• Redazione

IV Domenica Pasqua. Lo stile della vocazione: gratitudine, fatica, coraggio, lode (omelia Vescovo)



S. Maria in Aula regia, 3 maggio 2020


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, celebriamo oggi la Giornata mondiale delle vocazioni ancora a porte chiuse, in comunione spiritualmente con tutti voi, ai piedi di Maria, in questo Santuario dell’Aula Regia a Lei dedicato, a quattrocento anni dall’Incoronazione della sua immagine venerata come Madonna del popolo. Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio, che continua a farci vivere la gioia della Pasqua e la fede nel Risorto. La pagina degli Atti degli Apostoli riporta il coraggioso discorso di Pietro a Pentecoste: Il Crocifisso è risorto – afferma Pietro. E il Risorto genera una nuova vita, una conversione per tutti coloro che il Signore chiama e che seguono la sua parola abbandonando la paura. Accettando anche la sofferenza, la fatica – come ci ricorda l’apostolo Pietro -, cercando il perdono e la giustizia, lasciandoci guidare dal Buon Pastore e Custode delle nostre anime. Nella pagina degli Atti e nel brano della lettera di Pietro ritroviamo le quattro parole che Papa Francesco declina nel Messaggio della Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni di quest’anno. Anzitutto, la parola gratitudine. Ogni vocazione inizia con una preghiera, un Magnificat – come per Maria – per ringraziare il Signore che ci chiama, ci vuole suoi discepoli. E’, infatti, il Signore che ci chiama, ci invita a seguirlo e chiede a ciascuno di noi di vincere l’indecisione, la paura, i comodi per scegliere uno stato di vita laicale, diaconale, presbiterale o di vita consacrata nella Chiesa per il mondo. Al ringraziamento, alla gratitudine al Signore segue la fatica di un cammino – come per Maria con la visita ad Elisabetta e la fuga in Egitto – che chiede coerenza, costanza, formazione e testimonianza. “Ogni vocazione comporta un impegno” – scrive papa Francesco – che continua: “Se ci lasciamo travolgere dal pensiero delle responsabilità che ci attendono – nella vita matrimoniale o nel ministero sacerdotale – o delle avversità che si presenteranno, allora distoglieremo presto lo sguardo da Gesù e, come Pietro, rischieremo di affondare”. Al contrario se avremo fiducia in Dio – come Maria – se cammineremo incontro al Risorto anche le fatiche, gli ostacoli saranno superati. Naturalmente ci sono situazioni della vita in cui la scelta, la decisione per il Signore richiede coraggio: quando siamo costretti a riordinare la nostra vita, abbandonando le consuetudini o “lo scoraggiamento interiore che ci blocca e non ci permette di gustare la bellezza della vocazione”, ci ricorda sempre il Papa; quando dobbiamo cambiare direzione nel nostro cammino di vita rispetto agli amici, al nostro lavoro; quando dobbiamo lasciare gli affetti, la casa, il paese. Senza coraggio - necessario per scegliere lo stile di vita cristiano - non ci può essere una scelta vocazionale, ma solo una scelta di comodo. Anche Maria ha avuto coraggio nel dire "sì" al Signore, pur sapendo che la sua scelta di maternità avrebbe generato incomprensioni, distanze, rifiuti e sofferenze. E infine, nella scelta vocazionale la nostra vita si apre alla lode, alla preghiera, cioè a una relazione nuova non solo con i fratelli, ma con Dio. La nostra vita interiore, abbandonandosi al Signore, si riempie della sua grazia e noi riusciamo a fare grandi cose. “E’ questa l’ultima parola della vocazione – scrive il S. Padre – e vuole essere anche l’invito a coltivare l’atteggiamento interiore di Maria Santissima: grata per lo sguardo di Dio che si è posato su di Lei, consegnando nella fede le paure e i turbamenti, abbracciando con coraggio la chiamata, Ella ha fatto della sua vita un eterno canto di lode al Signore”. Seguire il Signore dà pienezza, qualità al nostro stile di vita, cari fratelli e sorelle, cari confratelli.

Preghiamo il Signore, per intercessione di Maria, invocata come Madonna del popolo in questo Santuario, perché susciti dal nostro popolo di Dio vocazioni buone, generose e perseveranti alla vita laicale, alla vita presbiterale e alla vita consacrata. Questo tempo di sofferenza e di privazione ci renda ancora più consapevoli – seguendo le parole evangeliche di Giovanni – che il Signore Gesù è “la porta”, attraverso la quale entriamo nella Chiesa e troviamo la vita in abbondanza, troviamo la salvezza. Seguendo lo stile di Gesù la Chiesa deve avere le porte aperte, come scrive Papa Francesco nell’esortazione Evangelii Gaudium: “La Chiesa è chiamata ad essere sempre la casa aperta del Padre. Uno dei segni concreti di questa apertura è avere dappertutto chiese con le porte aperte. Così che, se qualcuno vuole seguire una mozione dello Spirito e si avvicina cercando Dio, non si incontrerà con la freddezza di una porta chiusa. Ma ci sono altre porte che neppure si devono chiudere. Tutti possono partecipare in qualche modo alla vita ecclesiale, tutti possono far parte della comunità, e nemmeno le porte dei Sacramenti si dovrebbero chiudere per una ragione qualsiasi. Questo vale soprattutto quando si tratta di quel sacramento che è 'la porta', il Battesimo” (E.G. 47), conclude papa Francesco.

Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, talora il mondo ci apre altre porte, ci invita a scegliere altri stili di vita che conducono non nella casa del Signore, ma a rovinare e distruggere, strumentalizzare le persone per fini personali o di altro genere. Dobbiamo guardarci da questa tentazione e fidarci del Signore, Buon Pastore e, da battezzati, entrare nella Chiesa e aprire le porte della Chiesa. E in questo mese di maggio “Contemplare insieme il volto di Cristo con il cuore di Maria, nostra Madre, - scrive Papa Francesco nella lettera indirizzata a tutti noi per il mese di maggio - ci renderà ancora più uniti come famiglia spirituale e ci aiuterà a superare questa prova”. Così sia.

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