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La Chiesa della misericordia: omelai di mons. Perego a Pieve di Cento

Quest’ anno ricorre la Ventennale del Crocifisso di Pieve di Cento, un evento straordinario per la comunità, che ogni 20 anni celebra la gloria del Crocifisso.

Le Celebrazioni si svolgono dall' 11 al 27 settembre e culmineranno il 20 settembre con la Celebrazione e Processione presieduta dal nostro Arcivescovo Cardinale Matteo Zuppi.


Chiesa di S. Maria Maggiore, Pieve di Cento, 19 settembre 2020


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, questa sera guardiamo insieme con fede al Crocifisso, in questo tempo segnato ancora da paura e da incertezze. L’uomo dei dolori in Croce non è una finzione, non può diventare un oggetto scaramantico, ma indica come il Figlio di Dio è venuto ad abitare in mezzo a noi fino a dare la sua vita per noi. Al tempo stesso il Crocifisso guarda noi. Il suo sguardo è ‘ricco di misericordia’, è pieno di amore, al punto che il suo gesto ultimo e le sue ultime parole sono un dono: a noi figli di una Madre e a Sua Madre di noi come figli. Dal Crocifisso è nata la Chiesa. Dal Crocifisso la Chiesa impara uno stile di vita, diventa Chiesa della misericordia. Guardando al Crocifisso facciamo nostro un passaggio scritto nell’esortazione Reconciliatio et Poenitentia da San Giovanni Paolo II ,“La Chiesa… comprende la sua missione di operare, sulle orme del Signore, per la conversione dei cuori e per la riconciliazione degli uomini con Dio e fra di loro, due realtà, queste, intimamente connesse” ( R.P. 6).

Il Crocifisso ci ricorda anzitutto la conversione dei cuori, un nuovo stile di vita personale ispirato alla carità e alla giustizia, alla misericordia e al perdono. “Il Figlio di Dio sulla croce è nudo; la sua tunica è stata sorteggiata e presa dai soldati (cfr Gv19,23-24) – ha scritto Papa Francesco nella lettera Misericordia et misera a conclusione del Giubileo della misericordia del 2016 -; Lui non ha più nulla. Sulla croce si rivela all’estremo la condivisione di Gesù con quanti hanno perso dignità perché privati del necessario. Come la Chiesa è chiamata ad essere la “tunica di Cristo” per rivestire il suo Signore, così è impegnata a rendersi solidale con i nudi della terra perché riacquistino la dignità di cui sono stati spogliati. «(Ero) nudo e mi avete vestito» (Mt25,36), pertanto, obbliga a non voltare lo sguardo davanti alle nuove forme di povertà e di emarginazione che impediscono alle persone di vivere dignitosamente” (n. 19). E’ l’invito oggi anche del profeta Isaia: “Cercate il Signore”. E’ l’impegno a ritornare al Signore, a vivere secondo i sentimenti di Gesù, comportandoci “in modo degno del Vangelo di Cristo”, fino a considerare il morire “un guadagno”, come ci ha ricordato oggi l’apostolo Paolo, e ci ha testimoniato don Roberto di Como. Dalla conversione dei cuori nasce una conversione ecclesiale, una conversione pastorale, una riforma della Chiesa, a cui Papa Francesco ci sta guidando, attualizzando le scelte conciliari. “Il Concilio Vaticano II ha presentato la conversione ecclesiale - ha scritto Papa Francesco nell’esortazione Evangelii Gaudium - come l’apertura a una permanente riforma di sé per fedeltà a Gesù Cristo: “Ogni rinnovamento della Chiesa - ha scritto papa Francesco citando il documento conciliare sull’Ecumenismo - consiste essenzialmente in un’accresciuta fedeltà alla sua vocazione […] La Chiesa peregrinante verso la meta è chiamata da Cristo a questa continua riforma, di cui essa, in quanto istituzione umana e terrena, ha sempre bisogno” (E.G. 27).

Il Crocifisso ci ricorda, poi, la riconciliazione degli uomini con Dio. Dio, ricco di misericordia, ha voluto dare il suo Figlio per la salvezza di tutti. Una salvezza che passa attraverso il riconoscerlo nel pane e nel vino consacrato, ma anche nel perdono. Eucaristia e Penitenza sono i segni efficaci rispettivamente della pace e del perdono, sono i segni concreti di un nuovo stile di vita personale ed ecclesiale, all’insegna della misericordia, per costruire la civiltà dell’amore.

Comunità riconciliata e riconciliatrice, la Chiesa non può dimenticare che alle sorgenti del suo dono e della sua missione di riconciliazione si trova l'iniziativa, piena di amore compassionevole e di misericordia, di quel Dio che è amore e che per amore ha creato gli uomini, li ha accompagnati nella storia, li ha perdonati, con la misura della misericordia che talora fa diventare “ultimi i primi” e “primi gli ultimi”, come ci ha ricordato la parabola evangelica di Matteo oggi. La parabola di Matteo ci ricorda che lo stile di vita della Chiesa va anche oltre la giustizia, per una ridistribuzione delle grazie che vengono dal Crocifisso, dalla morte per noi di Gesù, e da noi non meritate, con uno sguardo alla salvezza di tutti. E’ il senso della Chiesa della misericordia: non può essere una Chiesa chiusa a gustare le proprie grazie e i doni ricevuti, autoreferenziale, ma una Chiesa missionaria pronta a camminare ad andare in tutto il mondo a donare la misericordia del Signore. Lo denuncia anche papa Francesco: “(Una Chiesa) priva del sigillo di Cristo incarnato, crocifisso e risuscitato, si rinchiude in gruppi di élite, non va realmente in cerca dei lontani né delle immense moltitudini assetate di Cristo. Non c’è più fervore evangelico, ma il godimento spurio di un autocompiacimento egocentrico” (E.G. 95).

“La Chiesa è segno e sacramento di questa riconciliazione che nasce dalla misericordia di Dio” (R.P. 10), ci ha ricordato sempre San Giovanni Paolo II. Per questo le nostre comunità devono essere case dove si impara il perdono e la compassione, la comprensione e il dialogo e non case del giudizio e del pregiudizio, della critica gratuita e supponente. “Bisogna accompagnare con misericordia e pazienza le possibili tappe di crescita delle persone che si vanno costruendo giorno per giorno – ha scritto papa Francesco nell’ Evangelii Gaudium - …. Un piccolo passo, in mezzo a grandi limiti umani, può essere più gradito a Dio della vita esteriormente corretta di chi trascorre i suoi giorni senza fronteggiare importanti difficoltà. A tutti deve giungere la consolazione e lo stimolo dell’amore salvifico di Dio, che opera misteriosamente in ogni persona, al di là dei suoi difetti e delle sue cadute” (E.G.44). Senza misericordia la Chiesa non cammina.

Cari fratelli e sorelle, il Signore ci guidi nel cammino della misericordia e del perdono, segni della grazia, volti di una Chiesa che impara e costruisce la fraternità, guardando al Crocifisso risorto. Così sia.

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