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La fede di Zaccheo ricca di condivisione: omelia di mons. Perego

Aggiornato il: 23 dic 2019

3 novembre 2019, XXXI Domenica per Annum

S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, l’Eucaristia domenicale di oggi – a suffragio dei nostri Arcivescovi defunti - si arricchisce anche della celebrazione del sacramento della Confermazione della nostra sorella Alessandra Teresa e del nostro fratello Mattia Pietro. Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio. La pagina della Sapienza ci ricorda il limite delle cose: “il mondo davanti a te, o Signore, è come polvere sulla bilancia, come una stilla di rugiada mattutina”. Eppure questo mondo è amato dal Signore, che chiude gli occhi sul nostro peccato, attende il nostro pentimento. Il Signore “è amante della vita” che ha creato tutte le cose, che sono tutte buone, nessuna esclusa. Il Signore sa aspettare i tempi con cui ognuno di noi arriva a credere. E’ il messaggio che viene anche dal racconto evangelico, che ci presenta la simpatica figura di Zaccheo, “capo dei pubblicani e ricco”, ma anche un ladro e un usuraio. Il Signore non solo lo fa scendere dall’albero dove è salito per poterlo vedere, perché piccolo, ma trasforma la sua piccolezza, il suo peccato in un cammino di condivisione, di magnanimità, di dono. La sua casa sarà aperta, la sua ricchezza distribuita ai più poveri: l’amore del Signore entrerà per sempre nella sua vita. Ricevere il sacramento della Cresima significa terminare il cammino di iniziazione cristiana e, in qualche modo, scendere dall’albero come Zaccheo, per iniziare un camino di fede e di testimonianza cristiana nella vita di ogni giorno, guardando al comandamento dell’amore a Dio e ai fratelli. Un adulto nella fede non è solo chi conosce le verità di fede, ma anche chi fa di queste verità la strada per il suo cammino, la fontana a cui attingere ogni giorno la ricchezza della presenza del Signore, il criterio delle sue scelte e della sua vita. Il Signore - per usare le parole del Vangelo – vi ha cercato e amato: da questo incontro, che oggi consacriamo con un’unzione, segno del dono dello Spirito, la vostra vita non può che uscire arricchita. Tocca a voi come a noi non sprecare questo incontro, questo dono, ma – come Zaccheo – da oggi invitare il Signore a casa, fargli spazio nella vostra vita, sapendo che Lui la arricchirà sempre di nuovi doni. Parlando alla comunità di Tessalonica l’apostolo Paolo ricorda come il Signore ci chiama, ma noi, con il nostro ‘Eccomi’ che anche nel sacramento della Cresima ripetiamo, dobbiamo essere “degni della sua chiamata”. Questo significa, come ci ricorda Paolo, non lasciarci troppo confondere la mente da discorsi inutili, da prospettive che guardano solo al nostro interesse, da illusioni che circolano continuamente nella vita e nella storia dell’uomo. Commentando l’episodio evangelico di Zaccheo, Carlo Carretto nella sua bel volume ‘Il deserto nella città’, scriveva: “Il Regno dei cieli non è un complimento, una vuota chiacchiera, una promessa vaga, è un fatto, è l’incontro di due volontà serie e autentiche, è una conversione alla Luce, all’Amore, alla Vita proprio perché Dio è Luce, Amore, Vita. Tu capisci a che distanza siamo dal Regno dei cieli! È spaventoso pensarci. Le nostre sono chiacchiere, solo chiacchiere, sempre chiacchiere. E a che servono? È di Gesù la frase “Non chi dice Signore, Signore, entrerà nel Regno ma chi fa la volontà del Padre mio” (Matteo, 7,21). Per entrare bisogna “fare” non” dire”. Dio chiede a noi l’impegno di tutto il nostro essere. È una vera e continua conversione. Nel Regno sono i fatti che contano”.

E sapendo questa distanza che talora esiste tra il dire e il fare, il Signore ci dona con il suo Spirito i doni della sapienza dell’intelletto, del consiglio e della scienza, doni che illuminano la nostra coscienza e la nostra intelligenza e ci portano a saper scegliere tra il bene e il male. Il Signore, con il suo Spirito, nel sacramento della Confermazione ci dà anche il dono della fortezza, perché abbiamo carattere, cioè sappiamo fare le scelte giuste, con coraggio, non semplicemente trascinati dagli altri. E’ il coraggio che ha avuto anche Zaccheo che, dopo l’incontro con il Signore, ha trasformato la sua vita, l’uso delle cose e del tempo. Nella confermazione il Signore ci dona anche con il suo Spirito il dono della pietà. Non è tanto il dono della compassione, ma il dono della preghiera personale e comunitaria. La nostra fede, infatti, rischia di indebolirsi e anche di spegnersi se non conserviamo un rapporto quotidiano con il Signore nella preghiera personale e un rapporto domenicale con Lui, nell’Eucarestia. La preghiera domenicale, comunitaria, poi, rende la nostra fede non solo personale, ma comunitaria, facendoci sentire Chiesa e, in essa, testimoni. Dobbiamo considerare la chiesa come la casa di Zaccheo, cioè diventare per noi il luogo della relazione nuova con Dio che cambia la nostra vita, le nostre scelte, l’uso delle cose, luogo di asilo e di tutela, luogo di perdono e di pace. La Chiesa è il luogo dove Dio educa il suo popolo, prende per mano ciascuno di noi. L’ultimo dono del Signore e del suo Spirito è il timor di Dio. Non è la paura di Dio, ma la consapevolezza che in ogni nostra azione Lui è presente, ci accompagna, ci giudica, ma anche ci perdona. Il timor di Dio è la verità del nostro amore di Dio: non si ama senza ascoltare, senza mettersi in relazione, senza ubbidire.

Cari fratelli e sorelle, cara Alessandra Teresa e caro Mattia Pietro, per usare le parole di Paolo, “il Signore porti a compimento ogni proposito di bene e l’opera della vostra fede”. Lo chiediamo oggi nella preghiera, che si arricchisce anche del ricordo dei nostri Arcivescovi defunti che hanno seminato i doni dello Spirito in questa nostra Chiesa, consapevoli di un Dio che è Padre, che ci ascolta e ama. Così sia.

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