• Redazione

La verità, la giustizia e la pace del beato Tavelli: omelia di mons. Perego

Ferrara, 29 ottobre 2020


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, è una gioia celebrare con voi e con i vostri sacerdoti il ricordo della consacrazione e della dedicazione di questa chiesa al Beato Tavelli, avvenuta nove anni fa, alla presenza del mio amato predecessore l’Arcivescovo Paolo Rabitti. Ricordare la dedicazione e la consacrazione di una chiesa significa ricordare da una parte l’importanza di un luogo sacro per la Liturgia della comunità parrocchiale e dall’altro richiamare che la partecipazione attiva alla Liturgia, l’ascolto della Parola e la carità trovano nel patrono, in questo caso il beato Vescovo Tavelli, un modello e un testimone della fede, della speranza e della carità oggi per tutta la Chiesa universale, dopo il recente riconoscimento delle sue virtù eroiche da parte della Congregazione dei Santi.

Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio. L’apostolo Paolo ci invita a combattere la nostra battaglia contro il male, anzitutto amando la verità, la giustizia, la pace. Nel beato Tavelli noi ritroviamo un testimone della verità evangelica. Il suo approfondimento della Parola di Dio, le sue predicazioni e pubblicazioni sono state il segno più eloquente di questo amore alla verità. Possono essere applicate al vostro patrono queste parole di Papa Francesco nell’esortazione Evangelii Gaudium: “Ogni esperienza autentica di verità e di bellezza cerca per se stessa la sua espansione, e ogni persona che viva una profonda liberazione acquisisce mag­giore sensibilità davanti alle necessità degli altri” (E.G. 9).

Verità e carità nel beato Tavelli hanno camminato insieme, l’una sostenendo l’altra. Ricercare sempre la verità è il compito di ogni cristiano nella Chiesa anche oggi, approfondendo le verità di fede, secondo la loro gerarchia, riaffermando le verità con un linguaggio nuovo, in un mondo viziato da fake news che banalizzano, falsificano, offendono la verità. Purtroppo anche la Chiesa è continuamente oggetto di attacchi talora falsi e offensivi che nascono dalle calunnie, da parole che disorientano, da messaggi ideologici e falsi. Anche il Beato Tavelli dovette difendersi da voci calunniose che circolavano contro di Lui. Il Vescovo Tavelli ha cercato, inoltre, di promuovere la giustizia nella città. Soprattutto ha promosso la giustizia garantendo a tutte le persone della città – poveri e ricchi - il diritto alla cura, attraverso la costruzione dell’Ospedale cittadino di S. Anna, concluso nel 1445, pochi mesi della sua morte, all’età di 60 anni. Il diritto alla salute – nelle pandemie di ieri e di oggi – è ancora un diritto che fatica ad essere esigibile soprattutto per le persone più deboli. Anche in questa pandemia c’è stato il rischio di dimenticare gli anziani oppure di trascurare altri malati: nessuno può essere dimenticato nella cura della salute. Così pure nella pandemia abbiamo riconosciuto che il mondo è la stessa barca su cui tutti navighiamo e che in questa barca è importante la carità, la solidarietà, il dono.

“La recente pandemia – ha ricordato Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti - ci ha permesso di recuperare e apprezzare tanti compagni e compagne di viaggio che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita. Siamo stati capaci di riconoscere che le nostre vite sono intrecciate e sostenute da persone ordinarie che, senza dubbio, hanno scritto gli avvenimenti decisivi della nostra storia condivisa: medici, infermieri e infermiere, farmacisti, addetti ai supermercati, personale delle pulizie, badanti, trasportatori, uomini e donne che lavorano per fornire servizi essenziali e sicurezza, volontari, sacerdoti, religiose,… hanno capito che nessuno si salva da solo” (F.T.54).

Il Tavelli ha, infine, amato la pace. La sua epoca è stata un’epoca conflittuale sul piano politico e religioso e in essa il beato Tavelli ha saputo portare serenità, dialogo, “gentilezza”, per usare una parola che Papa Francesco utilizza sempre nella recente enciclica Fratelli tutti. La pace è frutto della verità e della giustizia, come ha scritto il Papa nel Messaggio per la Giornata mondiale della pace di quest’anno: “il processo di pace è quindi un impegno che dura nel tempo. È un lavoro paziente di ricerca della verità e della giustizia, che onora la memoria delle vittime e che apre, passo dopo passo, a una speranza comune, più forte della vendetta”. È più facile invitare alla violenza che alla pace, come vediamo anche in questi giorni. Ogni chiesa deve restare un luogo dove si impara e si educa alla pace.

La pagina evangelica di Luca ci ricorda come Gesù, uomo di verità, di giustizia e di pace è stato perseguitato. Vivere cristianamente non è facile. Lo dimostra anche la vita del beato Tavelli che ha dovuto soffrire per rinnovare la vita cristiana nella nostra Chiesa di Ferrara. Nella relazione finale che accompagna il decreto sulle virtù eroiche si legge come “nei 15 anni del suo episcopato (il Tavelli) si battè per una Chiesa viva tra uomini vivi: a piedi o a cavallo di una mula, percorreva l’intera Diocesi, attivando una vera e propria rivoluzione morale ed ecclesiale, operando anche contro la concezione diffusa e radicata nelle masse del sacerdote uomo di culto avulso dalla realtà e dalle preoccupazioni quotidiane” (p.25).

Cari fratelli e sorelle preghiamo oggi il Signore per ringraziarlo per il dono di questa Chiesa, casa tra le case, luogo di fede, di speranza e di carità. E preghiamo il beato Tavelli, vostro patrono, perché in questo tempo di incertezza e di sofferenza, possiamo essere uomini della speranza e anche noi sappiamo essere, come il Beato Vescovo di Ferrara, uomini e donne di carità. Così sia.

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