• Redazione

La nuova chiesa: una nuova casa per l’incontro l’ascolto e il perdono: omelia di mons. Perego

Dedicazione della chiesa nuova di S. Giacomo apostolo

Ferrara, 16 ottobre 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Venite, applaudiamo al Signore…accostiamoci a lui per rendergli grazie. A lui acclamiamo con canti di gioia”. Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, le parole del salmo 94 ci accompagnano in questo giorno di festa, perché la nostra Chiesa in cammino fa la sua sosta in una nuova chiesa-edificio, che diventa il segno di una comunità radunata nell’ascolto della Parola, nella preghiera e nella carità in questo angolo della nostra città. Saluto e ringrazio le autorità civili e militari per la loro presenza, testimonianza di collaborazione istituzionale, ma anche di affetto e vicinanza alla nostra Chiesa. Saluto e ringrazio l’architetto, l’artista e le maestranze che, con la loro intelligenza, arte e lavoro, ci hanno regalato questa nuova chiesa. Lodiamo e ringraziamo il Signore che, attraverso questa chiesa-edificio, un gioiello di architettura e arte contemporanea, si fa ancora più vicino, prossimo al popolo di Dio. Se “la bellezza salverà il mondo”, la bellezza di questa chiesa-edificio contribuirà a salvare la nostra città, insieme alle altre bellezze artistiche realizzate nel corso dei secoli, molte delle quali edifici sacri, a partire dalla nostra Cattedrale, purtroppo ancora chiusa per le ferite del terremoto, di cui oggi celebriamo l’anniversario della dedicazione, la prima delle quali avvenne l’8 maggio del 1177 e l’ultima il 16 ottobre 1960. Quasi mille anni di storia di una Chiesa in cammino sono segnati da alcune tappe, quali sono le costruzioni di edifici sacri, che corrispondono a passaggi culturali e di fede, ciascuno dei quali segnati dalle “gioie e dalle speranze, dalle tristezze e dalle angosce” del popolo di Dio.

Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio. La prima lettura, tratta dal libro dei Re, riporta la preghiera di Salomone a Dio davanti all’altare del tempio costruito. La preghiera del re Salomone diventa oggi anche la nostra preghiera a Dio, che mantiene “l’alleanza e la misericordia” con i suoi servi che camminano. Anche noi oggi ci sentiamo “servi” di Dio. Una ministerialità da tutti condivisa, seppur in forme diverse, dentro la Chiesa. Anche noi oggi ci sentiamo in cammino, con tutte le Chiese in Italia che da domani inizieranno il cammino sinodale: cammino di grazia, cammino di purificazione. Sempre con il re Salomone anche noi crediamo che Dio è dappertutto non può essere rinchiuso nelle nostre forme mentali e neppure nei luoghi della nostra vita, ma possiamo sentirlo e sperimentarlo a noi vicino come Padre, realmente presente come Figlio nella casa da noi costruita, in questa nuova chiesa. Questa chiesa è la casa dell’ascolto: in cui noi ascoltiamo la Parola di Dio, ma in cui Dio ascolta la nostra preghiera. E perdona. Il perdono è il più bel dono che il Signore, nella sua misericordia, ci regala in ogni chiesa. E il perdono ci fa rinascere, ci fa camminare di nuovo, di nuovo incontrare i fratelli e le sorelle: ci ridona la gioia. L’apostolo Paolo, nella pagina ai Corinzi che abbiamo riascoltato, ci ricorda che questa nuova chiesa come ogni chiesa è anche il segno della Chiesa popolo di Dio, di cui ognuno di noi, in forza del Battesimo, è parte, è costruttore. La chiesa è il luogo in cui impariamo non l’esclusività, ma l’inclusività della salvezza: le porte della chiesa sono sempre aperte, come il nostro cuore. Nella chiesa risuona soprattutto il ‘noi’ e non l’ ‘io’, impariamo la comunione, la partecipazione attiva alla vita ecclesiale, la condivisione, alla scuola di Gesù. E nella pagina evangelica di Luca, Gesù ci insegna lo stile di chi frequenta la chiesa: lo stile dell’incontro, del dialogo, ma anche della richiesta. Nell’incontro con Zaccheo, “capo dei pubblicani e ricco”, Gesù lo guarda e fa una richiesta: “scendi, perché oggi mi fermo a casa tua”. La casa di Zaccheo diventa una chiesa, perché accoglie il Signore. E da questo incontro con Gesù, Zaccheo “pieno di gioia” si converte e si apre al dono, alla condivisione. Ogni chiesa, come per Zaccheo, può diventare per tutti un luogo in cui il nostro cuore si riempie di gioia per l’incontro con il Signore, per il suo perdono e la nostra conversione. La chiesa è il luogo in cui rinnoviamo continuamente la nostra fede, il nostro stile di vita cristiano. Ogni chiesa ci ricorda a suo modo l’incontro reale con il Signore. In questa chiesa l’incontro con il Signore, presente nell’Eucaristia, è preparato e indicato dal segno della ‘Croce’. La croce gemmata nel catino absidale - “qualcosa di temibile che diventa desiderabile, uno strumento di morte elevato a segno di vita, l'umiliazione trasmutata in gloria” – ha scritto don Timoty Verdon – ci accoglie; la stessa croce, segno della salvezza, arricchite da episodi biblici dell’Antico e del Nuovo Testamento, ci accompagna dal soffitto in ogni angolo della chiesa, facendoci respirare l’aria di una spiritualità ferrarese che in mille anni di storia ha sempre voluto al centro delle sue chiese una grande croce. “La croce di Cristo è nostra salvezza, vita e risurrezione”, cantiamo il Venerdì santo. E in questa chiesa lo sperimentiamo. E la Croce accompagna anche il nostro cammino, il nostro andare in tutto il mondo a predicare il Vangelo ad ogni creatura. L’apostolo e pellegrino S. Giacomo, patrono di questa chiesa, ci indica il cammino e ci accompagna nel cammino.

Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, mentre lodiamo e ringraziamo il Signore che viene a visitarci in questa nuova chiesa, chiediamo a lui di accompagnarci in un cammino di Chiesa che abbia la novità, la freschezza, l’audacia, la bellezza di questo edificio sacro, interpretando e incrociando così l’uomo contemporaneo che, come Zaccheo, è affaticato, ma desideroso di Dio; solo, ma alla ricerca di qualcuno; affamato e assetato, ma ricco e capace di dono. Così sia.

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