• Redazione

IV Domenica d’Avvento. Il Natale educhi alla solidarietà: omelia di mons. Perego

Ferrara, AVIS, 19 dicembre 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


“In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, verso la città di Giuda”. Le parole dell’evangelista Luca, cari volontari e care volontarie dell’Avis, sono il segno di una fede di Maria carica di impegno, di prossimità, di aiuto alla vita, che illuminano il vostro impegno quotidiano nel dono. Un saluto deferente alle autorità civili e militari che con voi, oggi, si preparano al Natale, giorno del dono, e testimoniano il valore di ogni donazione. Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio in questo tempo di Avvento, di attesa del Natale. La pagina del profeta Michea ci ricorda che da una piccola città, Betlemme, verrà il Salvatore. Dio non sceglie le grandi città, gli eventi, l’appariscenza per venire nel mondo e portare la salvezza nel mondo, ma una piccola città, una famiglia normale, la quotidianità. E’ la quotidianità il luogo del dono. E’ la quotidianità che chiede prossimità, come voi mi insegnate, cari volontari e volontarie dell’Avis. La presenza di Dio nella nostra vita – continua il profeta Michea – ci regala la sicurezza: quella sicurezza e pace che tutti desideriamo e che non viene dalla forza ma dall’incontro e dal dono. Ce lo insegna anche la parabola del Buon Samaritano, come ci ricorda Papa Francesco: “(Il Samaritano) si è fermato, gli ha donato vicinanza, lo ha curato con le sue stesse mani, ha pagato di tasca propria e si è occupato di lui. Soprattutto gli ha dato una cosa su cui in questo mondo frettoloso lesiniamo tanto: gli ha dato il proprio tempo. Sicuramente egli aveva i suoi programmi per usare quella giornata secondo i suoi bisogni, impegni o desideri. Ma è stato capace di mettere tutto da parte davanti a quel ferito, e senza conoscerlo lo ha considerato degno di ricevere il dono del suo tempo” (F.T. 63). Anche voi, cari avisini, senza conoscere a chi sarà destinato, regalate parte del vostro tempo e del vostro sangue: una dono che fa crescere un mondo fraterno. La pagina della lettera agli Ebrei ci ricorda che il Dio che viene, che entra nel nostro mondo per salvarci non chiede nulla in cambio. Il Natale è grazia, un dono. Dio entra nella storia per fare la volontà del Padre che vuole che tutti i suoi figli siano salvati. Parlare di salute, di salvezza, in questo tempo ancora segnato dalla pandemia, significa certamente dare importanza alla scienza medica, frutto dell’intelligenza dell’uomo, ma anche credere che Dio è entrato nella storia perché tutti gli uomini siano salvi. La fede cristiana è una fede intelligente, che valorizza le scienze umane accanto alla Parola di Dio, senza metterle in contrapposizione. La pagina evangelica ci ricorda il primo gesto di Maria dopo l’Annunciazione, dopo aver saputo che diventerà la Madre di Dio. Maria si mette in cammino per raggiungere la cugina Elisabetta, anziana, che sta per diventare madre di Giovanni il Battista. Giovanni Battista e Gesù sono due doni di Dio Padre, che saldano insieme l’Antica Alleanza e la nuova alleanza. E’ una pagina trinitaria, quella che ci regala Luca, perché parla del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Maria ha ricevuto una grazia, è ‘la piena di grazie’, dopo l’Annunciazione, ma non si rinchiude in se stessa, ma guarda agli altri, a chi è in difficoltà. Un figlio, la vita di cui Maria sarà Madre la rendono ancora di più capace di dono, di donazione. La visita di Maria ad Elisabetta è già un gesto natalizio, perché gratuito, che guarda solo al bene degli altri. Ed Elisabetta riconosce in questo gesto una benedizione: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo”. E Maria non perde tempo nell’essere prossima alla cugina Elisabetta: parte ‘in fretta’. Gli altri, i poveri, chi è in difficoltà, chi ha bisogno di essere guarito, hanno subito bisogno di noi: non possiamo attendere, rimandare. Oltre la visita, anche la prossimità è una benedizione. E sappiamo quanto il nostro mondo, anche quotidiano, la nostra città abbia bisogno di persone prossime, vicine. “L’amore al prossimo è realista – scrive Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti - e non disperde niente che sia necessario per una trasformazione della storia orientata a beneficio degli ultimi”(F.T. 165). Anche il mondo dell’Avis, con il dono del sangue, è realista, non disperde nulla, perché trasforma un dono in salute, in vita. Cari fratelli e sorelle, cari volontari e volontarie dell’Avis, prepariamoci al Natale imparando da Maria a crescere nella capacità di donare e di essere prossimi agli altri, soprattutto a chi è in difficoltà. Il Natale ci educhi alla solidarietà. Solo così la nostra città, i nostri paesi, il mondo saranno luoghi di fraternità. Così sia.

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