• Redazione

IV Giornata mondiale dei poveri. Tendi la tua mano al povero: omelia di mons. Perego

Ferrara, 15 novembre 2020


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, nella Chiesa si celebra oggi la IV Giornata mondiale dei poveri, istituita da Papa Francesco. Oggi la pandemia ci sta mettendo a dura prova, eppure in ogni povertà si ha l’opportunità d’incontrare il Signore, come lui stesso ci ha detto. Tutti sentiamo il bisogno di una mano tesa, tutti sperimentiamo povertà e fragilità. Nello stesso tempo tutti comprendiamo che possiamo essere portatori di speranza per gli altri. Come sempre una realtà di crisi può costituire anche, con la grazia di Dio e l’impegno degli uomini, occasione di crescita umana e cristiana.

La Parola di Dio ci guida in questa Domenica in cui il nostro sguardo va verso i poveri. La prima lettura, tratta dai Proverbi, ci regala il profilo della donna: madre, sposa, lavoratrice, religiosa. Sono i tratti di tante donne che conosciamo. Il libro dei Proverbi aggiunge, però, una annotazione: la donna “apre le sue palme al misero, stende la mano al povero”. Donna di carità. Nella storia e nella vita della Chiesa, anche della nostra Chiesa, donne laiche e donne consacrate sono un esempio di testimonianza d’amore nei confronti dei più poveri che non sempre riconosciamo nelle nostre città. La qualità della carità nella Chiesa dipende spesso – e lo vedo nelle nostre parrocchie – da numerose donne che si mettono al servizio non solo nella Liturgia e nella catechesi, ma che tendono la mano al povero – come ricorda il Papa nel Messaggio della Giornata mondiale dei poveri di quest’anno – vivono la carità. Le donne spesso ci insegnano - come ci ricorda il Papa – che “la preghiera a Dio e la solidarietà con i poveri e i sofferenti sono inseparabili” che “per celebrare un culto gradito a Dio, è necessario riconoscere che ogni persona, anche quella più indigente e disprezzata, porta impressa in sé l’immagine di Dio”.

Lo sguardo di carità verso i più poveri è un modo per mettere a frutto i talenti che il Signore ci ha dato, come ricorda la parabola evangelica di Matteo che abbiamo ascoltato. La carità e la condivisione moltiplicano i talenti e generano il centuplo quaggiù e l’eternità. Per questo “tenere lo sguardo rivolto al povero è difficile, ma quanto mai necessario per imprimere alla nostra vita personale e sociale la giusta direzione”. Questo sguardo al povero va controcorrente, in una società in cui le persone tendono a escludere più che a includere, a guardare al proprio profitto più che a condividere. E la Chiesa, ogni comunità cristiana “è chiamata a coinvolgersi – scrive nel Messaggio Papa Francesco – in questa esperienza di condivisione, nella consapevolezza che non è lecito delegarla ad altri”. Ognuno di noi ha dei talenti che si moltiplicano nella misura in cui diventano una risorsa per il bene personale, familiare e comune. Chi si chiude, chi non usa delle proprie ricchezze per il bene anche degli altri, con una preferenza per i più poveri, rischia di sprecare i talenti che il Signore gli ha dato. Il risparmio e la conservazione dei beni senza una prospettiva di condivisione rischiano non di arricchire, ma di impoverire una persona e una comunità. “Questo momento che stiamo vivendo – scrive ancora il Santo Padre nel messaggio della Giornata dei poveri – ha messo in crisi tante certezze. Ci sentiamo più poveri e più deboli perché abbiamo sperimentato il senso del limite e la restrizione della libertà…Le nostre ricchezze spirituali e materiali sono state messe in discussione…abbiamo riscoperto quanto sia importante la semplicità e tenere gli occhi fissi sull’essenziale. Abbiamo maturato l’esigenza di una nuova fraternità”.

Cari fratelli e sorelle, non rischiamo – come ci ricorda la parabola evangelica – di essere “servi inutili”, perché siamo chiusi alla comunione e alla condivisione. “Non possiamo sentirci a posto – scrive il Papa – quando un membro della famiglia umana è relegato nelle retrovie e diventa un’ombra. Il grido silenzioso dei tanti poveri deve trovare il popolo di Dio in prima linea, sempre e dovunque, – anche nella nostra Chiesa di Ferrara-Comacchio, che attraverso la Caritas Diocesana e l’impegno di movimenti e associazioni ha visto raddoppiare i poveri che bussano alle nostre porte - per “difenderli e solidarizzare con essi davanti a tanta ipocrisia e tante promesse disattese”. Tendere le nostre mani ai nuovi poveri di oggi è un segno che richiama alla prossimità, alla solidarietà e in questo tempo di paura e di contagi diventa anche un segno di consolazione e di speranza. Così sia.


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