• Redazione

La tenerezza di Don Giuseppe Bacchetti: omelia di mons. Perego

Marrara, 15 maggio 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, alla vigilia dell’Ascensione, desideriamo ricordare e affidare al Signore don Giuseppe, che ha servito con dedizione questa vostra comunità di Marrara e la comunità di Monestirolo per cinque anni, dal 2009, appena ordinato sacerdote a 61 anni, al 2014, prima di ritornare ad Ascoli, sua terra di origine. I primi frutti del suo sacerdozio, giovane anziano prete, li ha regalati a noi, alla nostra Chiesa di Ferrara-Comacchio, e a voi, cari fratelli e sorelle, per poi continuare il suo servizio fino alla morte nella sua città e nella sua terra.

Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio, quella Parola che don Giuseppe ha letto, proclamato, commentato negli anni che è stato tra voi. La prima lettura ci ripropone la prima pagina degli Atti degli Apostoli, dove Luca, dopo aver ricordato un dialogo tra Gesù e gli apostoli, un dialogo che rincuora e rinfranca gli apostoli, racconta l’Ascensione in cielo. Gesù lascia la sua terra, i discepoli, ma ricorda come è nata una comunione nuova tra Lui e i discepoli. Anche don Giuseppe ci ha lasciato, ma in forza della comunione con il Padre che Gesù ha creato continua il suo legame con noi: con le sue parole, i suoi sorrisi, la sua simpatia, l’amicizia profonda, l’amore al sacerdozio. Ognuno di voi conserva qualche ricordo di don Giuseppe: una parola, un gesto, un complimento, unitamente alle celebrazioni, al perdono, alla cura, alla consolazione, ai momenti educativi, alle visite alle famiglie che caratterizzano la vita di un prete: è un tesoro di vita presbiterale, di vita parrocchiale che genera fede, speranza, carità.

L’Ascensione, la partenza di Gesù, ci ricorda poi la pagina evangelica diventa la consegna di una responsabilità che tocca ciascuno di noi (…), la responsabilità di annunciare il Vangelo. Nell’annuncio del Vangelo Don Giuseppe ha coltivato sempre sentimenti di umiltà, di tenerezza, ha sentito l’esigenza di costruire attorno a lui, ovunque, fraternità. Anche le sue poesie esprimevano questa fede e questo amore a Dio come Padre, quasi preghiere che esprimevano la sua gioia di servire il Signore. E ora, che don Giuseppe è andato ‘Oltre’ – come titola il suo ultimo libro di poesie – ci ha lasciato in dono questa gioia del Vangelo, lui che si definiva “il prete più felice del mondo”. Cari fratelli e sorelle, conserviamo questo dono della gioia del Vangelo che don Giuseppe ci ha lasciato e che Papa Francesco ci ricorda caratterizzare ogni cristiano: “come cristiani - scrive papa Francesco - non possiamo nascondere che «se la musica del Vangelo smette di vibrare nelle nostre viscere, avremo perso la gioia che scaturisce dalla compassione, la tenerezza che nasce dalla fiducia, la capacità della riconciliazione che trova la sua fonte nel saperci sempre perdonati-inviati. Se la musica del Vangelo smette di suonare nelle nostre case, nelle nostre piazze, nei luoghi di lavoro, nella politica e nell’economia, avremo spento la melodia che ci provocava a lottare per la dignità di ogni uomo e donna” (F.T. 277). E mentre oggi preghiamo per don Giuseppe, che vive nella casa del Padre che ha amato e servito, gli chiediamo di accompagnarci ancora, in questi tempi non facili, con la sua gioia e la sua tenerezza paterna. Così sia.

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