signore Gesù Cristo”. E continua dicendo che, da ricca che era, “la piaga della mano destra per Beatrice II d’Este è il distacco dai beni”, la povertà. Nella storia della santità la povertà è sempre un segno della sequela, della consacrazione. “Beati i poveri in spirito” (Mt), “Beati i poveri” (Lc) leggiamo nei racconti delle Beatitudini (cfr Mt 5,3-12; Lc 6,20-23): beatitudini che “non sono qualcosa di leggero o di superficiale; al contrario, possiamo viverle solamente se lo Spirito Santo ci pervade con tutta la sua potenza e ci libera dalla debolezza dell’egoismo, della pigrizia, dell’orgoglio” – scrive Papa Francesco nella esortazione Gaudete et exultate. La povertà della Beata Beatrice ci richiama che chi confida nelle ricchezze è uno stolto, perché dimentica Dio e la sua Parola, gli altri. La povertà crea libertà, valorizza l’ascolto, assimila i doni di Dio e dei fratelli e delle sorelle. Ogni forma di consacrazione è fondata sulla promessa e sul voto di povertà, che chiede di strutturare la propria vita nella libertà dalle cose, che deve essere però segno di una scelta d’amore, come ci ha ricordato la pagina del Cantico dei Cantici. “Mettendoci umilmente ai piedi di Gesù per ascoltare il suo insegnamento e per contemplare in lui il mistero ‘esagerato’ dell’amore di Dio – ha scritto la Madre Canopi nel suo commento al Padre nostro - noi vinciamo la nostra avarizia e pusillanimità, sentiamo risvegliarsi anche in noi il desiderio di un amore più totale e senza timore di rischiare troppo per gli altri” (A.M. Canopi, Un solo Padre, Roma, Edizioni Paoline, 1984, p. 92).

“La piaga della mano sinistra della Beata Beatrice è il servire” – continua la lettura dell’Ufficio delle letture. Il servizio chiede obbedienza, chiede di vincere la superbia – come ci ha ricordato l’apostolo Paolo oggi, chiede umiltà, che è la seconda promessa, voto in ogni consacrazione. Il servire chiede misericordia, perdono, non rispondere al male con il male. “Servire - scrive Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti - significa avere cura di coloro che sono fragili nelle nostre famiglie, nella nostra società, nel nostro popolo». In questo impegno ognuno è capace di «mettere da parte le sue esigenze, aspettative, i suoi desideri di onnipotenza davanti allo sguardo concreto dei più fragili.[…] Il servizio guarda sempre il volto del fratello, tocca la sua carne, sente la sua prossimità fino in alcuni casi a “soffrirla”, e cerca la promozione del fratello” (F.T. 115). Il servizio genera ricchezza di relazioni, condivisione dei dolori e delle gioie. Il servizio crea una sintonia con la vita di Gesù che “passò in mezzo a noi facendo del bene”, ma chiede anche la capacità dell’attesa, del vegliare, del regalare il tempo al Signore, allo sposo – come ci ha ricordato la pagina evangelica – in attesa di incontrarlo.

La piaga del costato della beata Beatrice è l’offerta della sua verginità. Anche la verginità è una promessa e un voto che caratterizza la consacrazione. Essere vergini è avere la consapevolezza che il nostro corpo è ‘tempio dello Spirito Santo’, è il luogo dei nostri affetti, sentimenti nei confronti di Dio e del prossimo. Il corpo è il luogo dell’amore a Dio e al prossimo. Nulla dei nostri sentimenti non tocca anche il nostro corpo e per questo dobbiamo essere liberi e puri. Come lo è stata la Beata Beatrice, che proprio per il suo Amore si è unita ai patimenti di Cristo. Il regalo delle gocce d’acqua sulla sua tomba dissetano la nostra sete di Dio, curano e purificano il male, fino a diventare lacrime di condivisione della sofferenza delle nostre famiglie e della nostra città, della nostra Chiesa in questo tempo di pandemia.

O Beata Beatrice, le tue braccia allargate e segnate dagli stessi patimenti di Cristo ci abituino ad amare la Croce, nostra salvezza. La tua acqua che continua a bagnare la tua tomba sia il segno della necessità del perdono, del servizio che purifica la nostra vita e costruisce fraternità. Così sia.

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