• Redazione

Le notti di Fatima, preghiera e sacrificio: omelia di mons. Perego

Aggiornato il: lug 14

Casalborsetti, 13 luglio 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio



Cari fratelli e sorelle, ci ritroviamo stasera attorno all’altare per celebrare l’Eucaristia, sacramento del dono, Pane d vita, nel giorno del ricordo della terza delle sei apparizioni di Maria a Fatima, il 13 luglio del 1917. Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio. La pagina dell’Esodo, il libro che racconta il cammino del popolo d’Israele verso la terra promessa, racconta la storia della nascita di Mosè, il suo salvataggio dalle acque e la crescita alla corte del faraone, fino alla fuga in seguito all’uccisione da parte di Mosè di un egiziano che stava ingiustamente percuotendo un lavoratore ebreo. Il racconto di questa storia ci ricorda che Dio, anche nella schiavitù, è vicino al suo popolo e prepara un profeta e un capo, Mosè, che libererà Israele dalla schiavitù d’Egitto. Questa vicinanza di Dio all’uomo, trova la sua pienezza, nella nascita verginale di Gesù da Maria. E Maria diventa un riferimento importante del nuovo popolo dell’alleanza. Una vicinanza, quella di Maria, che trova nelle apparizioni, un luogo per non dimenticare il Figlio, le sue parole e i suoi gesti, per ritornare a camminare nella carità ogni volta che abbandoniamo la strada del Signore. A Fatima le apparizioni di Maria accompagnano un momento drammatico della storia dell’Europa, gravemente segnata da una guerra mondiale. Nella terza apparizione a Fatima, il 13 luglio 1917, Maria chiede ai pastorelli di recitare il rosario per la pace nel mondo e la fine della guerra. Al tempo stesso, chiede un sacrificio per la conversione dei peccatori, ed in riparazione per i peccati commessi contro il Cuore Immacolato di Maria. In quel giorno alla Cova da Iria, verso mezzogiorno, sono presenti alcune migliaia di fedeli. Il padre di Francesco e di Giacinta, Manuel Marto, è presente accanto ai figli; la madre di Lucia, Maria Rosa dos Santos, assiste da lontano per non farsi riconoscere. Maria si rende presente nei tornanti più difficili della storia umana, come Madre vicina ai suoi figli. Fatima è il segno di questa prossimità di Maria che chiede preghiera e sacrificio.

La pagina evangelica di Matteo ricorda nelle parole forti di Gesù l’importanza della conversione personale, ma anche di tutta la comunità, delle città. C’è una sintonia tra le parole del Figlio e le parole della Madre che invitano alla conversione per non cadere nella disperazione infernale. La conversione, il cambiamento di stile di vita è una delle maggiori fatiche anche nella nostra vita cristiana. C’è il rischio di una fede abitudinaria, di gesti ripetuti che non toccano, però, la profondità del nostro cuore, la nostra ragione, la nostra vita. Fede e vita non possono che camminare sempre insieme. “Credere – ha scritto Papa Francesco nell’enciclica Lumen fidei - significa affidarsi a un amore misericordioso che sempre accoglie e perdona, che sostiene e orienta l’esistenza, che si mostra potente nella sua capacità di raddrizzare le storture della nostra storia. La fede consiste nella disponibilità a lasciarsi trasformare sempre di nuovo dalla chiamata di Dio. Ecco il paradosso: nel continuo volgersi verso il Signore, l’uomo trova una strada stabile che lo libera dal movimento dispersivo cui lo sottomettono gli idoli” (L.F.13). Nei bambini di Fatima, ma anche in tanti fedeli che accorrono a Fatima noi ritroviamo questa conversione, questa trasformazione della vita, non segnata dalla pura, ma accompagnata da una Madre della misericordia, che risponde alle domande dei bambini, li protegge e assicura, senza negare la drammaticità di una situazione sociale e religiosa che si stava vivendo. La conversione non è un atto isolato, ma nasce da un dono di Dio, il sacramento del Battesimo, che ci rende figli, e va ripetute nelle scelte della vita, in coerenza con il Vangelo, per rinascere ogni giorno in Cristo. La fede nasce dalla grazia di Dio, ma cresce sulla libertà delle persone, di ognuno di noi. E quando anche alcune nostre scelte sono segnate dal male, dal disprezzo di Dio e dell’uomo, la fede nel Signore, sostenuta dalla preghiera e dal sacrificio e anche dalla testimonianza di Maria e dei Santi, ci aiuta a purificarci, a rinnovare la nostra vita, a ritrovare nella comunione, nella Chiesa, la bellezza di essere creature di Dio.

Cari fratelli e sorelle, il Signore ci aiuti a passare dalla notte dell’individualismo e del peccato alla luce della fede, ricordando anche le parole di Maria a Fatima il 13 luglio del 1917. “Maria è strettamente associata, per il suo legame con Gesù, a ciò che crediamo” (L.F. 59), ci ha ricordato Papa Francesco. Chiediamo a Lei, Vergine della misericordia apparsa a Fatima di accompagnare i nostri passi talora ancora incerti nella fede e nella vita cristiana, per imparare da Lei, “mite e umile di cuore” la strada per fidarci e affidarci al Signore.


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