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La sapienza di S. Giacomo guidi la nostra testimonianza: omelia di mons. Perego

XVII Domenica del Tempo Ordinario


Ro ferrarese, 25 luglio 2020


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle di Ro, celebriamo oggi la festa del vostro patrono l’apostolo Giacomo. San Giacomo è stato testimone di parole e gesti di Gesù fino al Getsemani e lo ritroviamo con la nascita della prima Chiesa ad essere il primo degli apostoli a subire il martirio e, secondo la tradizione, il suo corpo fu portato in Galizia, dando origine a Santiago di Campostella, santuario famoso per il cammino che vede molti pellegrini raggiungere questo luogo sacro. Avere S. Giacomo come patrono significa sentire oggi l’impegno a una nuova evangelizzazione, in questa nostra pianura che vede lo spopolamento, ma che sente forte l’esigenza di una rinnovata e unitaria testimonianza di fede nelle nostre comunità. “Non ci viene chiesto di essere immacolati, ma piuttosto che siamo sempre in crescita, che viviamo il desiderio profondo di progredire nella via del Vangelo, e non ci lasciamo cadere le braccia” – ci ricorda Papa Francesco in un passaggio dell’Evangelii Gaudium. È il dono della sapienza, quello che è chiesto a noi, lo stesso dono che Salomone – nella pagina del libro dei Re che abbiamo ascoltato – ha chiesto al Signore per guidare il suo popolo. La sapienza è uno dei sette doni dello Spirito che riceviamo nel sacramento della Cresima. È un dono che serve a custodire, approfondire, testimoniare la fede nei diversi luoghi della nostra vita: in famiglia, in paese, in parrocchia, sul lavoro, nel tempo libero, nella quotidianità. La sapienza non è prepotenza, ma docilità, si nutre della conoscenza, ma anche dell’umiltà, è responsabilità e partecipazione alla vita della Chiesa. Per questo la sapienza s’incontra spesso nel popolo di Dio che vive la fede nella quotidianità in maniera semplice, costante. Come ricorda Papa Francesco, “Una cultura popolare evangelizzata contiene valori di fede e di solidarietà che possono provocare lo sviluppo di una società più giusta e credente, e possiede una sapienza peculiare che bisogna saper riconoscere con uno sguardo colmo di gratitudine” (E.G. 68). La sapienza aiuta a camminare, a non fermarsi sulle nostre certezze, a saper attendere più che pretendere, a saper rinunciare più che voler possedere a tutti i costi, sapendo che “tutto concorre al bene” – come ha ricordato l’apostolo Paolo ai Romani e a noi oggi – anche le cose più semplici, anche i piccoli gesti e le attenzioni educative non ricambiate, anche la sofferenza donata. “Senza la sapienza del discernimento possiamo trasformarci facilmente in burattini alla mercé delle tendenze del momento” (G.E. 167) – ha scritto Papa Francesco nell’esortazione Gaudete et exsultate dedicata alla chiamata alla santità. S. Giacomo ha avuto la sapienza del discernimento, perché ha scelto di abbandonare le reti e di seguire Gesù, ha scelto di dare la sua vita per il Vangelo piuttosto che seguire il mondo dei sacerdoti e dei farisei del suo tempo. S. Giacomo apostolo, come ogni santo, ha scelto di rinunciare a tutto per scegliere il tesoro nascosto o la perla preziosa o la nuova pesca – come ricorda la pagina evangelica di Matteo - che è una vita santa e in cammino verso il Paradiso. Seguire il Signore merita di lasciare tutto, perché il Signore ci regala molto di più, soprattutto ci accompagna a leggere la vita e la storia con cuore nuovo, da figli, regalandoci in continuazione cose nuove unitamente a cose antiche. Una comunità cristiana non può semplicemente conservare e non ricercare, ricordare e non sperare, guardare indietro e non in avanti. Le tre parabole evangeliche di oggi ci ricordano come le nostre comunità devono avere il coraggio di non fermarsi, di ricominciare, di scegliere, di ripensarsi insieme. Troppe volte le nostre comunità rischiano di vivere di rimpianti e non si aprono alle sorprese che il Signore nel campo che è la Chiesa regala in continuazione. Troppe volte le nostre comunità sono fatte di persone stanche e pessimiste che non sanno leggere la presenza di Dio nella storia. Già San Paolo VI lamentava – nell’esortazione apostolica Evangelii Nutiandi – la mancanza di gioia e di speranza e la presenza nelle nostre comunità di “evangelizzatori tristi e scoraggiati” (E.N. 73). E Papa Francesco aggiunge nell’ Evangelii Gaudium: “Ci sono cristiani che sembrano avere uno stile di Quaresima senza Pasqua. Però riconosco che la gioia non si vive allo stesso modo in tutte le tappe e circostanze della vita, a volte molto dure. Si adatta e si trasforma, e sempre rimane almeno come uno spiraglio di luce che nasce dalla certezza personale di essere infinitamente amato, al di là di tutto. Capisco le persone che inclinano alla tristezza per le gravi difficoltà che devono patire, però poco alla volta bisogna permettere che la gioia della fede cominci a destarsi, come una segreta ma ferma fiducia” (E.G. 6).

Cari fratelli e sorelle, il Signore ci regali la gioia e la speranza, anche in questi tempi non facili, perché il Vangelo possa correre nelle nostre strade e città con i piedi di nuovi evangelizzatori e testimoni, come l’apostolo S. Giacomo, da secoli vostro patrono. Così sia.

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