• Redazione

L’amore familiare: vocazione e via di santità

A conclusione dell’Incontro mondiale delle famiglie 2022


Ferrara, S. Francesco, 25 giugno 2022


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, carissime famiglie, concludiamo oggi la celebrazione dell’incontro mondiale delle famiglie sul tema: L’amore familiare: vocazione e via di santità. E’ stato un incontro celebrato in tutte le Diocesi, per volontà di papa Francesco, in una forma inedita e diffusa, per coinvolgere il maggior numero di famiglie. Ringrazio l’Ufficio famiglia della nostra Arcidiocesi e il Forum delle Associazioni familiari, che hanno preparato il Convegno e questa celebrazione, con vari momenti di preghiera e di riflessione, che ci hanno aiutato in maniera concreta a ricordare a tutti la centralità dell’amore e dell’ esperienza familiare nella vita della Chiesa e della società, alla luce dell’esortazione apostolica Amoris laetitia, frutto di due Sinodi dei Vescovi e guida della pastorale e della vita familiare, scritta nell’Anno giubilare della misericordia “In primo luogo, perché la intendo come una proposta per le famiglie cristiane, che le stimoli a stimare i doni del matrimonio e della famiglia, e a mantenere un amore forte e pieno di valori quali la generosità, l’impegno, la fedeltà e la pazienza – ha scritto Papa Francesco. In secondo luogo, perché si propone di incoraggiare tutti ad essere segni di misericordia e di vicinanza lì dove la vita familiare non si realizza perfettamente o non si svolge con pace e gioia” (A.L.5). Questa vocazione a un amore forte e ad essere segni di misericordia e non di giudizio è stata al centro di questo Anno di riflessione nelle famiglie, nelle reti di famiglie e nella Chiesa, in questo cambiamento d’epoca, dove alcune situazioni – come la denatalità, la mancanza di tutele della maternità, la crisi economica che colpisce le famiglie, il disagio educativo e la distanza tra generazioni, le separazioni, le solitudini, le violenze in famiglia - rischiano di scoraggiarci.

Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio. La pagina del libro dei Re ci ricorda il passaggio di missione da un profeta, Elia, a un altro Eliseo, attraverso il mantello che copre, segno della vocazione, del mettersi sotto la protezione di Dio, e il dono delle cose, dei beni da parte di Eliseo, segno del mettersi totalmente al servizio di Dio. Anche l’amore cristiano, nella scelta familiare, è una vocazione che chiede di mettersi sotto la protezione di Dio e al suo servizio, che si concretizza, nella fedeltà, nella apertura alla vita, nella scelta educativa, nel dono di sé. Questo amore forte e generativo nella famiglia fondata sul matrimonio non è un modello ideologico, bandiera di alcune formazioni politiche, con contraddizioni e strumentalizzazioni continue, ma la forma storica che favorisce generazione, relazioni, educazione e la costruzione di una società con al centro il bene comune. Il mantello dell’amore di Dio, che è poi la forma sacramentale dell’amore cristiano, è il segno dell’amore reciproco tra l’uomo e la donna, destinato ad essere fecondo e a trasformare il mondo.

La pagina di San Paolo che abbiamo riletto, rivolta ai Galati, ha al centro il tema della libertà, a cui siamo chiamati, perché liberati da Cristo. E questa libertà trova la sua forma espressiva solo nel comandamento dell’amore, di cui il matrimonio e la famiglia sono il segno, il sacramento. E l’amore cristiano, anche familiare, rinuncia alle prevaricazioni, a dominare, a controllare, a occuparsi solo di ciò che è materiale, delle opere, non può limitarsi alla soddisfazione di alcuni desideri, ma deve “camminare secondo lo Spirito”, ricorda Paolo, che è Amore. E per amore alla libertà - come ricorda Papa Francesco nell’Amoris Laetitia - che “la Chiesa rigetta con tutte le sue forze gli interventi

coercitivi dello Stato a favore di contraccezione, sterilizzazione o addirittura aborto” (A.L. 42). E’ per amore della libertà che la Chiesa s’impegna nell’educazione, oggi con grandi fatiche culturali ed economiche, il disimpegno di alcune istituzioni, che ci costringono a chiudere le piccole scuole. Purtroppo per molti non è chiaro che “Lo Stato offre un servizio educativo in maniera sussidiaria, accompagnando la funzione non delegabile dei genitori, che hanno il diritto di poter scegliere con libertà il tipo di educazione – accessibile e di qualità – che intendono dare ai figli secondo le proprie convinzioni. La scuola non sostituisce i genitori bensì è ad essi complementare. Questo è un principio basilare” (A.L. 84). Si parla di non far morire le periferie e non si sostengono le famiglie che scelgono di educare i propri figli nella scuola paritaria e le parrocchie, con le associazioni e cooperative. Si trovano risorse per tutto tranne che per le scuole paritarie di paese. Si preferisce la centralizzazione educativa, con la costruzione di nuove sezioni e nuovi plessi scolastici, piuttosto che favorire la diffusione di luoghi scolastici vicino alle famiglie e diffusi nei territori. Sono scelte che pagheremo care in termini di natalità, ma anche in termini educativi e culturali, oltre che in termini urbanistici, perché vedremo l’abbandono delle frazioni e dei piccoli paesi.

La pagina evangelica di Luca mostra un tratto della libertà di Gesù, che non si spaventa di fronte a un rifiuto ad accoglierlo da parte dei Samaritani. Continua il cammino, come oggi fanno molti migranti con le loro famiglie, verso un altro paese. E nel cammino scopre chi vuole seguirlo, ma anche la difficoltà a liberarsi di alcune cose. La vocazione cristiana, che è vocazione all’amore, al dono, al servizio, anche nella vocazione familiare, deve essere caratterizzata dalla libertà dalle cose, dall’organizzazione comune, dalle abitudini e dagli stili di vita comuni, per accogliere le Beatitudini come strada dell’amore cristiano, strada di santità familiare. “Nonostante le parole di Gesù possano sembrarci poetiche, tuttavia vanno molto controcorrente rispetto a quanto è abituale, a quanto si fa nella società; - ha scritto Papa Francesco nell’esortazione Gaudete et exsultate, dedicata alla chiamata universale alla santità - e, anche se questo messaggio di Gesù ci attrae, in realtà il mondo ci porta verso un altro stile di vita. Le Beatitudini in nessun modo sono qualcosa di leggero o di superficiale; al contrario, possiamo viverle solamente se lo Spirito Santo ci pervade con tutta la sua potenza e ci libera dalla debolezza dell’egoismo, della pigrizia, dell’orgoglio” (G.E. 65).

Cari fratelli e sorelle, carissime famiglie, “Abbiamo bisogno di trovare le parole, le motivazioni e le testimonianze che ci aiutino a toccare le fibre più intime dei giovani, là dove sono più capaci di generosità, di impegno, di amore e anche di eroismo, per invitarli ad accettare con entusiasmo e coraggio la sfida del matrimonio” (A.L. 40) – come ci ha ricordato Papa Francesco. La famiglia di Nazareth, nella sua esperienza familiare, diventi modello di ogni esperienza familiare. “Nazaret - come disse San Paolo VI visitando questa città - ci ricordi che cos’è la famiglia, cos’è la comunione di amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro e inviolabile; ci faccia vedere come è dolce ed insostituibile l’educazione in famiglia, ci insegni la sua funzione naturale nell’ordine sociale” (Paolo VI, Discorso a Nazaret, 5 gennaio 1964). E come Nazareth anche Ferrara sia una città dove sperimentare questa comunione d’amore, generosità e bellezza, rispetto della vita, impegno educativo in ogni esperienza familiare, nel cammino sinodale che stiamo vivendo insieme. Con la stessa “ferma decisione” con cui Gesù si è messo in cammino verso Gerusalemme, città del dono della sua vita per noi. Così sia.