• Redazione

Italiani nel mondo. Nuove cittadinanze e nuove mobilità

Bologna, 12 settembre 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Presidente Cemi-Fondazione Migrantes


Saluto e ringrazio l’on. Luciano Vecchi per l’invito a partecipare, con questo video, al vostro incontro. Un cordiale saluto a tutti i presenti. Nuove cittadinanze e nuove mobilità – il titolo dell’incontro – sintetizza molto bene le caratteristiche del cammino degli italiani nel mondo oggi. L’Italia non ha mai smesso dal dopoguerra ad oggi di vedere un’altra Italia nel mondo. La miseria dopo la guerra, la mancanza di lavoro, la richiesta di lavoro in altri Paesi nel contesto europeo ed extra europeo ha messo prima in cammino di uscita dal paese milioni di italiani e poi – con il boom economico – in cammino di ritorno. A metà degli anni ’70 l’Italia diventava soprattutto Paese di immigrazione, per ritornare ad essere in questi ultimi anni un Paese ancora anche di emigrazione. Oltre al lavoro, anche lo studio, una nuova storia familiare, la ricerca di una serena vita negli ultimi anni sono le ragioni della mobilità italiana. Annualmente, dal 2015, oltre 100 mila connazionali, con la sola motivazione espatrio, sono partiti dall’Italia iscrivendosi all’AIRE: erano 94 mila nel 2014, sono quasi 131 mila nell’ultimo anno: la crescita degli emigranti negli ultimi 15 anni è stata di oltre il 76%. Se consideriamo tutte le motivazioni, però, le iscrizioni arrivano, annualmente, a circa 200 mila, 250 mila nell’ultimo anno: è come se avessimo perso, ogni anno, in Italia dal 2015 una città come Trieste, Padova o Messina ed è come se fosse effettivamente stata realizzata all’estero la ventunesima regione d’Italia con quasi 5,5 milioni di residenti totali. L’unica Italia a crescere oggi è quella che vive nel mondo: l’unica comunità che cresce di un’Italia sempre più longeva e spopolata è quella che risiede all’estero!


E’ curioso che il numero degli italiani nel mondo è sostanzialmente pari al numero degli immigrati in Italia. La mobilità ha cambiato l’Italia e ha cambiato gli italiani , forse, può essere considerato l’elemento più importante di cambiamento sociale, economico, culturale, anche religioso dell’Italia degli ultimi anni. Purtroppo, però la mobilità non è stata sufficientemente governata: non solo la mobilità degli italiani nel mondo, ma anche dei ‘nuovi italiani’, dei migranti arrivati per lavoro, studio, vita familiare o protezione internazionale. La mobilità trova nel riconoscimento di una nuova cittadinanza l’elemento più importante di governo. Se una persona, un bambino, un giovane e un adulto, un uomo e una donna che cerca di costruirsi un futuro in un altro Paese non trova una città – l’ospedale, la chiesa, la scuola, la fabbrica e la bottega - che lo accoglie, lo riconosce, lo rende partecipe da subito alla vita della città e non lo lascia ai margini, nasceranno distanze, incomprensioni, violenze, delusioni: si affiancheranno due città diverse. Lo ricordava bene Giorgio La Pira, sindaco della città di Firenze in queste parole: “per combattere le tre pestilenze: violenza, solitudine e corruzione, occorre riattualizzare e rivitalizzare il tempio, la casa, la scuola, l’officina e l’ospedale”. La città, la cittadinanza, cioè la partecipazione attiva e responsabile alla vita della città, il riconoscimento di diverse cittadinanze in questo mondo glocal sono gli strumenti che costruiscono il futuro di chi dall’Italia cammina nel mondo e per chi dal mondo arriva in Italia.

Infatti, l’Italia, irrimediabilmente indebolita dal malessere demografico, dalla disoccupazione in generale e da quella giovanile in particolare, da un indice di vecchiaia e da una denatalità che continuano a crescere, da una età media che seguita ad avanzare, dai divari territoriali, dallo scarso ottimismo verso un cambio effettivo di rotta, si ripiega su se stessa ma paradossalmente cresce e si afferma sempre più all’estero. Così come l’Italia è raggiunta da chi lasciando per tanti motivi economici, sociali, sanitari, ambientali e di sicurezza cerca una nuova città, una nuova cittadinanza. Il futuro passa solo dall’incontro tra mobilità e cittadinanza, per non lasciare senza una città chi è in cammino.

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