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La preferenza per i poveri di papa Luciani: omelia di mons. Perego



Canale d’Agordo (BL), 26 agosto 2020


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Un fraterno saluto al Vescovo Renato e ai confratelli presbiteri. Un deferente saluto al Sindaco e alle autorità. Cari fratelli e sorelle, è un’emozione e un dono presiedere questa celebrazione eucaristica nel ricordo del Venerabile Papa Giovanni Paolo I, Albino Luciani, nel suo paese e nella sua terra. Sono passati 42 anni da quando su quel balcone della basilica di S. Pietro si affacciò il volto di Albino Luciani, nuovo Successore di Pietro, dopo la morte di San Paolo VI. Era l’anno 1978, un anno segnato dalla violenza irrazionale del terrorismo che non aveva risparmiato un grande statista come Aldo Moro e avrebbe ancora attraversato la vita del nostro Paese: un ‘sonno della ragione’ – per usare un’espressione del politico costituente Piero Calamandrei - che aveva generato “mostri” - paura, inquietudine, morte - ma anche una rinnovata solidarietà nazionale. Un anno straordinario anche per la Chiesa, che vedrà succedersi sulla Cattedra di Pietro tre figure di Pontefici, due dei quali hanno già raggiunto gli onori degli altari: San Paolo VI e San Giovanni Paolo II, oltre il Venerabile Giovanni Paolo I.

Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio odierna. Abbiamo iniziato questa Eucarestia con le stesse parole di Paolo: il Signore sia con voi, la pace sia con voi. In ogni Eucaristia il Signore ci raggiunge con il dono della sua presenza che rinnova il nostro cuore e la nostra mente e ci regala la sua pace. San Paolo, poi, parla a noi oggi come ai Tessalonicesi di ieri e ci raccomanda di tenerci “lontani da ogni fratello che conduce una vita disordinata”, non secondo l’insegnamento trasmesso dal Signore. In ogni tempo e anche oggi ci sono “cattivi maestri” che rischiano di disorientarci, sul piano sociale e morale, ma anche ecclesiale. Per questo la Chiesa ci accompagna nel nostro cammino con figure di cristiani che hanno accolto la chiamata alla santità e hanno vissuto le beatitudini evangeliche: ‘modelli da imitare”, per parafrasare sempre le parole di San Paolo. Con il Decreto super virtutibus, la Chiesa ha riconosciuto ufficialmente che papa Luciani “ha seguito più da vicino l’esempio di Cristo con l’esercizio eroico delle virtù (…) e, pertanto può essere proposto alla devozione e all’imitazione dei fratelli”. In che cosa siamo chiamati ad imitare papa Luciani?

Sul piano della storia personale, sempre per seguire lo stile e le indicazioni dell’apostolo Paolo, anche nella biografia di papa Luciani possiamo ritrovare incarnate le parole dell’apostolo: “abbiamo lavorato duramente, notte e giorno, per non essere di peso ad alcuno di voi”. Albino Luciani s’impegnò molto nello studio negli anni in cui fu vicerettore e studente nella Pontificia Università Gregoriana, con la tenacia tipica degli abitanti di queste montagne di ieri, senza far pesare nulla e senza far mancare nulla ai seminaristi, ma piuttosto pagando di persona, nel 1947, quando fu colpito da polmonite. Oggi qualcuno vende una vita facile, senza sforzo, senza impegno nella scuola e nel lavoro: in realtà nulla si ottiene senza sacrificio, senza dedizione, senza pagare di persona.

Oltre l’impegno anche la lealtà fa parte di uno stile di vita cristiano che impariamo da Albino Luciani Vescovo. Nella bufera del ’68 che rischiava di travolgere il Magistero di Paolo VI a difesa della vita e di una concezione cristiana della sessualità e del matrimonio – con l’enciclica Humanae vitae – il Vescovo Luciani dimostra la sua lealtà e obbedienza, anche quando nel collegio episcopale e nel presbiterio salgono dei distinguo che rischiano di minare la morale cristiana. Come pure il Vescovo Luciani non lascerà inascoltato il grido di Paolo VI nell’enciclica Populorum Progressio a favore dei poveri: una preferenza, quella per i poveri, che lo accompagnerà per tutta la sua vita e che, da Papa, ribadirà nel discorso della sua ultima udienza, del 27 settembre 1978: “Noi ricordiamo tutti le grandi parole – diceva Papa Luciani – del grande Papa Paolo VI: ‘I popoli della fame interpellano in maniera drammatica i popoli dell’opulenza. La Chiesa trasale a questo grido d’angoscia e chiama ognuno a rispondere con amore al proprio fratello”. Il grido di san Paolo VI, fatto proprio da Papa Luciani, è il grido oggi di papa Francesco per i popoli alla fame in cammino e che giungono in Europa. E’ un grido di fame e di vita che non può rimanere inascoltato dal popolo di Dio, che anche su questo rischia l’ipocrisia di girarsi dall’altra parte o di nuovi distinguo - come “gli scribi e farisei ipocriti” ricordati dalla pagina evangelica di Matteo - che fanno dimenticare il dolore e la storia di uomini e donne, madri e padri, giovani e bambini. “Alcuni cattolici – ci ammonisce Papa Francesco nell’esortazione Gaudete et exsultate dedicata alla chiamata alla santità - affermano che (quello dei migranti) è un tema secondario rispetto ai temi “seri” della bioetica. Che dica cose simili un politico preoccupato per i suoi successi si può comprendere, ma non un cristiano, a cui si addice solo l’atteggiamento di mettersi nei panni di quel fratello che rischia la vita per dare un futuro ai suoi figli” (G.E. 102). Un tema – quello delle migrazioni – caro anche a papa Luciani, che aveva visto il padre, la madre e altri familiari emigranti, partire alla ricerca di un lavoro in Svizzera. La chiamata alla santità chiede a ciascuno di noi, pastori e fedeli, di vincere l’ipocrisia e avere il coraggio della verità e della testimonianza cristiana. Papa Francesco nell’enciclica Laudato si' ci ricorda che “La situazione attuale del mondo provoca un senso di precarietà e di insicurezza, che a sua volta favorisce forme di egoismo collettivo. Quando le persone diventano autoreferenziali e si isolano nella loro coscienza, accrescono la propria avidità. Più il cuore della persona è vuoto, più ha bisogno di oggetti da comprare, possedere e consumare. In tale contesto non sembra possibile che qualcuno accetti che la realtà gli ponga un limite. In questo orizzonte non esiste nemmeno un vero bene comune” (L.S. 204). La santità non cresce sull’egoismo e l’individualismo, ma solo nella condivisione e nell’attenzione agli altri e al mondo. Come è stato capace Papa Luciani, il cristiano, il pastore di questa terra, che di Giovanni XXIII ha raccolto il coraggio di una riforma della Chiesa sfociata nel Concilio Vaticano II e di Paolo VI ha fatto suo il coraggio di un dialogo con il mondo, coniugando evangelizzazione e promozione umana. Cari fratelli e sorelle, il Signore ci renda capaci di raccogliere e approfondire la testimonianza di fermezza e di dolcezza, di impegno e di lealtà di Albino Luciani, Papa Giovanni Paolo I, e di accogliere lo spirito delle Beatitudini che lo hanno animato in tutta la sua vita. Così sia.

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