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Incontro di preghiera per il Libano, riflessione del Vescovo

Ferrara, S. Maria in Vado, 4 settembre 2020


S.E.Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, l’invito del S. Padre ci ha riuniti insieme, stasera, per pregare per il Libano, a un mese dall’esplosione nel porto di Beirut che ha ulteriormente aggravato la situazione di un Paese già allo stremo.

Ringrazio l’Azione Cattolica per aver organizzato in così breve tempo questo nostro momento di preghiera e ringrazio il nostro fratello Hassan per la disponibilità a una sua testimonianza, che ci renderà partecipi, nella preghiera, delle sofferenze del popolo del Libano, un Paese che soffre da anni, ma che non ha rinunciato alla sua vocazione di paese che ha realizzato una convivenza tra esperienze religiose diverse e che ha saputo accogliere milioni di rifugiati e profughi. La nostra preghiera vuole essere anche un grido, una denuncia per chi non ha voce: uomini e donne, giovani e ragazzi oggi in fuga da case distrutte, che piange vite spezzate, un Paese che non è più una casa comune. La nostra preghiera si unisce alla carità che attraverso la rete della Caritas diventa il segno anche di una condivisione fraterna per la popolazione del Libano. Preghiera e carità sono le due mani con cui ogni cristiano, ogni Chiesa cammina nella fede.

E la Parola di Dio che ci guida questa sera è una pagina da del libro del profeta Isaia che invita a camminare sule vie e i sentieri del Signore. La via del Signore è la via dei Comandamenti che Gesù riassume nel comandamento dell’amore a Dio e al prossimo. La preghiera e la carità sono il segno concreto di una relazione paterna con Dio e di una relazione fraterna con il prossimo. Preghiera e carità sono la via del bene nella duplice direzione verticale e orizzontale. La via del comandamento dell’amore chiede naturalmente – come ci ricorda il profeta Isaia – un cambiamento di stile di vita che rifiuta la violenza, in ogni sua forma., di ogni singolo e di ogni popolo, e che cerca la pace. Uno stile di vita che riconverta anche la nostra economia e non solo il nostro modo di pensare. Il Libano di oggi è una forte provocazione personale e per ogni popolo alla conversione e alla riconversione del nostro stile di vita economico e sociale. “Tutti siamo responsabili di tutti”, come scriveva San Giovanni Paolo II nell’enciclica Sollicitudo rei socialis. L’interdipendenza dei popoli porta all’impossibilità di guardare da un’altra parte, ma a sentire il dovere di costruire una fraternità universale che poggia sulla pace e sul dialogo.

Cari fratelli e sorelle, lasciamoci illuminare dalla luce de Signore nel nostro cammino e preghiamo perché questa luce illumini i passi di chi è chiamato a scelte importanti sul piano internazionale, perché tutelino i Paesi più piccoli e deboli come il Libano di oggi. La Grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione con lo Spirito Santo sia con tutti voi e con i nostri fratelli e sorelle del Libano: e la fiamma della speranza non si spenga anche di fronte a venti di violenza e di morte.

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