• Redazione

In ricordo di Francesco Tumiati, “amante della libertà”: omelia di mons. Perego

Ferrara, Chiesa del Gesù, 17 maggio 2021


S.E. Mons. Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Onorevoli autorità, cari fratelli e sorelle, ricordiamo e affidiamo insieme al Signore il nostro fratello Francesco Tumiati, ferrarese, ufficiale dell’esercito italiano tra i carristi prima e poi partigiano, fucilato dai nazifascisti il 17 maggio del 1944, a soli 23 anni, tra le colline marchigiane. Francesco proveniva da una nota famiglia ferrarese che abitava in via Palestro, la cui storia è stata descritta in maniera affettuosa e simpatica dalla sorella di Francesco, Roseda Tumiati nel libro “La pace del mondo gelatina”, con la prefazione dell’amico di famiglia Giorgio Bassani. Il ricordo di Francesco si unisce al ricordo di tanti giovani che, come Lui, hanno creduto in un percorso di resistenza e di rinnovamento nel nostro Paese, arrivando anche a dare la propria vita pur di non rinnegare i propri ideali di libertà e giustizia e tradire gli amici. Ricordiamo Francesco, unitamente ai suoi familiari, nel centenario della sua nascita, come un altro ferrarese che abbiamo ricordato sabato scorso, Giorgio Franceschini: entrambi animati da una fede e da amore per la Patria che li ha fatti guardare prima con speranza al Fascismo e poi, delusi dalla violenza irrazionale e dalla dittatura fascista, lavorare per gli ideali di libertà, giustizia e pace, e per la democrazia nel nostro Paese.

Ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio, Parola di vita. La pagina degli Atti degli Apostoli ci ricorda il viaggio di Paolo a Efeso, dove amministra il Battesimo e impone le mani su dodici uomini che ricevono il dono dello Spirito. A questa comunità di Efeso, poi, Paolo indirizzerà un’importante lettera dedicata soprattutto alla Chiesa, Corpo di Cristo, popolo formato da giudei e pagani, in cammino verso l’incontro con il Padre. Non esiste una vita cristiana, una vita della Chiesa senza questo sguardo al futuro, senza speranza. La nostra preghiera di suffragio oggi per il nostro fratello Francesco si nutre di questo sguardo al futuro, di questa speranza che nasce dalla fede nel Cristo risorto: una speranza e uno sguardo al futuro che ha animato Francesco e tanti giovani anche ferraresi dopo l’8 settembre del 1943. “Se Cristo non fosse risorto” – ricorda sempre l’apostolo Paolo – vana sarebbe la nostra fede, perché non sarebbe aperta a una vita oltre, non sarebbe un incontro con il Padre, il Creatore, non sarebbe aperta alla speranza. E la speranza – come ricorda un proverbio indiano – è come “una strada di campagna, che si forma perché la gente inizia a percorrerla": la speranza non si costruisce a parole, ma con i fatti, con nuove scelte, gesti anche coraggiosi, come ci insegna la vita e la testimonianza di Francesco, anche per questo insignito della medaglia d’oro al valor militare.

La pagina evangelica ci ricorda che questa nostra fede interpreta il mondo, la storia. La fatica che i discepoli fanno è anche la nostra: fare della fede il criterio di discernimento, di scelta, fare della fede uno strumento di conoscenza. La storia della Chiesa nel nostro Novecento vede questo passaggio importante da una fede che è un tutt’uno con la società a una fede che diventa strumento di discernimento personale, sociale, politico. La Resistenza è una tappa di questa storia che vede protagonisti, in forme diverse, molti giovani come Francesco, “un piccolo soldato”, come lo ha chiamato e descritto la sorella Roseda nel libro a lui dedicato nel 1991, a cui ha fatto seguito il libro del fratello maggiore Gaetano sulla vita e sull’epistolario di Francesco, dal titolo significativo “Morire per vivere”, pubblicato nel 1997. L’impegno per cambiare la società, per costruire il bene comune diventa il segno di una fede operosa, che ha contrastato ogni forma di violenza, di discriminazione. E la dottrina sociale della Chiesa ha accompagnato e illuminato la fede e l’ impegno di tanti giovani, che hanno portato anche a dare la vita per la giustizia, la pace, la democrazia. Il nostro fratello Francesco ha servito con fede questi ideali che hanno costruito la vita sociale e democratica di oggi. E questo servizio all’uomo, creatura di Dio, ha preparato il suo incontro con il Creatore, nel quale ha ritrovato la Vita. Nella fede noi oggi incrociamo la vita di Francesco e la nostra vita, in quella comunione che supera spazi e tempi, perché costruita da Dio e in Dio. E nella fede rivolgiamo la nostra preghiera comune al Signore, perché il nostro fratello Francesco, che vive nella casa del Padre, ci aiuti a vivere in questo nostro mondo considerandolo una casa comune, un luogo dove regalare la nostra vita personale, familiare e sociale alla costruzione del bene comune. Così sia.

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