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La vita di Luciano Bratti in un libro

“Gli occhi della storia” è il nome della fatica letteraria di Cinzia Berveglieri presentata il 7 dicembre alla Feltrinelli di Ferrara. Bratti è stato staffetta partigiana, dirigente del Pci, consigliere comunale, dirigente della 4 Torri Ferrara e presidente fondatore della Fipav (Federazione Italiana Pallavolo) provinciale

di Cinzia Berveglieri

Era il 7 dicembre quando ho presentato, presso la libreria Feltrinelli di Ferrara, il mio secondo libro, “Gli occhi della storia. Luciano Bratti racconta”, alla presenza del figlio di Luciano, Alessandro, della moglie Fosca, di Gian Pietro Zerbini (capocronista de “La Nuova Ferrara”) e di Dario Franceschini (Ministro per i beni e le attività culturali).

Oggi, a un mese di distanza, mi ritrovo a rileggere quello che ho scritto, cercando un aggettivo in grado di esprimere ciò che significa questo libro per me, ma non lo trovo e mi viene spontaneo sussurrare una parola.

Grazie.

È stata Elena Bratti a contattarmi proponendomi di incontrare il nonno Luciano per ascoltare la storia della sua vita e trasformarla in un libro da consegnare alle generazioni future.

Così, a poche settimane dall’ uscita de “Il Rumore del Silenzio. La Siberiana tra sogno e realtà” ho ripreso in mano la penna (sì, perché io scrivo i miei pensieri rigorosamente con la penna) e mi sono seduta di fronte a questo novantunenne dallo sguardo schietto e pieno di gioia di vivere che mi ha preso virtualmente per mano portandomi nel suo passato.

Così l’ho visto mentre, non ancora adolescente, si trovava a correre nelle strade di una Ferrara colpita da pesanti bombardamenti.

L’ho visto crescere assieme al suo pensiero politico determinato dal duro ventennio fascista.

E ho sentito il battito del suo cuore accellerare mentre mi parlava di quella ragazza tanto minuta quanto forte e determinata con la quale ha condiviso la gioia della fine della guerra, gli anni della ricostruzione, la nascita dei loro due figli e dei nipoti.

E sono entrata nel mondo della pallavolo dove da dirigente della “4 Torri” è poi diventato presidente fondatore della FIPAV provinciale.

I racconti di Luciano erano talmente reali, e talmente forti le emozioni che le sue parole mi suscitavano che, uscendo dalla sua casa, faticavo a ritornare alla mia quotidianità.

Quanto è stato commovente quando, il giorno della presentazione del libro, Luciano, guardando con gli occhi lucidi il folto pubblico presente ha esclamato: “non so se mi merito tanto”.

Io non so se sono riuscita nel mio intento di volgere il suo passato al presente consegnandolo, attraverso la scrittura, al futuro, ma sono certa di averci messo il cuore perché ciò si realizzasse.

Vorrei regalarvi una pagina del mio libro, con la speranza che sia l’inizio di una lettura da condividere con i vostri figli, i vostri nipoti affinché possano comprendere che non esiste futuro senza la conoscenza del passato.

Ho avuto il privilegio di ascoltare la tua storia, ora vorrei che fossi tu a guardarmi negli occhi perché ho una cosa da farti vedere.

Avrò circa dieci anni e sto correndo in mezzo ad alberi carichi di prugne.

Ce n’è uno che è diverso da tutti gli altri, perché è unico.

L’ha creato il mio papà innestando sulla stessa pianta cinque varietà di prugne che raggiungono la maturazione in tempi diversi in modo che quell’albero ci permetta di gustare i suoi frutti dall’inizio dell’estate fino all’autunno inoltrato.

La fioritura che ha in primavera è qualcosa che sa di magia; da un unico tronco partono rami fioriti con colori diversi.

Se chiudo gli occhi riesco ad immaginare che quel tronco sia tu forte e radicato nei tuoi principi, tanto sicuro di ciò che vuoi essere che i forti venti non sono riusciti a spezzarti e tu continui a crescere schiudendoti alla primavera di idee nuove e diverse, che felice ospiti sui tuoi rami perché tu ami un solo colore ma rispetto la diversità degli altri.

Oggi, Luciano, quell’albero di prugne non c’è più, qualcuno l’ha tagliato non comprendendo il valore della sua unicità.

Ma nei miei occhi riesci ancora a vederlo perché chi vive nei nostri ricordi non muore mai.


Pubblicato sul settimanale “la Voce di Ferrara-Comacchio" del 17 gennaio 2020

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