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“Inter mirifica": le meraviglie della comunicazione in tempi di Covid 19

di mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio



Mai come in questi tempi di pandemia, abbiamo sperimentato la profezia del Concilio Vaticano II sui mezzi di comunicazione sociale, imparando anche noi a considerarli “tra le cose meravigliose”. Eravamo abituati a considerare i mezzi di comunicazione “ carte false”, “strumenti di perdizione”,  “costi inutili” ed ora abbiamo imparato anche noi a considerarli “doni di Dio”, ne valorizziamo la forza di comunione, favoriscono lo sviluppo dei popoli – come scriveva, nel 1971,  la nota pastorale  pontificia Communio e progressio. In tante nostre comunità, anche più piccole, è in atto una fantasia della comunicazione: Messe, rosari e via crucis, adorazioni, catechesi, incontri giovanili, incontri ecumenici, cori… in diretta streaming aiutano a sperimentare una comunione spirituale che supera la presenza concreta nello stesso luogo, abituandoci ad andare oltre a chi è seduto vicino, ai fedeli, per raggiungere a casa anche chi è solo, è malato, non crede. I numeri degli accessi si sono moltiplicati e ci hanno fatto sperimentare come il Signore raggiunga veramente “in tanti modi diversi” le persone, dovunque, come ci hanno testimoniato – ad esempio – i milioni di persone che erano con il Papa solo,  a piazza S. Pietro,  durante la Via Crucis: grazie ai meravigliosi strumenti di comunicazione sociale. E sempre grazie a questi strumenti, che hanno imparato finalmente a dare più spazio alle ‘buone notizie’, anche noi abbiamo condiviso il valore e lo stile di medici, infermieri, volontari, l’importanza di un diritto alla salute di tutti, affermato in Costituzione (art. 32), e come eravamo distratti da tante cose meno importanti. I mezzi di comunicazione sociale ci hanno aiutato a capire la debolezza, ma anche l’importanza della politica, quando non cade nella burocrazia, non scade nei luoghi comuni; quando respira dell’Europa e quando riparte dagli ultimi; quando è gestita da uomini preparati, quando diventa finalmente carità. Forse mai come in questi giorni i mezzi di comunicazione sociali ci hanno abituati alla responsabilità sociale, alla partecipazione politica attiva nella città dell’uomo. I mezzi di comunicazione sociale ci hanno accompagnato anche a uno sguardo universale, globale, non fermandoci solo in casa nostra, nel nostro Paese – una tentazione che è ritornata ancora  in questi tempi difficili – ma guardando al mondo, abituandoci al dialogo con il mondo e a condividere con il mondo “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono” (G.S. 1). Mai come in questi giorni abbiamo visto il volto dei poveri e dei sofferenti sui nostri schermi, sulle pagine dei giornali e ci siamo sentiti, come il Buon Samaritano, prossimi in qualche modo a ogni persona colpita dal virus. I mezzi di comunicazione ci hanno aiutato ad apprezzare anche, oltre le parole, la Parola, facendoci ritornare alla lettura e all’ascolto della Parola di Dio – seguendo la Costituzione conciliare Dei Verbum – , a recitare la Liturgia delle Ore senza affanno e insieme, preti e laici e consacrati – come ci ha ricordato la Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilum – richiamandoci il valore di uno dei gesti del sacramento della Riconciliazione talora passati in secondo piano – l’atto di contrizione – e aiutandoci ad andare oltre la comunione materiale del Sacramento dell’Eucaristia per arrivare anche a gustare la comunione spirituale, come il Catechismo ci ha sempre insegnato dal Concilio di Trento ad oggi. I mezzi di comunicazione sociale ci hanno spinto, infine, ad essere più liberi ed essenziali, a ritrovare l’ordine delle cose, a non essere indifferenti anche ai segni  sacramentali più semplici – come il suono delle campane – valorizzando anche la parola e lo stile del dialogo, che dall’enciclica Ecclesiam Suam di San Paolo VI all’esortazione apostolica Evangelii Gaudium di Papa Francesco ha guidato la Chiesa in questi anni ‘meravigliosi e tremendi’: meravigliosi anche per i mezzi di comunicazione sociale, tremendi quando abbiamo chiuso, falsato, abusato di questi mezzi in un mondo malato.

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