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La famiglia di Nazareth e le nostre famiglie: omelia di mons. Perego 

Ferrara, 29 dicembre 2019

S.E. Mons. Gian Carlo Perego Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, contempliamo oggi la realtà della famiglia di Gesù, ulteriore segno della verità dell’incarnazione. Dopo la nascita di Gesù, Giuseppe e Maria - ci racconta la pagina dell’evangelista Luca di oggi - vivono un nuovo momento di difficoltà, costretti a lasciare non solo Betlemme, ma la Giudea, la terra d’Israele e rifugiarsi oltre confine, in Egitto. La paura della persecuzione di Erode mette in cammino la famiglia che, dopo la morte di Erode, ritorna e si stabilisce a Nazareth di Galilea. Come la nascita di Gesù, anche la fuga di Gesù, Giuseppe e Maria è annunciata e accompagnata da un angelo. Ancora una volta la grazia, l’ombra di Dio avvolge e protegge la vita di Gesù e testimonia la paternità di Dio. E’ interessante notare che dopo la nascita di Gesù, un aspetto che la accompagna è il cammino: il cammino dei pastori, il cammino dei Magi alla casa di Gesù, che celebreremo nell’Epifania, e il cammino di tutta la famiglia verso un altro Paese.

Anche il cammino ci ricorda l’essenza del Natale, che è cambiamento, novità, ricerca di sicurezza, di pace. La vita chiede di mettersi in cammino, di non fermarsi, di ricercare. C’è un cammino nella storia della salvezza, che condividono il popolo d’Israele e anche Gesù, i suoi discepoli, soprattutto nei tempi dell’esilio e delle persecuzioni. E c’è un cammino storico, che riguarda i lavoratori migranti, studenti, che dall’Italia sempre più raggiungono altri Paesi e di migranti di altri paesi, lavoratori e famiglie, studenti, richiedenti asilo e rifugiati, che raggiungono l’Italia e l’Europa o altri Paesi del mondo. Sono giovani e adulti, uomini e donne, famiglie. E’ un mondo in andata e in ritorno. Questo mondo in mobilità ci ricordano i Magi e la famiglia di Nazareth. E’ un mondo che ha bisogno e chiede protezione, angeli che possano accompagnare le persone e le famiglie perché non diventino vittime. Da qui l’invito di San Paolo oggi: "rivestitevi di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità… rivestitevi della carità”. La carità, che diventa anche perdono reciproco, è la virtù di cui abbiamo bisogno in tempi di cammino, di mobilità. E la carità è ciò di cui hanno bisogno le nostre famiglie, per salvaguardare l’unità, la comunione. Una carità che diventa rispetto reciproco tra sposi, tra genitori e figli – come ammonisce la pagina del Siracide. Una carità che diventa condivisione: dei beni, ma anche dei progetti, dei figli, della loro educazione che ha bisogno profondamente di un contesto familiare. Una delle povertà delle nostre famiglie è la capacità educativa, perché, assillati dal lavoro, dalle cose, dall’opinione degli altri, dalle fatiche, si rischia di delegare ad altri questo compito o di non condividerlo. Nell’esortazione apostolica Amoris laetitia, dedicata alla famiglia, Papa Francesco ricorda in un passaggio quanto i padri sinodali avevano detto sulla famiglia di oggi: “Le coercizioni economiche escludono l’accesso delle famiglie all’educazione, alla vita culturale e alla vita sociale attiva. L’attuale sistema economico produce diverse forme di esclusione sociale. Le famiglie soffrono in modo particolare i problemi che riguardano il lavoro. Le possibilità per i giovani sono poche e l’offerta di lavoro è molto selettiva e precaria. Le giornate lavorative sono lunghe e spesso appesantite da lunghi tempi di trasferta. Questo non aiuta i familiari a ritrovarsi tra loro e con i figli, in modo da alimentare quotidianamente le loro relazioni” (A.L. 44). Le scelte economiche, politiche e sociali non sono indifferenti alla vita e all’educazione familiare, ma possono favorirla o ostacolarla. Le opzioni individualistiche che generano la precarizzazione e mobilità dei lavoratori e degli studenti, la centralizzazione dei servizi, la penalizzazione del Terzo settore, l’indebolimento della sussidiarietà, la mancanza di un credito familiare agevolato creano naturalmente ingiustizie nei confronti soprattutto delle famiglie. Il mondo del laicato nella Chiesa, fatto di persone e famiglie che vivono la quotidianità del lavoro, dello studio e della vita familiare, è chiamato a non trascurare un impegno concreto sul piano economico, politico e sociale con scelte che possano favorire la vita e l’educazione familiare. L’educazione dei figli è un dovere e un diritto dei genitori. A questo proposito Papa Francesco ricorda che “Lo Stato offre un servizio educativo in maniera sussidiaria, accompagnando la funzione non delegabile dei genitori, che hanno il diritto di poter scegliere con libertà il tipo di educazione – accessibile e di qualità – che intendono dare ai figli secondo le proprie convinzioni. La scuola non sostituisce i genitori bensì è ad essi complementare” (A.L. 84).

Nella Lettera pastorale di quest’anno, dedicata agli stili di vita, ho ricordato, al tempo stesso, le parole di Papa Francesco che ammonisce sul rischio dell’“ossessione educativa”, perché “non è educativa, e non si può avere un controllo di tutte le situazioni in cui un figlio potrebbe trovarsi a passare. Qui vale il principio per cui «il tempo è superiore allo spazio». Vale a dire, si tratta di generare processi più che dominare spazi. Se un genitore è ossessionato di sapere dove si trova suo figlio e controllare tutti i suoi movimenti, cercherà solo di dominare il suo spazio. In questo modo non lo educherà, non lo rafforzerà, non lo preparerà ad affrontare le sfide. Quello che interessa principalmente è generare nel figlio, con molto amore, processi di maturazione della sua libertà, di preparazione, di crescita integrale, di coltivazione dell’autentica autonomia” (A.L. 261). Cari fratelli e sorelle, care famiglie, i sentimenti di amore e fedeltà che respiriamo dalla Santa Famiglia di Nazaret, e trasmessi dai Vangeli dell’infanzia, ci ricordano i principi che danno forma ad ogni famiglia, e la rendono capace di affrontare le odierne situazioni della vita e della storia. I sentimenti di amore e fedeltà possono infatti illuminare, come una stella, la notte in cui vive la famiglia di oggi. Guardando alla famiglia di Nazareth comprendiamo il modo cristiano di vivere in famiglia. E’ quanto ricordava un passaggio molto bello di San Paolo VI, nel suo discorso a Nazareth, nel viaggio non facile del 1964: “Nazaret ci ricordi che cos’è la famiglia, cos’è la comunione di amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro e inviolabile; ci faccia vedere come è dolce ed insostituibile l’educazione in famiglia, ci insegni la sua funzione naturale nell’ordine sociale” (cit. in: A.L. 66). Così sia.

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