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La fede cerca e sostiene il consiglio nella Chiesa: omelia di mons. Perego 

Aggiornato il: 23 dic 2019

Apertura del Consiglio pastorale diocesano Ferrara, 5 ottobre 2019

S.E. Mons. Gian Carlo Perego Arcivescovo di Ferrara-Comacchio “Fino a quando Signore implorerò aiuto e non ascolti?”. Cari fratelli e sorelle, quante volte nella nostra vita abbiamo avuto l’impressione che il Signore fosse distante, non ci ascoltasse: di fronte alle ingiustizie, alla malattia, alla morte innocente…La stessa impressione sembra dare la pagina del profeta Abacuc, che per questa ragione conserva una verità e una attualità. Questa distanza di Dio sembra essere coperta dalla violenza, dall’iniquità, dalla rapina. Eppure il Signore, nelle parole del profeta, ci ricorda che soccombe colui che non ha l’animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede”. Sono parole di speranza, quelle del profeta, che forse ci aiutano anche a leggere, a interpretare il nostro tempo, la quotidianità. Avere luoghi del consigliarsi nella Chiesa, come il Consiglio pastorale diocesano, significa avere luoghi non del consenso, ma per aiutare a leggere, a discernere nella quotidianità ‘i segni dei tempi’, cioè la presenza di Dio; significa costruire qualcosa insieme che offre speranza; significa ordinare ogni nostra azione, progetto, esperienza a un nuovo annuncio, con gioia, senza essere trascinati dallo sconforto di abbandoni, distanze, da una statistica che sembra ricordarci più la lontananza che la prossimità delle persone alla Chiesa. Siamo chiamati, come ci ha ricordare il salmista, “ad ascoltare oggi la voce del Signore”. Forse stiamo perdendo l’abitudine all’ascolto. La libertà di parola ci ha resi sordi di fronte alla Parola di Dio e alle parole degli uomini, indurendo il nostro cuore di fronte al ‘nuovo’, all’inedito, di fronte al quotidiano, dove Dio si incontra. Il rischio è di indebolire così la nostra fede. Per questo gli apostoli, consapevoli di questo ripiegamento su se stessi, chiedono al Signore: “Accresci la nostra fede”. La fede è la consapevolezza che non possiamo camminare soli, che abbiamo bisogno di un Padre. La sua compagnia crea cose grandi: basta l’umiltà della fede, l’umiltà di chi si fida e affida, l’umiltà del servo. La fede accompagna anche il consiglio, un dei sette doni dello Spirito Santo che sono stati regalati a ciascuno di noi nel sacramento della Cresima, il sacramento della maturità cristiana. Il Consiglio pastorale diocesano è il luogo in cui impariamo il servizio come stile nella Chiesa. E’ lo stile di Gesù, che si è fatto piccolo; è lo stile di S. Francesco e dei Santi che hanno dato tutto, alcuni anche la propria vita, per il Signore. La ministerialità laicale nella Chiesa – oggetto anche della riflessione del prossimo Sinodo sull’Amazzonia – vuole essere non un travestimento clericale dei laici, che prendono il posto dei presbiteri che diminuiscono, non una sorta di emancipazione laicale, ma una forma nuova della comune vocazione battesimale che assume modelli ed esperienze nuove di servizio nei diversi tempi e luoghi. Una ministerialià sostenuta da una fede autentica, anche piccola come un granello di senape, può far sì che una cosa impossibile si realizzi, che un gelso – ci ricorda la pagina evangelica di Luca – "si sradichi e si trapianti nel mare”. La fede genera miracoli, come ci dimostra la storia della santità cristiana, che vede protagonisti laici, presbiteri e consacrati, uomini e donne. A questo proposito è molto bella la pagina dell’esortazione apostolica di Papa Francesco, Gaudete et exsultate, in cui cita un testo di Santa Teresa Benedetta della Croce, al secolo Edith Stein, ebrea, monaca carmelitana, morta nel campo di concentramento di Auschwitz: “Lasciamoci stimolare dai segni di santità che il Signore ci presenta attraverso i più umili membri di quel popolo - scrive il Papa - che «partecipa pure dell’ufficio profetico di Cristo col diffondere dovunque la viva testimonianza di Lui, soprattutto per mezzo di una vita di fede e di carità». Pensiamo, come ci suggerisce santa Teresa Benedetta della Croce, che mediante molti di loro si costruisce la vera storia: «Nella notte più oscura sorgono i più grandi profeti e i santi. Tuttavia, la corrente vivificante della vita mistica rimane invisibile. Sicuramente gli avvenimenti decisivi della storia del mondo sono stati essenzialmente influenzati da anime sulle quali nulla viene detto nei libri di storia. E quali siano le anime che dobbiamo ringraziare per gli avvenimenti decisivi della nostra vita personale, è qualcosa che sapremo soltanto nel giorno in cui tutto ciò che è nascosto sarà svelato» (G.E. 8). La fede, testimoniata nella semplicità e quotidianità dai Santi chiede di essere accolta da noi come “un dono di Dio” – ci ricorda oggi l’apostolo Paolo – e non solo conservata, ma custodita come “un bene prezioso che ti è stato affidato”, ravvivata continuamente, vincendo la timidezza, senza vergogna. Ogni luogo di confronto, di consiglio nella Chiesa ha come obiettivo non solo il dire la fede, ma il testimoniarla, come un bene prezioso. Cari fratelli e sorelle, chiediamo al Signore come gli apostoli di accrescere la nostra fede, perché sappia trovare le parole e i gesti per una testimonianza rinnovata nella nostra città e nella nostra Chiesa. Così sia.

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