• Redazione

La riconciliazione, dono pasquale. Messa francofoni a Codifiume

S. Maria Codifiume, 27 marzo 2022


S. E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, continua il nostro cammino quaresimale con lo sguardo verso la Pasqua di risurrezione. Oggi è la domenica della gioia, la domenica in cui il nostro cammino quaresimale si riempie di gioia, per la bontà del Signore, come recita il salmo responsoriale. E’ una gioia arricchita anche da questa presenza straordinaria di sacerdoti africani al servizio della nostra Chiesa di Ferrara-Comacchio e di tutte le Diocesi dell’Emilia Romagna, che si sono ritrovati oggi a vivere in questa parrocchia di S. Maria di Codifiume un momento di festa e di preghiera, in comunione con don Rodrigo, loro confratello, e sotto la guida di Don Mathieu Malick Faye, coordinatore nazionale Migrantes delle comunità francofone in Italia. La loro presenza ci rende vicino il Continente africano e ci fa sentire in comunione, in cammino insieme con le Chiese in Africa. Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio. Il Signore oggi ci parla con le parole stesse dette al patriarca Giosuè, in cui ricorda che la Pasqua ravviva la memoria della liberazione dall’Egitto e dell’ingresso nella terra di Canaan. La Pasqua a cui ci stiamo preparando ha questo sapore di libertà, ha il sapore di una terra che ci è stata donata da Dio perché la abitassimo, ma anche per custodirla. La libertà e il dono della terra caratterizzano la Pasqua ebraica, ma anche la Pasqua cristiana, in cui la libertà dal peccato è il dono della Passione, morte e risurrezione del figlio di Dio, Gesù Cristo e dove la terra diventa la casa che dobbiamo continuare a custodire, come ci ha ricordato anche Papa Francesco nell’enciclica Laudato si': questaterra, nostra casa”, che “sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia” (L.S. 21), ricorda il Papa. La pagina di San Paolo alla comunità di Corinto ci ricorda che la Pasqua a cui ci stiamo preparando ci rende nuove creature, perché il Figlio ci riconcilia con il Padre e scopriamo di essere una sola famiglia. Questa parola ‘riconciliazione’ ripetuta più volte dall’apostolo Paolo, soprattutto il suo invito fermo (“lasciatevi riconciliare con Dio”) ci ricorda l’importanza di uno stile, quello del perdono, che deve caratterizzare la vita cristiana. Nell’esortazione Evangelii gaudium, Papa Francesco ricorda un passaggio di un testo dei Vescovi del Congo molto indicativo a proposito: “La diversità delle nostre etnie è una ricchezza [...] Solo con l’unità, con la conversione dei cuori e con la riconciliazione potremo far avanzare il nostro Paese”. Sono parole che valgono per il Congo, ma anche per ogni nostra comunità, dove è facile trovare divisioni, conflitti, separazioni. Il perdono lo si vive e sperimenta anche accostandosi ad un sacramento, il sacramento della riconciliazione, che rinnova questo dono pasquale del perdono. Non sprechiamo questo sacramento, cari fratelli e sorelle, Non abbandoniamo questo sacramento. Non trascuriamo questo sacramento: rischieremmo di non comprendere uno dei doni pasquali più importanti, il dono della riconciliazione. La Quaresima è anche un tempo per avvicinarci a questo sacramento, sia attraverso la celebrazione personale, ma anche attraverso le celebrazioni comunitarie che ci aiutano a riconoscere le nostre mancanze e debolezze, ma anche a formare una coscienza retta. La pagina evangelica di Luca ci mostra Gesù attorniato da pubblicani e peccatori con cui dialoga, ma anche da farisei e scribi che mormorano, commentano negativamente questo dialogo e ascolto dei ‘lontani’, dei peccatori. E per spiegare il suo atteggiamento Gesù racconta la famosa parabola del padre misericordioso o del figliol prodigo. E’ una parabola che ha interpellato i farisei e gli scribi, ma interpella anche noi. Come stiamo in questa casa, in questa chiesa? Come il figliol prodigo o come il fratello maggiore? Anche noi fuggiamo da questa casa, chiesa per cercare la libertà, per poi ritornarci senza avere nulla, più vuoti, perché abbiamo abbandonato la casa del Padre? Come giudichiamo chi sbaglia? Che commenti facciamo su chi ritorna alla casa, alla chiesa dopo essersi allontanato, dopo aver sbagliato? Con carità, perdono, rispetto o con giudizi, maldicenze? Siamo disposti a condividere la casa, chiesa con i nostri fratelli e le nostre sorelle, o la occupiamo e non vogliamo che altri entrino o rientrino? L’evangelizzazione passa anche attraverso una casa, una chiesa che si riapre sempre a tutti, con un abbraccio disinteressato. “La Chiesa è una casa con le porte aperte, perché è madre” – scrive Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti. E come Maria, la Madre di Gesù, «vogliamo essere una Chiesa che serve, che esce di casa, che esce dai suoi templi, dalle sue sacrestie, per accompagnare la vita, sostenere la speranza, essere segno di unità […] per gettare ponti, abbattere muri, seminare riconciliazione” (F. T.276). Cari fratelli e sorelle, continuiamo il cammino quaresimale con questo desiderio di riconciliazione, che apre il nostro cuore all’incontro con il Risorto. Non abbiamo paura di ritornare a casa, in chiesa, dal Signore per chiedere perdono, per ricominciare. Aiutiamo anche i nostri fratelli e le nostre sorelle più lontane a riprendere il cammino di fede con noi, nella chiesa, che sentiamo come la nostra casa, ma anche la casa di tutti i figli e le figlie di Dio. Ringraziamo i nostri confratelli sacerdoti dell’Africa francofona che sono venuti tra noi, portando il tesoro della loro fede e condividendo un cammino comunitario tra noi, da pastori. Il Signore ci accompagni con la sua grazia per vivere con intensità la Pasqua di risurrezione. Così sia.


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