• Redazione

Laura Vincenzi, lo sguardo alla “luce della vita”

Tresigallo, 4 aprile 2022


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, ci ha riuniti stasera il ricordo di Laura, per una preghiera si suffragio al Signore, ma per rafforzare, in forza della comunione dei santi, il nostro legame con Lei. Un legame familiare per alcuni, per altri un legame di amicizia, per altri ancora un legame associativo: per la nostra Chiesa il legame di una Serva di Dio, che ci insegna in questo tempo a non perdere la speranza, di fronte alle paure e ai mali che ci circondano, e a camminare insieme, sinodalmente per rinnovare la vita delle nostre Chiese.

Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio in questo tempo quaresimale, in attesa della Pasqua di Risurrezione. La pagina del libro di Daniele ci presenta la figura di una donna, Susanna, bella e timorata di Dio, con un padre e una madre stimati da tutto il popolo. Susanna viene accusata ingiustamente da due anziani e condannata. Ma il Signore ascolta la preghiera di Susanna e suscita un giovane, Daniele, che grida la sua innocenza e fa riaprire il processo dove emerge la falsità degli anziani e l’innocenza di Susanna. “Dio salva coloro che sperano in Lui”, abbiamo ascoltato. Chi confida nel Signore non teme alcun male, ci ha ricordato il salmo responsoriale. Anche Laura ha sempre confidato, ha avuto fiducia nel Signore, sapendo leggere sempre la presenza e la vicinanza di Dio nella storia. Sono molti i passaggi delle sue lettere dove emerge questa fede e fiducia in Dio, che non diminuisce, ma cresce con il crescere della malattia. Prima di una visita medica scrive: “Ho fiducia che Dio domani saprà darmi le risposte giuste e che, d’altra parte, mio compito sarà quello di leggere in chiave di fede ciò che scaturirà dall’incontro con i due medici: [...] chi ha il coraggio di fare un atto di fede anche nella paura, nell’insicurezza, non rimane deluso e, anche solo umanamente parlando, si ritrova soddisfatto” (L.Vincenzi, Lettere di una fidanzata, Roma, Ave, 2018, p. 60). Una fiducia in Dio che accompagna Laura fino a pochi giorni dalla morte, quando Laura formula questa toccante preghiera, dove è chiara questa fiducia nel Signore: “Signore, nella mia breve esistenza ho capito che la vita è un cammino duro, seminato di difficoltà, ma che tu non operi che il bene dell’uomo ed ho imparato anche che le situazioni apparentemente più critiche [...], se vissute con uno spirito di affidamento, possono trasformarsi in momenti di vera grazia, animati da quella libertà e da quella sicurezza di chi non ha più paura perché ha riposto tutta la sua fiducia in te” (L. Vincenzi, Lettere di una fidanzata, cit. p. 149). Una fiducia che si accompagna con l’amore a Dio, che nutre la sua preghiera quotidiana. Una fiducia e un amore che Laura ha anche per il prossimo, a partire dal suo fidanzato. “Ritengo che per aiutarci - scrive Laura - sia indispensabile amarci ed avere fiducia, quella fiducia che ho in te e che so tu nel profondo hai sempre avuto in me, altrimenti, chi ce lo farebbe fare a continuare ad interessarci testardamente l’uno dell’altro!?!” (L. Vincenzi, Lettere di una fidanzata, cit. p. 28). Una fiducia e un amore che Laura impara dall’apostolo Paolo, di cui in un passaggio delle sue lettere cita l’inno alla carità, commentato da papa Francesco nell’esortazione apostolica Amoris Laetitia: “l’Amore che «tutto scusa, di tutti ha fiducia, tutto sopporta e non perde mai la speranza», questo Amore sa attendere l’altro, gli tende una mano, non perde un briciolo della sua tensione per l’altro” (L. Vincenzi, Lettere di una fidanzata, cit., pp. 112-113) .Camminando nelle tenebre della malattia Laura, per usare le parole del Vangelo di Giovanni, ha saputo ritrovare nel Signore “la luce della vita”. E nel Signore Gesù che rivela il Padre, anche Laura ha saputo scoprire di essere in cammino verso la casa del padre, verso la vita eterna. La malattia vissuta con il Signore non ha generato paura, confusione, abbandono in Lei, ma la riscoperta di una strada che, nella fede, porta al Signore. In questo modo anche per Lei il dolore, la malattia è stata un’esperienza salvifica, che ha alimentato speranza e non disperazione, una crescita nella fede e non un abbandono, un amore sempre più grandi al creato (agli “spettacoli della natura regalatimi da Dio”, scrive Laura) e alle persone.

Cari fratelli e sorelle, impariamo da Laura questa fiducia in Dio, che non significa negare la verità delle cose, ma trovare in ogni cosa la mano, il volto di Dio, così da non essere mai soli nel nostro cammino. “Vale dunque la pena di incamminarsi lungo la strada delle nostre responsabilità nello spirito della fiducia, della speranza e nella luce della fattività - scriveva Laura - che, quando è indirizzata a fin di bene ed è compiuta

con spirito libero e distaccato, piace sempre a Dio” (L. Vincenzi, Lettere di una fidanzata, cit. p. 142). Di questa fiducia che ha animato Laura e che si respira profondamente nelle sue lettere abbiamo bisogno in questo tempo in cui non siamo ancora usciti dalla pandemia, in cui sembra che una guerra sia alle nostre porte, in cui rischiamo di non vedere nella storia “la luce della vita”. Quella luce e quella vita che il Risorto nella prossima Pasqua ci regalerà nuovamente e che Laura già contempla da 35 anni.

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