• Redazione

L’Ascensione. La partenza di Gesù inaugura il nostro cammino: omelia di mons. Perego

Ferrara, Riapertura chiesa S. Spirito, 15 maggio 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, nella solennità dell’Ascensione, viviamo insieme la gioia di vedere riaperta e restaurata un’altra delle nostre chiese che hanno subito gravemente la ferita del terremoto del 2012. Saluto e ringrazio le autorità e le maestranze, che con la loro presenza testimoniano il valore non solo di un edificio sacro riaperto, ma di una comunità di fede e di vita cristiana. Ringrazio la comunità dei Francescani dell’Immacolata e i parrocchiani di S. Spirito per la partecipazione attiva e responsabile che ha accellerato i tempi della riapertura. Ogni chiesa è una casa: la casa di Dio e la casa del popolo di Dio. Questa chiesa è una casa tra le case della nostra città: un segno concreto, una presenza di Dio e della sua Chiesa tra “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce della gente, soprattutto dei più poveri e malati” (cfr. G. S. 1) non solo in senso materiale, ma anche spirituale.

Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio, “Parola dello Spirito Santo”, come affermava S. Francesco, sia per la presenza dello Spirito nella Parola, sia per la vita spirituale che la Parola produce in chi l’ ascolta. La prima lettura ci ripropone l’ inizio degli Atti degli Apostoli, dove Luca, dopo aver ricordato un dialogo tra Gesù e gli apostoli, un dialogo che rincuora e rinfranca gli apostoli, racconta l’Ascensione in cielo. Gesù lascia la sua terra, i discepoli, ma ricorda come è nata una comunione nuova tra Lui e i discepoli, che sarà confermata e rafforzata dal dono del suo Spirito. E’ lo Spirito Santo, a cui è dedicata questa chiesa francescana fin dalle origini nel XIII secolo, che aiuta a ricordare le parole di Gesù, a interpretarle, ma soprattutto a viverle: Parola, Spirito e Vita camminano insieme. E’ lo Spirito che dà la vita. Sono i doni dello Spirito, la sua forza, che rendono i cristiani, “battezzati in Spirito Santo”, capaci di comunione e di missione. “Nel Nuovo Testamento - scrive papa Francesco nell’enciclica ‘Fratelli tutti’ - si menziona un frutto dello Spirito Santo (cfr Gal 5,22) definito con il termine greco agathosyne. Indica l’attaccamento al bene, la ricerca del bene. Più ancora, è procurare ciò che vale di più, il meglio per gli altri: la loro maturazione, la loro crescita in una vita sana, l’esercizio dei valori e non solo il benessere materiale. C’è un’espressione latina simile: bene-volentia, cioè l’atteggiamento di volere il bene dell’altro. È un forte desiderio del bene, un’inclinazione verso tutto ciò che è buono ed eccellente, che ci spinge a colmare la vita degli altri di cose belle, sublimi, edificanti” (F.T.112), conclude il Papa.

Infatti, l’Ascensione, la partenza di Gesù, ci richiama la pagina evangelica di Marco, diventa la consegna di una responsabilità che tocca ciascuno di noi: la responsabilità all’annuncio del Vangelo in tutto il mondo. Un annuncio accompagnato da segni concreti di cambiamento della nostra vita, delle strutture economiche e sociali: un annuncio che coniuga le parole ai fatti, che chiede un comportamento degno “della chiamata che avete ricevuto”, ci ha ricordato l’apostolo Paolo. La fede è una vita, una vita nuova, una vita secondo lo Spirito; ma anche la fede trasforma la vita familiare, sociale, economica, culturale. Una vita i cui tratti sono “l’umiltà, la dolcezza, la magnanimità”, ci ricorda ancora l’apostolo Paolo, “la tenerezza”, ci richiama frequentemente Papa Francesco. Una vita che cerca sempre l’unità: chi divide è il male e fa il male, il bene crea sempre unità. Una vita nuova in Cristo che rinnova anche la nostra concezione di Dio: “Padre di tutti” – ricorda ancora l’apostolo – “al di sopra di tutti”, cioè che nulla dobbiamo considerare più importante di Lui, “opera mezzo di tutti ed è presente in tutti”: nessuno può avere l’esclusiva di Dio, ma tutti gli uomini hanno la dignità di figli di Dio, e questo ci rende “Fratelli tutti”. Non è un caso che l’ultima enciclica di Papa Francesco, ispirata dal Santo di Assisi - “Santo dell’amore fraterno, della semplicità e della gioia” (F.T. 2), scrive il Papa, e la cui spiritualità ha accompagnato sempre la storia di questa chiesa - abbia questo titolo: “Fratelli tutti”. E’ un’enciclica senza dubbio di carattere sociale, come la ‘Laudato sì’, ma anche profondamente teologica, perché ci ricorda “Un solo Dio e Padre di tutti”, “presente in tutti”. E tutti siamo chiamati, da fratelli, a edificare la Chiesa, “Corpo di Cristo”, ognuno secondo la propria vocazione laicale, consacrata, diaconale, presbiterale ed episcopale: tutti servi dell’unità, tutti al servizio dei fratelli, ci ricorda ancora Paolo, per preparare tutti al proprio ministero. Tutti servi dello Spirito Santo, che è Spirito d’amore e di vita, che alimenta sentimenti di umiltà, di tenerezza e che costruisce fraternità. Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, Papa Francesco ci ricorda come ogni cristiano è chiamato nel mondo ad essere un segno dello Spirito di Dio: “come cristiani - scrive papa Francesco - non possiamo nascondere che «se la musica del Vangelo smette di vibrare nelle nostre viscere, avremo perso la gioia che scaturisce dalla compassione, la tenerezza che nasce dalla fiducia, la capacità della riconciliazione che trova la sua fonte nel saperci sempre perdonati-inviati. Se la musica del Vangelo smette di suonare nelle nostre case, nelle nostre piazze, nei luoghi di lavoro, nella politica e nell’economia, avremo spento la melodia che ci provocava a lottare per la dignità di ogni uomo e donna” (F.T. 277). E mentre oggi ringraziamo il Signore per il dono della riapertura della sua e della nostra casa, gli chiediamo di accompagnarci con il dono del suo Spirito in questi tempi non facili, per camminare insieme e annunciare la gioia del Vangelo. Così sia.

Post recenti

Mostra tutti