• Redazione

L’Incarnazione di un Figlio pieno di Grazia e di verità: omelia di mons. Perego

Basilica di San Francesco, Ferrara, 3 gennaio 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, nel clima del Natale e di un anno nuovo che è iniziato, ancora tra tante incertezze, la Parola di Dio ci indica il cammino. La pagina del Siracide è un elogio alla Sapienza, che è venuta ad abitare, ha posto le radici in mezzo al popolo. La Sapienza è il modo della presenza di Dio nella storia: come ordine, intelligenza, grazia, amore, pace. La Sapienza prefigura la presenza umana di Dio nel Figlio Gesù dentro la storia umana: “Gesù cresceva in sapienza e grazia”, ricorda l’evangelista Luca. “Il Figlio amato” – ci ricorda San Paolo – è lo strumento di un disegno d’amore di Dio che è iniziato dalla creazione e continua nella redenzione, realizzata con il Natale. Paolo è contento che gli Efesini vivano nella fede e nell’amore, che – scrive “illumina gli occhi del vostro cuore e che genera speranza. Fede, speranza e carità sono l’abito di ogni cristiano chiamato alla santità: “Fede, speranza e carità costituiscono, in un mirabile intreccio, il dinamismo dell’esistenza cristiana verso la comunione piena con Dio” (L.F. 7), ha scritto Papa Francesco. La fede non è “un’illusione di luce che impedisce il nostro cammino di uomini liberi verso il domani” (L.F.2), ma “la fede nasce nell’incontro con il Dio vivente – scrive papa Francesco nell’enciclica Lumen fidei -, che ci chiama e ci svela il suo amore, un amore che ci precede e su cui possiamo poggiare per essere saldi e costruire la vita. Trasformati da questo amore riceviamo occhi nuovi, sperimentiamo che in esso c’è una grande promessa di pienezza e si apre a noi lo sguardo del futuro” (L.F. 4). La fede poggia sull’Incarnazione, sul Natale e sulla storia di Gesù, come luce che illumina le nostre tenebre: le nostre incertezze, i nostri dubbi, le nostre incapacità, le nostre paure, le nostre delusioni. L’anno che è appena iniziato chiede di illuminare con gli occhi della fede la nostra vita, non solo per ricordare, ma anche per camminare. In questo momento non possiamo fermarci, ma come cristiani siamo chiamati ad accompagnare la fede con la carità: con la condivisione, con la prossimità, con un cuore aperto e non chiuso, con il desiderio di trasformare luoghi e percorsi in nuove opportunità per costruire comunità, città. C’è bisogno di una carità materiale, che si trasformi in forme personali o associate di solidarietà, che lenisce le povertà vecchie e nuove; ma c’è bisogno di una carità culturale, educativa, che ha la pazienza dell’ascolto, della correzione fraterna, dell’attesa, della formazione della coscienza. La luce della fede e il gesto della carità insieme aprono alla speranza, al desiderio insieme di consegnare al domani il meglio di noi stessi: una fede vissuta, una carità sofferta, un progetto di vita, un cammino di santità, l’edificazione di una città nell’amore. “Nell’unità con la fede e la carità, la speranza – scrive papa Francesco - ci proietta verso un futuro certo, che si colloca in una prospettiva diversa rispetto alle proposte illusorie degli idoli del mondo, ma che dona nuovo slancio e nuova forza al vivere quotidiano. Non facciamoci rubare la speranza, non permettiamo che sia vanificata con soluzioni e proposte immediate che ci bloccano nel cammino, che “frammentano” il tempo, trasformandolo in spazio. Il tempo è sempre superiore allo spazio. Lo spazio cristallizza i processi, il tempo proietta invece verso il futuro e spinge a camminare con speranza” (L. F. 57).

La pagina evangelica ci ripropone il prologo del Vangelo di Giovanni. E’ la storia in breve dell’amore di Dio Padre per il Figlio che non è disgiunto dall’amore di Dio per noi. La nostra vita è radicata in questa processione divina tra il Padre e il Figlio, è frutto di questo amore. Il mondo non è altro da Dio, ma è suo dono frutto delle sue mani. E in questo mondo creato da Dio avviene l’Incarnazione, la nascita del Figlio, “pieno di grazia e di verità”, che regala all’uomo la sua bellezza e indica il suo destino.

Cari fratelli e sorelle, non sprechiamo la luce e la gioia del Natale e neppure la grazia e la verità del Natale. Come Maria conserviamo e meditiamo in questi giorni il mistero del Natale, mistero della nostra salvezza.


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