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La nobile vocazione dell’imprenditore: saluto di mons. Perego all’Assemblea UCID

Aggiornato il: feb 27

Ferrara, Casa Cini, 26 febbraio 2021


S. E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Un cordiale saluto a tutti, in particolare ai presidenti regionali e provinciali dell’UCID. Ogni momento decisionale - come lo è questa assemblea - è importante, non solo per un valore di rappresentanza, ma anche per l’impegno e l’esercizio di responsabilità che i singoli membri si assumono.

Nell’enciclica Fratelli tutti di Papa Francesco c’è un numero, il 123, dedicato specificatamente agli imprenditori, che recita così: “L’attività degli imprenditori effettivamente «è una nobile vocazione orientata a produrre ricchezza e a migliorare il mondo per tutti». Dio ci promuove, si aspetta da noi che sviluppiamo le capacità che ci ha dato e ha riempito l’universo di potenzialità. Nei suoi disegni ogni persona è chiamata a promuovere il proprio sviluppo, e questo comprende l’attuazione delle capacità economiche e tecnologiche per far crescere i beni e aumentare la ricchezza. Tuttavia, in ogni caso, queste capacità degli imprenditori, che sono un dono di Dio, dovrebbero essere orientate chiaramente al progresso delle altre persone e al superamento della miseria, specialmente attraverso la creazione di opportunità di lavoro diversificate. Sempre, insieme al diritto di proprietà privata, c’è il prioritario e precedente diritto della subordinazione di ogni proprietà privata alla destinazione universale dei beni della terra e, pertanto, il diritto di tutti al loro uso”.


Sono poche parole, ma molto chiare, che vale la pena di meditare come UCID. Anzitutto l’impresa ‘come ‘nobile vocazione’, con due compiti, che non possono essere disgiunti: produrre ricchezza e migliorare il mondo per tutti. E’ chiaro che il profitto da solo non basta ad esaudire la vocazione di un imprenditore. L’impresa ha una naturale vocazione ‘sociale’ – potremmo dire –, contribuisce al bene comune.

In secondo luogo, fare impresa, dice il Papa è come prendere in consegna da Dio il creato, che è ‘cosa buona’ – come leggiamo nel racconto della creazione del libro della Genesi -, per curarlo e farlo crescere con le nostre capacità economiche e tecnologiche. In questo senso il Papa riprende il concetto di ‘sviluppo’ che, nel Magistero sociale, era stato fatto proprio da Paolo VI nell’enciclica Populorum progressio e ribadito da Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in veritate, ma anche il concetto di ‘cura del creato’ che è al centro dell’enciclica Laudato si'.

In terzo luogo, anche l’impresa ha come compito sconfiggere la miseria, la povertà delle persone e dei popoli, generando lavoro. La centralità del lavoro nella vocazione dell’impresa è affermato con chiarezza dal Papa, in questo come in altri testi magisteriali.

L’ultima sottolineatura del Papa è alla destinazione universale dei beni, che significa in altre parole nel mondo dell’impresa la distribuzione degli utili, generando un benessere non solo privato, ma diffuso, in termini economici, ma anche culturali, sociali. E’ un tema presente in diversi testi magisteriali di Papa Francesco: nell’esortazione Evangelii Gaudium, dove afferma “la funzione sociale della proprietà e la destinazione universale dei beni come realtà anteriori alla proprietà privata. Il possesso privato dei beni si giustifica per custodirli e accrescerli in modo che servano meglio al bene comune” (E.G. 189): concetto ribadito anche nell’enciclica Laudato si', sulla base di una lunga tradizione economica e sociale cristiana.

Credo che questo numero vada riletto e reinterpretato frequentemente dall’UCID e costituisce anche una sorta di ‘carta d’identità’ dell’imprenditore cattolico.

Auguro che la vostra Assemblea sia un luogo importante per maturare la consapevolezza della ‘nobile vocazione’ dell’imprenditore, soprattutto in questo tempo non facile per tutti anche nel nostro territorio ferrarese.


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