• Redazione

L’Eucaristia, pane dei pellegrini: la Festa del Corpus Domini

Ferrara, Basilica di San Francesco, 16 giugno 2022


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, la solennità del Corpus Domini ci porta nel cuore della vita della Chiesa, perché l’Eucarestia ne è “il culmine e la fonte” (S.C. 10). “Ecco il pane dei pellegrini”, abbiamo cantato nella sequenza, il pane di noi che siamo in cammino e che abbiamo bisogno di essere accompagnati e nutriti dal Signore. Accompagnati e nutriti anche in questo cammino sinodale - dove l’ascolto, il confronto, fraterno e leale, franco e vero - l’Eucaristia diventa il segno della presenza del Signore e del suo Spirito in mezzo a noi. “Il cammino sinodale della Chiesa è plasmato e alimentato dall’Eucaristia. Essa è il centro di tutta la vita cristiana per la Chiesa universale, per le Chiese locali e per i fedeli cristiani. La sinodalità ha la sua fonte e il suo culmine nella celebrazione liturgica e in forma singolare nella partecipazione piena, consapevole e attiva alla sinassi eucaristica. La comunione con il Corpo e il Sangue di Cristo fa sì che, «benché siamo molti, siamo un solo Pane e un solo Corpo, poiché tutti partecipiamo di un solo Pane» (1Cor 11,17)” (CTI, La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa, 47). Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio. L’apostolo Paolo, nel brano che abbiamo ascoltato, ricorda ai Corinti le parole dell’ultima Cena e come ogni volta che vengono ripetute si fa memoria della morte di Gesù, del dono di Suo Figlio per la salvezza del mondo da parte del Padre, e della sua risurrezione. La pagina della Genesi che abbiamo riascoltato ci presenta il sacerdote Melchisedek che dona pane e vino ad Abramo come segno di benedizione e Abramo che risponde al dono del pane e del vino donando a sua volta la decima di tutti i suoi averi. La condivisione del pane e del vino spinge alla condivisione dei beni. La benedizione di Dio chiede la risposta dell’uomo, una risposta nella logica del dono. Eucaristia e carità sono strettamente unite. La condivisione del pane eucaristico chiede la condivisione del pane quotidiano. San Giovanni Paolo II, nell’enciclica Sollicitudo rei socialis, scriveva: “Il Signore mediante l'Eucaristia, sacramento e sacrificio, ci unisce con sé e ci unisce tra di noi con un vincolo più forte di ogni unione naturale; e uniti ci invia al mondo intero per dare testimonianza, con la fede e con le opere, dell'amore di Dio, preparando la venuta del suo Regno e anticipandolo pur nelle ombre del tempo presente. Quanti partecipiamo dell'Eucaristia, siamo chiamati a scoprire, mediante questo Sacramento, il senso profondo della nostra azione nel mondo in favore dello sviluppo e della pace; ed a ricevere da esso le energie per impegnarci sempre più generosamente, sull'esempio di Cristo che in tale Sacramento dà la vita per i suoi amici (Gv15,13)” (SRS. 48).

L’Eucaristia trasforma il cuore del credente, perché sia capace di amore, sia operatore di pace e di giustizia, per costruire un mondo fraterno. “Un'Eucaristia che non si traduca in amore concretamente praticato è in se stessa frammentata”, ha scritto Papa Benedetto nell’enciclica Deus Caritas est (DCE 14). L’Eucaristia invita a compiere – come ci ricorda la Costituzione conciliare sulla Liturgia Sacrosanctum Conciliumtutte le opere di carità, di pietà e di apostolato, attraverso le quali si renda manifesto che i seguaci di Cristo, pur non essendo di questo mondo, sono tuttavia la luce del mondo e rendono gloria al Padre dinanzi agli uomini” (S.C. 9). Il testo è interessante, perché segnala l’intreccio tra Liturgia e carità; e se da una parte ricorda il valore delle opere di carità che confermano la verità della fede e della celebrazione, dall’altra richiama, alla luce della Liturgia, il limite, la relatività delle opere di carità dentro un cammino storico destinato all’incontro con il Padre. In questo modo, se da una parte la verità della Liturgia dipende dalle opere di carità, dall’altra, la verità delle opere di carità si scopre solo dentro una storia della salvezza che invita ad andare ‘oltre’.

Al n. 10 la S.C. segnala che la prima carità a cui educa la Liturgia è la vita fraterna, “la vita in perfetta unione”. La fraternità è il primo segno della verità della Liturgia, da cui nasce anche l’offerta, la colletta che non può non estendersi oltre al prossimo anche ai fratelli lontani, alla famiglia umana. Pertanto, l’actuosa et plena partecipatio alla Liturgia, per la quale la costituzione conciliare invita ad avere “una specialissima cura nel quadro della riforma” (n.14), non potrà essere ridotta al momento celebrativo, ma dovrà comprendere il momento della comunione, della vita fraterna e il momento dell’andare, della partenza, dell’agire quotidiano. “L’Eucaristia abbraccia tutti gli aspetti della vita. Essa è un atto rappresentativo di ringraziamento e di offerta in nome del mondo intero. La celebrazione eucaristica richiede la riconciliazione e la condivisione con tutti coloro che sono considerati fratelli e sorelle nell’unica famiglia di Dio; essa è una costante sfida a cercare, nell’ambito della vita sociale, economica e politica, relazioni consone [con la comunione eucaristica] (Mt 5,23s; I Cor 10,16s; 1 Cor 11,20-22; Gal 3,28). Tutte le forme di ingiustizia, razzismo, separazione e privazione di libertà sono radicalmente messe sotto accusa quando condividiamo il corpo e il sangue di Cristo. Attraverso l’eucaristia, la grazia di Dio che tutto rinnova, penetra e reintegra la personalità umana e la sua dignità. L’eucaristia coinvolge il credente nell’avvenimento centrale della storia del mondo. Perciò, quali partecipanti all’eucaristia ci mostriamo incoerenti se non partecipiamo attivamente a quest’opera continua di ricostruzione della situazione del mondo e della condizione umana. L’Eucaristia ci mostra che il nostro comportamento è incoerente rispetto alla presenza riconciliatrice di Dio nella storia umana: siamo posti sotto un giudizio costante, perché continuano ad esistere nella nostra società relazioni ingiuste di ogni tipo, molteplici divisioni dovute all’orgoglio umano, a interessi materiali e a politiche di potenza, e soprattutto l’ostinazione di opposizioni confessionali ingiustificabili all’interno del corpo di Cristo (cfr. BEM 20).

Cari fratelli e sorelle, la processione eucaristica che ritorniamo finalmente a compiere al termine di questa Eucarestia - dopo due anni – nelle vie della nostra città è il segno che l’Eucaristia è per il mondo, per noi e per tutti, per nutrire “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce della gente, soprattutto dei poveri e dei sofferenti” (G.S.1), di quanti – come ci ha ricordato la pagina evangelica di Luca, “hanno bisogno di cure”. La folla incontrata da Gesù e dai discepoli che ha fame è la stessa folla di oggi che chiede un pane di vita, ma anche l’impegno perché il pane non manchi nella vita di ogni persona. Così sia.

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