• Redazione

L’acqua, benedizione della terra: omelia di mons. Perego

Ferrara, 8 novembre 2020


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Un cordiale saluto a tutti voi, cari lavoratori e lavoratrici della terra, che oggi celebrate la Giornata del Ringraziamento dopo il raccolto, in un tempo non facile per la vita delle nostre famiglie e del nostro Paese, a causa di un male oscuro che ci ha cambiato la vita. Cari fratelli e sorelle, ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio, per essere illuminati nel nostro cammino. La pagina del libro di Gioele è un canto alla terra, anzitutto, perché lodi il Signore di tutto ciò che la abita. Al canto alla terra segue un invito alla gioia agli abitanti di Sion e a noi oggi per il dono della pioggia, dell’acqua, in autunno e in primavera, che hanno permesso al grano di crescere, alle viti di dare vino e agli olivi olio, così da sfamare ogni famiglia. Guardando alla terra e all’acqua il profeta invita ad alzare il nostro sguardo per guardare e ringraziare Dio. I Vescovi italiani, in questa Giornata del ringraziamento, ci invitano in particolare a ringraziare per il dono dell’acqua. Le nostre città e i nostri paesi vivono sull’acqua, anche sotto l’acqua, perché hanno bonificato la terra dalle acque, controllano le acque, distribuiscono l’acqua. Quando l’acqua manca la nostra terra e i suoi frutti sono minacciati. L’acqua purifica, l’acqua è vita. Purtroppo – ricordano i Vescovi italiani nel loro messaggio – “a causa del cambiamento climatico che sta investendo l’intero pianeta” sono “a rischio semine e raccolti, rendendo difficile operare all’intero settore agricolo”. Oggi più che mai serve un atto di responsabilità collettiva che possa aiutare la nostra terra. “Oggi più che mai – scrivono i Vescovi – è urgente ottimizzare il consumo d’acqua, ma vanno soprattutto rafforzati quei progetti che portano alla raccolta, alla canalizzazione e all’utilizzo razionato o al riutilizzo dell’acqua”: anche nel nostro territorio. L’acqua è un bene collettivo, di tutti, destinata a tutti e non può favorire speculazioni e gestioni privatistiche. Nell’enciclica Laudato si Papa Francesco dedica alcuni paragrafi alla “questione dell’acqua” e sottolinea come “Mentre la qualità dell’acqua disponibile peggiora costantemente, in alcuni luoghi avanza la tendenza a privatizzare questa risorsa scarsa, trasformata in merce soggetta alle leggi del mercato. In realtà, l’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone, e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani(L.S. 30).

La questione dell’acqua diventa ancora più grave se abbandoniamo i paesi, le terre, se i nostri paesi muoiono poco alla volta per la perdita di un legame stretto tra lavoro e ambiente, tra città e territorio, tra salute e territorio, tra quantità e qualità dei prodotti. Abbandonare la terra significa non controllare i prodotti, significa inquinamento, significa non tutelare la nostra casa comune, la nostra vita.

L’apostolo Paolo usa l’immagine del piantare e irrigare come i gesti del nostro lavoro, ma ricorda che Dio fa crescere. La nostra preghiera di oggi nasce da questa consapevolezza: è Dio che fa crescere e noi siamo collaboratori di Dio con il nostro lavoro. Nella pagina di Paolo che abbiamo ascoltato c’è però un ammonimento: “ciascuno stia attento a come costruisce”. Paolo ci ricorda che la nostra collaborazione con Dio deve essere all’insegna della responsabilità, del rispetto delle persone e dell’ambiente, della cura della terra, ciascuno in modo “solidale e sostenibile”, ci ricordano i Vescovi. E’ questa responsabilità che ci è chiesta particolarmente oggi, in un momento difficile di questa crisi che ancora di più chiede impegno e condivisione, tenendoci lontano – come ci ha ricordato la pagina evangelica di Luca – “da ogni cupidigia”, da ogni egoismo che sembra travolgere, invece, l’uomo ricco della parabola, “che accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio”, a causa del suo egoismo.

Cari lavoratori e lavoratrici della terra, cari fratelli e sorelle, mentre ringraziamo il Signore per i doni della terra, in particolare del dono dell’acqua, anche tra fatiche e disagi che segnano il vostro lavoro, chiediamo al Signore di accompagnarci in questo nuovo anno, nelle diverse stagioni, perché il nostro lavoro non ci faccia dimenticare la responsabilità verso la terra e le persone e la solidarietà, senza le quali le nostre comunità, anche se più ricche, rischiano di morire. Così sia.

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