• Redazione

La Madonna della Pioppa ci aiuta a guardare in alto: omelia di mons. Perego

Ospitale di Bondeno, 24 maggio 2020


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, ci ritroviamo insieme, ai piedi di Maria, da secoli venerata in questo luogo come la Madonna della Pioppa. Ci ritroviamo nel tempo pasquale, nel giorno dell’Ascensione di Gesù al cielo ad ascoltare la Parola di Dio e, con i discepoli, a fissare il cielo, a guardare in alto, riconoscendo che Gesù Cristo, Crocifisso e Risorto, è il Figlio di Dio.

La prima pagina degli Atti degli Apostoli, infatti, ricorda le apparizioni di Gesù “dopo la sua Passione” e l’invito ripetuto di Gesù di attendere il dono dello Spirito per essere “testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra”. I quaranta giorni dopo la Pasqua prima dell’Ascensione di Gesù al cielo sono un tempo ancora in cui Gesù annuncia il Regno di Dio, accompagna ed educa gli Apostoli, li prepara al dono dello Spirito, a una nuova presenza di Dio in mezzo a loro. Anche la pagina dell’evangelista Matteo conferma da una parte la risurrezione di Gesù, ma anche i dubbi che ancora permangono nei discepoli. Per questo Gesù incontra i discepoli e li invita a tre azioni. Anzitutto, Gesù invita i discepoli ad andare, a camminare tra la gente, a raggiungere ogni paese, perché la Parola di salvezza deve arrivare tutti, nessuno escluso. Questo cammino incontro ad ogni persona ha un segno, un sacramento, il Battesimo, che testimonia la novità della nostra vita, la nostra condizione di figlio, ma anche la nostra fede in Dio Trinità, Padre e Figlio e Spirito Santo. E, infine, la vita nuova che nasce dal Battesimo è guidata dal comandamento dell’amore. Maria ha vissuto con gli apostoli questo tempo di passaggio dalla vita con Gesù alla vita nella Chiesa. È interessante, però, notare che Lei non viene ricordata con gli undici dubbiosi, ma con gli undici che riceveranno il dono dello Spirito. Maria, piena di grazia, viene solo confermata nella fede a Pentecoste. La pagina della lettera agli Ebrei ricorda cosa significa l’Ascensione, il guardare in alto nella nostra vita: significa approfondire la consapevolezza che il Gesù della storia, che i discepoli hanno conosciuto e ascoltato, è il Figlio di Dio; significa riconoscere che Dio è Padre e noi suoi figli; significa che la Chiesa è il luogo storico in cui Gesù continua ad essere presente, è il ‘corpo di Cristo’. Corpo di Cristo non è lo l’Eucaristia, ma la Chiesa. Spesso noi non siamo capaci di leggere la Chiesa al di là delle persone e delle strutture che la compongono, dimenticando che la Chiesa è il ‘Corpo di Cristo’. Il Concilio Vaticano II ci ha ricordato questa verità: “col sacramento del pane eucaristico, viene rappresentata ed effettuata l’unità dei fedeli, che costituiscono un solo corpo in Cristo (cfr. 1 Cor 10,17)” (L.G. 3). Tutti nella Chiesa non siamo semplici spettatori, ma parte attiva di un corpo, ciascuno secondo la sua scelta di vita – laicale, presbiterale, consacrata -, ciascuno con le sue qualità, la sua età, le sue parole e i suoi gesti. Lo ricorda ancora la costituzione conciliare Lumen Gentium: “nella diversità stessa, tutti danno testimonianza della mirabile unità nel corpo di Cristo: poiché la stessa diversità di grazie, di ministeri e di operazioni raccoglie in un tutto i figli di Dio, dato che «tutte queste cose opera... un unico e medesimo Spirito» (1 Cor 12,11)” (L.G. 32). . Maria ha voluto e continua ad essere di casa tra gli uomini, come rivelano le sue apparizioni, per ricordare la salvezza che suo Figlio Gesù ha portato al mondo, ma anche per aiutarci a sentire, come Lei, la Chiesa ‘Corpo di Cristo’. In questo come in ogni santuario noi ritroviamo nei gesti semplici della preghiera, del Rosario, di una candela accesa la verità di questa presenza di Maria, ma anche della fede di un popolo, come esprimono anche le parole di Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium: “Penso alla fede salda di quelle madri ai piedi del letto del figlio malato che si afferrano ad un rosario anche se non sanno imbastire le frasi del Credo; o a tanta carica di speranza diffusa con una candela che si accende in un’umile dimora per chiedere aiuto a Maria, o in quegli sguardi di amore profondo a Cristo crocifisso. Chi ama il santo Popolo fedele di Dio non può vedere queste azioni unicamente come una ricerca naturale della divinità. Sono la manifestazione di una vita teologale animata dall’azione dello Spirito Santo che è stato riversato nei nostri cuori (cfr Rm 5,5)” (E.G. 125). I santuari sono i luoghi della nostra ‘ascensione’, dove ognuno di noi impara e sperimenta come sia importante nella vita contemplare il Signore, pregare, “guardare in alto”., ma anche si sperimenta “la carezza della consolazione materna” di Maria. Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, In questo storico santuario dedicato alla Madonna della Pioppa come .in tutti i “santuari – ha scritto ancora Papa Francesco - si può osservare come Maria riunisce attorno a sé i figli che con tante fatiche vengono pellegrini per vederla e lasciarsi guardare da Lei”. Qui “trovano la forza di Dio per sopportare le sofferenze e le stanchezze della vita” (E.G. 286). O Madonna della Pioppa, Salute degli infermi, prega per noi.

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